lunedì, 28 settembre, 2020
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TIR - Teatro In Rivoluzione, rassegna del Teatro Nazionale di Genova 2020: "Elena", con Elisabetta Pozzi, regia Andrea Chiodi. -di Gabriele Benelli

Elisabetta Pozzi in "Elena", regia Andrea Chiodi Elisabetta Pozzi in "Elena", regia Andrea Chiodi

ELENA
di: Ghiannis Ritsos
Versione italiana di: Nicola Crocetti
Regia: Andrea Chiodi
Interprete: Elisabetta Pozzi
Musiche: Daniele D’Angelo
Costumi: Ilaria Ariemme
Disegno luci: Marco Grisa
Produzione: Centro Teatrale Bresciano
Genova, Piazza della Vittoria, 16 agosto 2020

Il T.I.R., Teatro In Rivoluzione, del Teatro Nazionale di Genova ritorna nel capoluogo ligure con uno spettacolo di particolare interesse. Dopo l’elegante divertimento offerto da Bastiano e Bastiana è il turno di Elena, interessante rilettura del personaggio epico da parte del poeta greco Ghiannis Ritsos. Elisabetta Pozzi, una delle maggiori artiste teatrali italiane, è chiamata ad impersonare il celebre personaggio e a dargli voce e carattere. La regia di Andrea Chiodi, colta ed espressiva, lavora su questa rilettura per presentare Elena, personificazione della bellezza che si fa oggetto del desiderio, come il ricordo di una bellezza oramai perduta. L’Elena di Ritsos è una vedette oramai anziana che si aggira all’interno di un night club deserto e trascurato. Elena e l’ambiente in cui si muove sono speculari nella desolazione visiva e psicologica. Solo la musica, il tappeto sonoro fornito dal pianoforte e dalla chitarra di Daniele D’Angelo, la tiene in vita aiutandola a riportare alla mente stralci della gloria e della bellezza oramai sfiorite. Quella che viene eseguita è una musica da ballo sulla quale nessuno balla più. La narrazione di Elena si dipana nel racconto ad un misterioso visitatore, assente sulla scena, e stravolge i tipici lineamenti gloriosi, parlando di un mondo che si nutre ora di imbruttimento. L’attrice impersona un’Elena non più giovane, in preda ad una leggera ebbrezza ed una profonda delusione, capace di ridere e commuoversi senza però provare vere emozioni. Il personaggio conserva solo alcuni bagliori della bellezza di una volta, che si sforza di trattenere quanto più gli è possibile. Elisabetta Pozzi incarna Elena con bravura e trasporto, alternando gli stati d’animo di un personaggio travagliato, capace di suscitare ammirazione e tenerezza. Il testo di Ritsos è impegnativo, ma nell’interpretazione della Pozzi risalta innanzitutto come il lavoro geniale e lacerante che è. Questo aspetto risalta molto bene nella lettura in scena di un brano del III canto dell’Iliade, nel quale Paride e Menelao lottano per Elena e dove lei riconosce il punto più alto della sua vicenda, in cui la sua bellezza ed il desiderio di conquistarla quasi la elevano alla grandezza di una dea. La pièce di Ritsos, la regia di Chiodi e l’interpretazione della Pozzi ce la presentano come un personaggio sospeso tra un glorioso passato e un triste presente, in equilibrio tra antico e moderno. Il gioco fra testo, regia ed interpretazione convince gli spettatori, soprattutto quelli che sanno cogliere i passaggi chiave dell’epica omerica. Lo spettacolo è apprezzabile perché evidenzia nella perdita della bellezza e della giovinezza della protagonista l’imbruttimento di una società che si richiude su sé stessa, incapace come è oramai di recuperare i valori sui quali si fondava.

Gabriele Benelli

Ultima modifica il Mercoledì, 19 Agosto 2020 09:44

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