venerdì, 04 dicembre, 2020
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L'ARENA DI VERONA 2020 - IL REQUIEM DI MOZART PER LA PRIMA VOLTA ALL’ARENA. -di Federica Fanizza

L'Arena di Verona 2020. Foto di Evvevi @ArenadiVerona L'Arena di Verona 2020. Foto di Evvevi @ArenadiVerona

IL REQUIEM DI MOZART PER LA PRIMA VOLTA ALL’ARENA
Messa di Requiem in re minore K 626 di W. A. Mozart
Direttore d'orchestra Marco Armiliato
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Maestro del Coro Vito Lombardi
Soprano Vittoria Yeo
Mezzosoprano Sonia Ganassi
Tenore Saimir Pirgu
Basso Alex Esposito
In collaborazione con CONFINDUSTRIA Verona
Dedicato a tutte le vittime veronesi del Covid-19
Verona, Anfiteatro dell'Arena, 31 luglio 2020

Un rito civile di memoria affidato al Requiem mozartiano

Per la prima volta in assoluto hanno risuonato nell'Anfiteatro veronese le note del Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Kv 626, ultimo numero del suo catalogo musicale, capolavoro interrotto dalla prematura morte del compositore e completato dall’allievo Franz Xaver Sűssmayr sulla base degli appunti stessi appunti del genio salisburghese. Dalla prima esecuzione nel 1793 il Requiem è entrato stabilmente nel repertorio sacro e da concerto, diventando pietra di paragone per tutti i compositori successivi. Il cast della serata guidati dal maestro Marco Armiliato, alla guida dell’Orchestra areniana e del Coro preparato da Vito Lombardi, era composto dal soprano Vittoria Yeo, dal mezzosoprano Sonia Ganassi, insieme al tenore Saimir Pirgu e al basso Alex Esposito. Suscita sempre un fascino questa “messa da morto” mozartiana, al di là della cifra musicale strettamente intesa, per quell'alone di mistero che circonda la sua genesi e dalle varie narrazioni che da questo stesso mistero sono scaturite. Fascino e mistero della vita e della morte se, a maggior ragione, il Requiem di Mozart viene inserito in una situazione dedicata a onorare le vittime veronesi della pandemia. Non si è trattato, quindi di assistere ad una esecuzione di un normale concerto, ma si è percepita la sensazione di aver preso parte ad un “rito civile”. In questa occasione come in quella per l'esecuzione del Requiem di Gaetano Donizetti al Cimitero Monumentale di Bergamo poche settimane passate, alla musica viene affidato il messaggio universale di un rituale catartico di liberazione dal dolore collettivo, riconquistando, quindi, la sua funzione di esprimere e dare corpo a sentimenti collettivi. Rito politico, per l’occasione in collaborazione con Confindustria Verona, alla presenza dei sindaci della provincia di Verona, del Sindaco di Verona e del Vescovo della diocesi scaligera, ma la musica ha amplificato quel sentimento di sofferenza condivisa affidato non a parole di circostanza ma ad un linguaggio universale. Ha assistito un pubblico di vicinanza, quindi per un evento di celebrazione civile, situazione che ha contribuito ad un certo rimescolamento di spettatori che comprendeva parenti delle vittime, appassionati melomani, pochi turisti, offrendo un colpo d'occhio di un abbassamento generale dell'età del pubblico rispetto agli standard a cui si è abituati nelle stagioni tradizionali areniane, senza trascurare una sobria eleganza. Produrre il Requiem nell'Arena adattata alle disposizione sanitarie non deve essere stata impresa facile. Se i solisti hanno avuto buon gioco nel trovarsi nella posizione di prassi in faccia al direttore con dietro l'orchestra, non si può dire che il coro, collocato ai lati dell'cavea dell'anfiteatro, elemento portante di tutta la composizione si sia trovato in una posizione favorevole. Bravo il direttore Marco Armillato che ha saputo gestire in modo ottimale l'esecuzione. Trovando il senso dell'antica coralità polifonica barocca ha cercato di creare la giusta distanza sonora tra le sezioni dell'orchestra dilatando il più possibile i passaggi tra coro e orchestra specie nei fugati del Kyrie e del finale Lux Aeterna che sono stati scanditi con ritmica polifonica, senza perdere di vista l’equilibrio tra orchestra e coro. Magistrale è stata la preparazione del coro dell'Arena condotta da Vito Lombardi venutosi a trovare in una situazione difficile sia per la lontananza dalla visione del gesto direttoriale che dal percepirsi tra elementi visto il loro distanziamento fisico riuscendo a definire la spazialità timbrica delle parti corali; precisi i solisti, Vittoria Yeo, Sonia Ganassi, Saimir Pirgi, Alex Esposito, nei loro inserimenti. Suggestivi i giochi di luci proiettati nel cielo e sulle gradinate che hanno contribuito a dare volume agli spazi vuoti non utilizzati. A conclusione un grande abbraccio del pubblico che ha voluto con i suoi applausi e chiamate alla ribalta riunire nel ricordo la memoria degli assenti e i protagonisti dell'evento, conquistandosi un fuori programma con l’Ave verum Kv 618 con Lacrimosa e Dies irae, momenti corali più intensi del Requiem.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Giovedì, 06 Agosto 2020 08:07

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