venerdì, 29 maggio, 2020
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Evento: Fondazione Teatro della Toscana - Roberto Sturno legge "La crociata dei ragazzi" di Bertolt Brecht. -di Pierluigi Pietricola

Roberto Sturno Roberto Sturno

Sipario chiuso su tutti i palcoscenici d’Italia da più di un mese. E chissà per quante settimane ancora andrà avanti questa situazione di rigore estremo. Come salvare l’arte, la cultura, la magia del trucco e l’anima – per ricordare un bellissimo libro di Angelo Maria Ripellino – che promana dalle scene e scende in platea? Il web ci aiuta. Ed è grazie a internet che l’arte del verosimile ancora riesce ad incantare, dandoci l’illusione – seppur attraverso schermi grandi o piccoli – di essere seduti su una poltrona ad applaudire interpreti in carne ed ossa. E sempre grazie alla rete, è possibile tornare a gustare – seppur nel breve spazio di pochi versi – il genio di Bertolt Brecht nella sua poesia in trentacinque strofe, senza rima, La crociata dei ragazzi.

Scritto nel 1942 (siamo in piena Seconda guerra mondiale), ma ambientato nel 1939, il componimento racconta la storia di bambini che decidono qualcosa di bizzarro: mettersi in marcia alla ricerca della pace in una terra promessa. Quale sia la meta non ci è dato sapere. Brecht, da grande scrittore qual è, volutamente non la nomina. Mentre, invece, evoca tutto il crimine di chi ha causato questo conflitto e, di conseguenza, le sofferenze patite da fanciulli innocenti. I quali attuano una sola protesta, non violenta ma intelligente: fuggire gli orrori dei conflitti e ritrovare una condizione che sia realmente, autenticamente umana.
Spunto per quest’opera in versi è probabile che Brecht lo individuò in un evento storicamente accaduto attorno al 1212 e che ha per protagonisti cinquantacinque bambini che attraversarono l’Europa occidentale per giungere in Terra Santa. Nelle mani del nostro drammaturgo, applicando in pieno la sua lezione sui classici – bandire gli stilemi falsi e vuoti a favore dell’aspetto umano in tutta la sua verità –, questo lacerto di realtà assurge a metafora artistica universale della distanza del potere dal popolo, magnificandone l’aspetto freddo e cinico le cui conseguenze vengono subite, mai decise, da coloro che non si oppongono – con intelligenza, come Matti contro il suo signor Puntila – a chi li tiranneggia.
Molto bravo Roberto Sturno. Adottando un tono straniato, che rappresenta i versi senza immedesimarvisi prestando loro sentimenti, la sua lettura de La crociata dei ragazzi ha riassunto le caratteristiche principali dell’estetica di Brecht, secondo la quale divertendo il teatro non può esimersi dall’analizzare e dal rendere il pubblico consapevole di ciò che gli si agita intorno.
Una consapevolezza di cui, proprio ora, si ha più bisogno. Come c’è bisogno di arte. Soprattutto quando si vivono tempi duri e difficili. È un’esigenza dell’essere umano quella di nutrire spirito e ragione. Anzi: verrebbe da dire che c’è bisogno più di arte che di informazione. Perché, ci ricorda Brecht, solo l’arte può gettare una luce sul mondo così rischiarando una notte a causa della quale le pecore nere difficoltosamente riescono a distinguersi da quelle di colore bianco.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Martedì, 14 Aprile 2020 11:16

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