lunedì, 18 gennaio, 2021
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NATALE IN CASA CUPIELLO – Regia di Edoardo De Angelis. -di Valerio Manisi

"Natale in Casa Cupiello", regia Edoardo Da Angelis "Natale in Casa Cupiello", regia Edoardo Da Angelis

NATALE IN CASA CUPIELLO – Regia di Edoardo De Angelis
con Sergio Castellitto, Marina Confalone, Adriano Pantaleo, Tony Laudadio,
Pina Turco, Alessio Lapice, Antonio Milo

fotografia Ferran Paredes Rubio
montaggio Lorenzo Peluso
musiche Enzo Avitabile
scenografia Carmine Guarino
regia di Edoardo De Angelis
liberamente tratto dalla commedia “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo

“Il punto di arrivo dell'uomo è il suo arrivo nel mondo, la sua nascita! Mentre il punto di partenza è la morte che, oltre a rappresentare la sua partenza dal mondo, va a costituire un punto di partenza per i giovani”, parole di Eduardo.
Ed è proprio sulla base di questo concetto, che la gestazione e l’evoluzione delle opere di Eduardo De Filippo, per volontà di Eduardo stesso, non sono mai state negate alle loro “reinterpretazioni”. Con una prerogativa però: rispettare sempre il pensiero alla base del testo che il grande drammaturgo napoletano ha voluto porre nelle sue commedie.
Quindi: questo “Natale in casa Cupiello” di De Angelis? Caspita, era ora!
Ben venga il “tumulto” nato per mezzo di questa riproposta televisiva. Perché la commedia in questione, inutile negarlo, è spesso stata associata alla “farsetta prenatalizia”. Ma adesso (anche) basta! Era ora che qualcuno entrasse nella vera potenza del testo, oltre le purtroppo (ormai) stereotipate frasi: “te piace ‘o presepio”, “Cuncè? Fa freddo fuori?”, “tua madre non serve”, la scena della letterina, del capotto, delle scarpe, ecc. ecc. ecc. “Natale in casa Cupiello” è molto altro: disperazione, rassegnazione, sofferenza, distruzione umana e sociale, disabilità, incomprensione.
Ma andiamo per ordine!
La “gestazione” di un’opera e l’evoluzione della stessa è sempre stata alla base della grande e sempre attuale drammaturgia del monumentale Eduardo De Filippo. Altrimenti non sarebbe universale e immortale così com’è. Un’evoluzione continua al di là di ogni interpretazione e riproposta. “Natale in casa Cupiello” stessa, infatti, è diventata quella che è solo nel ’43, nata come atto unico nel ’31, ben dodici anni prima. La frase “te piace ‘o presepio” pare sia stata intuizione di Peppino. “Napoli milionaria”, per esempio, divenne opera lirica del ’77 per mano di Nino Rota, e la celebre frase “adda passà 'a nuttata” (addirittura) sparì del tutto con la complicità di Eduardo che fu firmatario del libretto. In fine (ma non per ultimo), non dimentichiamo che nell’edizione televisiva del ’59 di “Chi è cchiù felice 'e me”, Eduardo stesso, volle una “non napoletana” come Valeria Moriconi nel ruolo di Margherita, parte che fu di Titina e scritta appositamente per lei. La Moriconi fu anche Ninuccia in una delle edizioni teatrali di “De Pretore Vincenzo”.
Ed ecco che giunge, quindi, il nome di Sergio Castellitto: un “non napoletano” chiamato dal regista a interpretare e stravolgere Luca Cupiello, della quale conserva solo il nome e l’idea della sua storia eduardiana. Da questo momento in poi Eduardo scrittore e attore non c’entra più. La sua opera diventa immortale e intoccabile, e quella di De Angelis diventa un’altra cosa: un altro lavoro, un’altra opera d’arte (bella o brutta che sia) un'altra struttura; per l’appunto: una nuova interpretazione, della quale Castellitto ne entra a far parte esclusivamente perché bravissimo attore.
Sia ben inteso: non parliamo di un “capolavoro”! Nemmeno di un’opera totalmente riuscita! Appaiono diverse convenzionalità (tipo la presunta dipendenza dall’alcol di Concetta) o il militare nelle scale con una “probabile” prostituta che dovrebbe riportare alla “Napoli milionaria” o a “La pelle” di Malaparte, che però non appartengono agli anni ’50, così come dichiarato essere il periodo di ambientazione dell’opera.
