sabato, 26 settembre, 2020
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TODI FESTIVAL 2020 - "Enrico IV – A scuola di re" con Andrea Pennacchi. -di Pierluigi Pietricola

Andrea Pennacchi in "Enrico IV – A scuola di re". Foto Marianna Fornara Andrea Pennacchi in "Enrico IV – A scuola di re". Foto Marianna Fornara

Enrico IV – A scuola di re
Debutto nazionale
Liberamente ispirato a William Shakespeare
Di Andrea Pennacchi
Con Andrea Pennacchi, Jenni Lea Jones, Riccardo Gamba
Musiche dal vivo di Giorgio Gobbo
Produzione Teatro Boxer
Todi Festival 2020, Teatro Comunale 4 Settembre 2020

Che vuol dire ispirarsi a un classico: tradire in piena libertà, sia nella forma che nel contenuto, ciò che esso propone ai suoi fruitori? Oppure, secondo la lezione di Brecht – in un equilibrio, cioè, di scrupolosa fedeltà e anarchia –, di farlo dialogare coi tempi che viviamo? Se si sceglie la seconda via – certo la più complessa ma anche di gran lunga più entusiasmante – è all’umano che bisogna porre attenzione, ai soggetti che popolano la pièce teatrale e alle loro azioni. In particolare, a ciò che queste ultime innescano, quale il grande meccanismo che viene messo in movimento.
Nell’assistere allo spettacolo Enrico IV – A scuola di re viene da ripensare a questa querelle fra antico e moderno, classico vs contemporaneo. Andrea Pennacchi, protagonista nonché curatore di tutta l’operazione drammaturgica, ha immaginato di ambientare l’opera di Shakespeare non in teatro – come tradizione vorrebbe – bensì in una radio. E quindi ci si trova a cospetto di un radiodramma: escamotage simpatico e arguto per dar vita ad un lettura spettacolizzata, certamente meno rigida e che consente più libertà interpretative e di movimento dal punto di vista attoriale. In uno scenario che raffigura molto bene il tipico contesto radiofonico, i tre interpreti principali – il già menzionato Pennacchi, Riccardo Gamba, Jenni Lea Jones – accompagnati con le musiche dal vivo da Giorgio Gobbo, ripercorrono a modo loro, in un pot-pourri di narrazione e interpretazione, il percorso formativo e di vita del giovane Enrico V, figlio di Enrico IV – sovrano non amato né stimato –, che prima di vestire i panni del saggio regnante, preferisce fuggire dalla corte di suo padre, mettersi sotto l’ala di Falstaff e vivere una vita godereccia e all’insegna dell’anarchia. Ad unire i vari frammenti dell’opera di Shakespeare, delle interpolazioni scritte dallo stesso Pennacchi in lingua veneta – non troppo marcata a dir la verità – che dovrebbero, verosimilmente, rendere moderno il classico shakespeariano.
Un Enrico IV che nulla aveva dell’originale, salvo qualche battuta. Quindi neppure una libera interpretazione tratta dall’opera del nostro poeta. Operazioni simili che cercano protezione sotto il nome di un lavoro celebre, in realtà figurerebbero meglio se si presentassero per ciò che sono: inediti con citazioni tratte da questa o quell’altra opera.
Nonostante gli immani limiti posti da una drammaturgia poco curata e non approfondita, per non parlare dell’atmosfera generale da “collettivo universitario” di tutto lo spettacolo, hanno spiccato le doti attoriali di Riccardo Gamba, la cui capacità di modulazione vocale è stata notevole. Il suo Enrico V – detto Hal – aveva dello scapestrato ma anche dell’umano, del giovane furbacchione e dell’uomo maturo. Il tutto giocato con consapevolezza dei mezzi interpretativi.
Peccato che lo spettacolo, non male ma di sicuro neppure eccelso, non sia stato all’altezza di offrire una approfondita e nuova interpretazione del magnifico originale shakespeariano.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Sabato, 05 Settembre 2020 17:13

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