lunedì, 28 settembre, 2020
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Festival in una notte d’estate di Lunaria Teatro 2020: "L'Uomo che piantava gli alberi", con Gisella Bein. -di Gabriele Benelli

"L’uomo che piantava gli alberi", disegni realizzati dal vivo da Monica Calvi "L’uomo che piantava gli alberi", disegni realizzati dal vivo da Monica Calvi

L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI
di: Jean Giono
Interprete: Gisella Bein
Disegni realizzati dal vivo da: Monica Calvi
Produzione: Assemblea Teatro Torino
Genova, Piazza San Matteo, 13 agosto 2020

L’Assemblea Teatro di Torino ritorna ospite di Lunaria Teatro per la rassegna estiva Festival in una notte d’estate. Dopo Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa, da un testo di Luis Sepúlveda, quest’anno è il turno de L’uomo che piantava gli alberi. Cambia il testo e l’autore, in questo caso si tratta di Jean Giono, ma non cambia la drammaturgia dello spettacolo, che vede Gisella Bein nel ruolo di narratrice – lettrice e Monica Calvi nel ruolo di disegnatrice dal vivo delle vicende narrate. Non cambia, questo è il dato più importante, il diletto e la dolcezza dello spettacolo. Così come era accaduto per lo spettacolo ospite della passata rassegna, anche L’uomo che piantava gli alberi si distingue per una impostazione dal gusto popolare e intimo. Le due artiste in scena offrono uno spettacolo dove la parola e l’immagine procedono parallele supportandosi l’un l’altra e traendo giovamento reciproco. Gisella Bein è centrale nella scena e catalizza immediatamente l’attenzione e l’ascolto, mentre Monica Calvi tesse con sabbia, rami e foglie le meravigliose trame visive del racconto che ha come fulcro l’immagine di Elzéard Bouffier. La scelta del testo e l’utilizzo dei materiali naturali ha un immediato aspetto ecologico, ma sono più solidi ancora i sottotesti che vengono esposti dal racconto e dallo spettacolo. La voce di Gisella Bein ottimamente si adatta alla narrazione di Jean Giono e risuona in scena suadente e arricchita da un’ottima scelta nel ritmo e nelle pause. L’attrice dischiude agli occhi del pubblico la stessa sorpresa che accompagna il narratore nell’incontro e nella conoscenza dell’immagine placida e resiliente di Elzéard Bouffier. A questa si fonde l’arte di Monica Calvi, che tratteggia con le dita e la sabbia quelli che appaiono come i fondali di questi atti. Questo connubio è sorprendente nel trasportare artiste e pubblico in una dimensione sospesa, quasi che il racconto diventi esperienza sensibile condivisa. In questi momenti voce e disegno raggiungono insieme uno stato dolcemente ipnotico, dove il pubblico ricalca i passi della narrazione. In questo calibrato flusso emozionale si dispiega l’importanza del messaggio del testo letterario e scenico, quando agli occhi del narratore e del pubblico Bouffier assurge all’altezza di un simbolo di determinazione, resistenza e coscienza delle possibilità e dei limiti dell’uomo, essere naturale, nei confronti della Natura stessa. Bouffier è l’incarnazione della volontà e della pazienza, troppo spesso trascurate, dell’uomo che può farsi creatore e portatore di nuova vita e felicità. È questo il dono che ci offre L’uomo che piantava gli alberi nella sua trasposizione scenica, che presenta la regola d’oro del messaggio di Jean Giono. Il racconto di Gisella Bein e Monica Calvi conserva il ritmo naturale e originale del testo, abbassandone ogni tanto il flusso ma attente a non interromperlo mai. Le musiche che accompagnano lo spettacolo sono molto appropriate nella scelta di suoni naturali e musiche particolarmente eteree, mentre risulta poco idonea la scelta di alcune musiche slow rock. Molto commovente il finale del testo, dove l’immagine di Elzéard Bouffier appare un’ultima volta per quasi fondersi con la natura, con il suo stesso creato e con questa sua importante testimonianza.

Gabriele Benelli

Ultima modifica il Sabato, 15 Agosto 2020 17:10

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