Probabilmente, lo stesso Castellitto, nonostante sia stato bravissimo e originale, senza imitazioni come moltissimi tendono a fare in teatro, ha sentito sulle spalle il peso di questo enorme personaggio, reso ancor più pesante dalla meticolosa analisi alla quale è stato sottoposto (soprattutto dai napoletani) appena finita la trasmissione in TV. Un Castellitto alla quale pare, forse, a volte, sfuggire di mano il personaggio, con urla e scatti di nervi improvvisi spesso non giustificati. Così come il racconto dei “fagioli”: così interpretato poco fa emergere la tragica e semiparalizzata condizione di salute di Luca Cupiello.
Bravissima Maria Confalone, unica vera figlia del Teatro di Eduardo presente nel cast, già moglie di Pastorelli dell’edizione televisiva del ‘77 e già diretta da De Angelis nel film “Il vizio della speranza” nel 2018.
Il resto del cast è stato selezionato davvero con cura e personalità, in particolare nella contrapposizione creata tra Ninuccia Cupiello (Pina Turco) e Nicola Percuoco (Antonio Milo), che rendono bene il divario caratteriale e generazionale tra i due, imposto dalla famiglia Cupiello. Bravo, elegante e sempre misurato Tony Laudadio, anche lui liberamente distante dallo stile eduardiano e dal celebre Pasquale Cupiello che fu del grande Gino Maringola.
Il famoso Tomassino, invece, è stato affidato ad Adriano Pantaleo, uno degli scolaretti di “Io speriamo che me la cavo” di Lina Wertmüller, rivelatosi adatto nel ruolo con una interpretazione significativa e sofferente, che ci fa intendere la condizione psichica e incompresa di un ragazzo vittima dall’imposizione stereotipata e tradizionalista del padre. In alcuni momenti, però, il personaggio, anche qui, si perde in atteggiamenti contraddittori; si potrebbe dire: quasi come Castellitto.
La regia, quasi tutta retta (non a caso) su l’uso della camera a mano, comunica bene fermenti, tribolazioni e tensioni della famiglia. Tanti piani sequenza s’intrecciano tra recitazione serrata e la contorta scenografia, che sale e scende nell’edificio scelto per le riprese, lasciando però solo all’intuizione la conformazione dei luoghi … soprattutto per chi conosce gli ambienti indicati nell’opera teatrale.
La scenografia non manca nel raccontare i particolari, anche se alcuni sono davvero azzardati e in alcuni casi posizionano approssimativamente lo stato sociale della famiglia, tra un muro vistosamente stonacato e una fiamma di fornello surreale; come surreale è un esterno sempre buio e nevoso, in qualsiasi orario della giornata. Ma questo probabile sia un “omaggio” alla natura originaria dell’opera, quella teatrale.
Le musiche “pare” siano di Enzo Avitabile. “Pare” perché se non ce lo avessero comunicato probabilmente non ce ne saremmo nemmeno accorti. Per fortuna che c’è quel bellissimo brano sul finale a ricordarcelo, “E duorme stella”.
In conclusione, questa versione Tv di “Natale in casa Cupiello” rappresenta una degna conferma del pensiero eduardiano: è uno di quei famosi “punti di partenza” che il maestro napoletano ci ha concesso. Che entra a pieno in quello che parecchi in Teatro hanno distrutto, pensando solo alla parte farsesca di questa celebre commedia natalizia.
Al netto di ogni “commento”, l’amore incommensurabile per la quiete e la tranquillità familiare tanto cercata con passione e affanno dal povero Luca Cupiello, resta alla base di De Filippo quanto di De Angelis. La ricerca infinita di quell’antico presepe, di quella sacra famiglia. Ma è d’obbligo però precisare in conclusione che “Eduardo è sempre Eduardo”. Su questo non si discute! Da lui si parte. Ma guai a tentare di arrivarci!

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Gennaio 2021 10:35

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