sabato, 26 maggio, 2018
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GISELLE - ripresa coreografica di Yvette Chauviré

Maria Eichwald e Claudio Coviello in "Giselle". Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala. Maria Eichwald e Claudio Coviello in "Giselle". Foto Brescia e Amisano Teatro alla Scala.

Balletto in due atti di Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges da Théophile Gautier.
Coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot. Ripresa coreografica di Yvette Chauviré.
Musica di Adolphe Adam. Scene e Costumi di Aleksandr Benois rielaborati da Angelo Sala e Cinzia Rosselli.
Con: Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Natalia Osipova, Sergei Polunin, Maria Eichwald, Claudio Coviello, Vittoria Valerio, Antonino Sutera, Lusymay Di Stefano, Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev.
Produzione Teatro alla Scala. Orchestra del Teatro alla Scala. Direttore: Patrick Fournillier.
MILANO, Teatro alla Scala, dal 2 al 17 aprile 2015

www.Sipario.it, 25 aprile 2015

I diversi sentieri di un sentimento purissimo

"Quando danzavo, la mia ossessione era quella di far dimenticare la carnalità dei piedi... sempre troppo umani, ai quali bisognava dare l'apparenza di un respiro. Per l'interprete, la misteriosa e fremente difficoltà di essere a un tempo umana e puro spirito s'impone come una sfida, ma la esalta anche a vincere l'impossibile".
Rispolverare le preziose testimonianze di coloro che frequentarono a lungo gli impegnativi ma prolifici territori del balletto classico - come nel caso di Yvette Chauviré, citata sopra - costituisce un guadagno considerevole al fine di indagare i plurimi aspetti dei più grandi titoli del repertorio e i loro rilevanti movimenti nel tempo.
Volgendo lo sguardo alle vicende storiche di Giselle alla Scala è bene ricordare, infatti, che dopo un lungo oblio durato cento anni il balletto tornò sul palco del Piermarini proprio grazie all'étoile francese che il 31 dicembre del 1950 presentò la sua realizzazione coreografica del titolo firmato da Jean Coralli e Jules Perrot. Una versione tradizionale, questa, assiduamente riproposta negli ultimi anni sia nei cartelloni scaligeri che nelle fortunatissime tournée estere e capace di squadernare pienamente quel fulcro del balletto ricordato da Yvette Chauviré: le emblematiche e poetiche visioni coreutiche della suggestiva leggenda slava delle Villi, giovani spose morte prima delle nozze.
Tornata con innegabile successo per dodici repliche, anche questa Giselle può contare sulla consolidata tradizione scaligera dell'avvicendamento di grandi stelle del balletto: consuetudine che non cessa di deliziare le acute scelte degli spettatori più esigenti.

Una solida partnership artistica che dal 2009 ripropone accortamente la tenerezza di una tragica storia d'amore è quella formata da Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. I beniamini dei ballettomani, nell'indubbio e vivace sfolgorio tecnico, seguitano a scandagliare questo capolavoro romantico scrutandone la genuina gaiezza dei primi timidi afflati amorosi, gli sviluppi di un insoffribile inganno e i laceranti dolori dell'anima innamorata.
Se per un verso l'étoile ucraina pennella una Giselle dai floridi e briosi tratti innocenti, attraversando la scena della pazzia con i brutali e spettrali presagi che la investono, per altro verso il duca di Slesia che regala Roberto Bolle gode di una destra modulazione interpretativa cristallizzata nell'equilibrato afflato d'amore ieraticamente manifestato nel composto dolore del secondo atto. L'incedere che le due étoiles conferiscono al lirismo lunare conseguente alla morte di Giselle guadagna perfetta manifestazione nel grand pas de deux finale che eterna l'ideale romantico in un inappuntabile sodalizio artistico.

A questa robusta intesa segue, per due repliche, una inedita proposta che vede il coinvolgimento di altri due artisti di assoluto rilievo: Natalia Osipova, per la prima volta impegnata alla Scala nel ruolo che fu di Carlotta Grisi, e Sergei Polunin, alla sua prima e attesissima apparizione scaligera. Acclamatissimi nei più importanti palcoscenici internazionali, con loro ci si inoltra in un itinerario volto a svelare la storia d'amore di Giselle e Albrecht seguendo i profili della preponderante originalità. Se netto, particolare, insolito e vividamente vissuto è il registro interpretativo che la Osipova conferisce alla sua Giselle - di grande impatto emotivo il suo inesorabile avvicinamento alla morte -, licenzioso appare l'accostamento alla canonica ossatura coreografica restituita con portentosa possanza tecnica.
Il ruolo di Albrecht con Polunin rivive nell'intimo tratteggio emozionale - che in nessun momento lambisce l'ostentazione - strutturato in una tecnica poderosa capace di guadagnare un degno epilogo nei potenti entrechats six della coda.

Nella lunga serie di Giselle un ulteriore debutto ci consente di ammirare una paradigmatica immagine della giovane e sfortunata contadina grazie ad un'interprete che non di rado ritroviamo nei cartelloni scaligeri: Maria Eichwald.
Nella sua minuta e delicata fisicità e nella sua superlativa interpretazione si fa esperienza del solenne candore e della perfetta trasposizione scenica dei moti dell'anima romantica; azione, questa, che non può prescindere da quella fine consapevolezza che dovrebbe incorniciare ogni avvicinamento a questo noto titolo del balletto.
Serietà, oculatezza, fedeltà e un pensiero reiteratamente elaborato campiscono la Giselle di Maria Eichwald che trae continuo vigore da ogni candido anelito magistralmente estrinsecato nella figura dell'arabesque. In essa, e nella sua nitida definizione incorniciata da braccia delicatissime, immateriali e mirabilmente allungate, quest'artista ospite rievoca nell'empirica pienezza la preziosa iconografia romantica.
Al suo fianco il giovanissimo Claudio Coviello, primo ballerino del Teatro alla Scala, esplora ancora una volta questo ruolo che in illo tempore gli consentì di palesare i plurimi domini del suo talento e che oggi restituisce con apprezzabile risolutezza. Con aggraziata armonia Eichwald e Coviello per due repliche danno vita ai due opposti piani del balletto cogliendone la costitutiva diversità.

Un corpo di ballo in forma e le valide performance di Nicoletta Manni nel ruolo di Myrtha, Alessandra Vassallo e Walter Madau nel passo a due dei contadini e Vittoria Valerio nel regno delle Villi contornano questa amatissima produzione che ci si augura possa continuare a trovare spazio nelle prossime programmazioni scaligere in quanto dono di pregio da tutelare.

Vito Lentini

Ultima modifica il Sabato, 25 Aprile 2015 22:42

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