lunedì, 26 giugno, 2017
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CCN BALLET DE LORRAINE - coreografie Mathilde Monnier, William Forsythe, Cecilia Bengolea, François Chaignaud

Ballet de Lorraine in "Devoted" coreografia Cecilia Bengolea e François Chaignaud. Foto Arno Paul Ballet de Lorraine in "Devoted" coreografia Cecilia Bengolea e François Chaignaud. Foto Arno Paul

ROSE-VARIATION
coreografia Mathilde Monnier, musica Ludwig Van Beethoven, Sonata n.17,
eseguita al pianoforte da François-René Duchâble,
scenografia Annie Tolleter, luci Eric Wurtz,
interpreti Amandine Biancherin, Agnès Boulanger, Pauline Colemard, Miriam Rose Gronwald, Laure Lescoffy, Valérie Ly-Cuong, Stella Moretti, Sakiko Oishi, Marion Rastouil, Elsa Raymond, Elisa Ribes, Ligia Saldanha Jonathan Archambault, Alexis Bourbeau, Guillaume Busillet, Matthieu Chayrigues, Justin Cumine, Giuseppe Dagostino, Charles Dalerci, Tristan Ihne, Juan Blas Perez Cardona, Yoann Rifosta, Luc Verbitzky

DUO
coreografia William Forsythe
musica Thom Willems, eseguita al pianoforte da Gleb Malychev
scene, luci e costumi William Forsythe
interpreti Matthieu Chayrigues, Yoann Rifosta.

DEVOTED
coreografia Cecilia Bengolea & François Chaignaud
musica Philip Glass, Another Look at Harmony Part IV
luci Jean-Marc Segalen
interpreti Amandine Biancherin, Agnès Boulanger, Pauline Colemard, Laure Lescoffy, Sakiko Oishi, Marion Rastouil, Elsa Raymond, Elisa Ribes, Ligia Saldanha;
visto al Teatro Grande di Brescia, il 15 marzo 2017

www.Sipario.it, 18 marzo 2017

Rose-variation di Mathilde Monnier, Duo di William Forsythe e la prima italiana di Devoted di Cecilia Bengolea propongono una sorta di ripasso coreografico, un viaggio nella contemporaneità e un assunto: non si può fare danza contemporanea senza una conoscenza reale e pratica della grammatica e della sintassi del balletto classico. Queste sono alcune considerazioni che suggerisce la performance del Ccn Ballet de Lorraine di Petter Jacobsson. Il trittico pone lo spettatore di fronte alla necessità di ribadire con forza l'origine di ogni ricerca, la volontà di rompere i canoni che si fa urgente e stringente solo se si conoscono i fondamentali. In questo senso Rose-variation propone un gioco leggero e cangiante sulle tonalità del rosa, in cui è rosa pure il pianoforte si cui François René Duchable esegue la Sonata n. 17 di Beethoven. La folta compagnia propone, in un crescendo di energia e incisività di movimento, variazioni legate alle figure e passi del balletto classico. Pian piano qualcosa non torna. È come se nello spazio scenico e nel movimento fluido di quelle figure ad un tratto una mano 'irriverente' facesse degli scarabocchi che permettono di andare oltre, che interrompono e tagliano, mettono in discussione la coralità dell'azione coreografica. Così, quasi impercettibilmente ogni tassello di quel coro, ogni danzatore si fa autore, trova la propria individualità e lo fa frangendo e 'scarabocchiando' il movimento, mettendo in crisi la grammatica, cercando invenzioni semantiche che finiscono col farsi invenzioni poetiche. Duo di Forsythe si pone come autorevole conferma di questo discorso legato alla necessità di scardinare da dentro il linguaggio classico. Matthieu Chayrigues e Yoann Rifosta sono un corpo unico che danza, sono figure plastiche in uno spazio astratto, finiscono con essere segni di un danzare che disegna nuove prospettive sulla tavola impercettibile dello spazio. E' come se Petter Jacobsson avesse voluto appoggiarsi ad un'auctoritas, dando forza alla ricerca del Ballet de Lorraine, inserendola nella grande scuola contemporanea che ha avuto fra i suoi giganti rivoluzionari proprio Forsythe. Come dire la consapevolezza della ricerca nasce e si sviluppa se sostenuta da un altrettanto radicata conoscenza della tradizione. In Devoted di Cecilia Bengolea a fondersi sono proprio sperimentazione e tradizione. Le punte e il loro utilizzo destrutturato, i movimenti 'classici' sono costruiti su una ripetitività d'azione che li rende ritmo, segno in dialogo con l'alienante musica di Philip Glass. Assistendo a Devoted il riferimento naturale – forse scontato – va alla sperimentazione di Lucilda Childs, alla sua danza ossessiva e minimale in cui ad essere scandagliato è il senso del tempo e dello spazio. Le danzatrici occupano e disegnano lo spazio con ripetitiva precisione geometrica, portano all'estrema conseguenza l'abc della classica. In questo senso le scarpette a punta non poggiano più per terra, ma disegnano equilibrismi nello spazio, il movimento si fa articolato e disarticolato, l'armonia è tutta nella scomposizione cubista e nella dinamicità futurista di un danzare meccanico e ossessivo in cui non c'è umanità, ma solo meccanica dei corpi. Il trittico portato in scena dal Ballet de Lorraine ha il pregio di sollecitare una riflessione sui codici, di offrire una sorta di condivisa seduta di autocoscienza che chiama in causa l'ansia del nuovo della contemporaneità e il peso di una tradizione che esiste, persiste e con cui è giusto fare i conti. Si potrebbe dire che i danzatori del Ballet de Lorraine hanno dimostrato di 'recitare' ovvero di sapere con consapevolezza usare la grammatica tersicorea, ribadirne la forza linguistica, mettendo alla prova la sua tenitura semantica, il tutto in un contesto di acclarata tradizione dell'innovazione o della ricerca del contemporaneo. L'esito di tutto questo è forse la presa d'atto che oggi anche la danza contemporanea non può che considerarsi un classico con i suoi codici, le sue varianti, i suoi punti di riferimento storici ed estetici.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Marzo 2017 21:47

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