venerdì, 28 luglio, 2017
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Traviata e i Simpson si incontrano a Chiusi - Orizzonti 2016 fra melodramma e performance di Nicola Arrigoni

"Macadamia nut brittle" di Ricci/Forte. Foto Angelo Maggio "Macadamia nut brittle" di Ricci/Forte. Foto Angelo Maggio

Traviata e i Simpson si incontrano a Chiusi
Orizzonti 2016 fra melodramma e performance
di Nicola Arrigoni

Ci sono festival che sanno raccontare la forza del teatro, sanno valorizzare la comunanza che solo lo spettacolo dal vivo può offrire. Questo è ciò che fa Orizzonti 2016, il festival della arti performative, diretto da Andrea Cigni. E allora – sotto il segno della follia d'amore – può accadere che il teatro fisico e pop di Ricci/Forte con Macadamia nut Brittle possa coniugarsi con la passione d'amore di Violetta ne La Traviata di Verdi, affidata alla regia di Angelica Dettori e alla direzione musicale di Sergio Alapont. Ciò che appare lontano a Chiusi accorcia le distanze e crea l'orizzonte di un fare arte, di un fare musica che contagia e trova il suo senso al di là della singola performance.
Così anche la sola idea di poter produrre un'opera lirica ha in sé l'azzardo di un osare, di un rompere gli schemi, ribadire con forza che osare è possibile e l'orizzonte che ci diamo è quello che ci concediamo con reciproco coraggio. C'è voglia di osare non per affermazione solipsistica, ma per esigenza di comunicare, ovvero di stare insieme, fare massa critica nel condividere il sogno del sipario che s'apre sull'amore impossibile fra Violetta e Alfredo, oppure sull'amore bulimico dei personaggi disperati e tutto corpo di Ricci/Forte.
Allora il contesto scenico della Traviata di Dettori – vincitrice del bando di Festival Orizzonti – è quella di una società pop e al tempo stesso oscura, buia in cui Anna Corvino (applauditissima Violetta), Giuseppe Di Stefano (osannato dalla platea chiusina), Giuseppe Altomare, Romiona Tomasoni, Marta Di Stefano, Didier Pieri, Lorenzo Malagola Barbieri, Raffaele Cirillo, Davide Procaccini si tengono in equilibrio fra contemporaneità e tradizione. Da un lato c'è l'esigenza di interrogare la storia di Traviata secondo i canoni del nostro oggi – si legga l'agire registico – e dall'altro permane forte il fascino di un genere: il melodramma che vince sul tempo e sullo spazio. La fruizione teatrale di Traviata è quanto mai popolare, è la piazza del paese, è lo spazio pubblico restituito alla necessità dell'arte, a quel melodramma che fu e – forse ancora è – il genere teatrale popolare per eccellenza. In questo contesto l'analisi estetica in sé, certe ingenuità e oscurità registiche passano in secondo piano, perché ciò che preme è fornire l'orizzonte di un nuovo scenario, di una nuova arte che sa di antico: lo spettacolo dal vivo che chiede la partecipazione non solo di chi lo agisce, ma anche di che assiste, non spettatore passivo, ma spettatore attivo.
Questa coralità è invocata, cercata, provocata dal bellissimo Macadamia nut brittle di Ricci/Forte con una indimenticabile, assoluta, potente, commovente, sconvolgente wonderwoman: Anna Gualdo, con un corporeo e statuario Giuseppe Sartori che è uomo e figlio, fisico inquieto e carne scarnificata, insieme a Fabio Gomiero e Piersten Leiron, performer di colorata e sudata fisicità. Ricci/forte ci gettano in faccia la nostra solitudine, la ricerca di rapporti sessuali che nello stordimento del corpo riempiano i vuoti dell'anima. Tanti, troppi, soffocanti e stordenti i riferimenti alla comunicazione multimediale, alla tv, alla sua serialità, all'impossibilità di avere vie di fuga dalla realtà, meglio dalla realtà costruita dai sogni, dai bi-sogni instillati dalla società dei consumi, del mainstream. E quelle vie di fuga che i quattro attori indicano all'inizio, sono vie di fuga in realtà impraticabili: ci è impossibile uscire, (s)fuggire dalla nostra condizione di uomini/consumatori. In Maccadamia nut brittle c'è di che restare senza fiato. Alla fine ci si guarda negli occhi e lo sguardo è quello di chi si dice: siamo a questo punto.... Applausi per la prima giornata di un festival che si è aperto sotto i migliori auspici, un festival della arti performative che sa essere laboratorio di pensiero e di pratiche nel contesto definito, chiaro, codificato di quel grande rito laico che è il teatro.

Ultima modifica il Sabato, 30 Luglio 2016 12:32

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