venerdì, 30 luglio, 2021
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"L’HEURE EXQUISE": l’omaggio al divenire nella nuova edizione del RAVENNA FESTIVAL. -di Vito Lentini

L’Heure Exquise
Variazioni su un tema di Samuel Beckett Oh, les beaux jours

Regia e coreografia di Maurice Béjart rimontata da Maina Gielgud e Micha Van Hoecke su gentile concessione di Fondation Maurice Béjart
Personaggi e interpreti
Lei Alessandra Ferri
Lui Carsten Jung
Scene e luci Roger Bernard
Costumi Luisa Spinatelli
Musiche di Anton Webern, Gustav Mahler, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Lehár
Riallestimento coprodotto da AF DANCE, Ravenna Festival, The Royal Ballet Londra. Un ringraziamento speciale a Lady Angela Bernstein CBE.
Creato al Teatro Carignano di Torino il 13 settembre 1998, co-produzione Ensemble di Micha Van Hoecke e Festival Torino Danza.

RAVENNA FESTIVAL, Teatro Alighieri, Ravenna, dal 4 al 6 giugno 2021 Prima Nazionale

Si configura come un omaggio al divenire il riallestimento de L’Heure Exquise, lo spettacolo scelto per aprire la sezione coreutica della nuova edizione del Ravenna Festival al Teatro Dante Alighieri dell’omonima città dell’Emilia-Romagna.
Un omaggio al divenire, si diceva, e al corso storico dal momento che il titolo suggella e celebra i quarant’anni di carriera di Alessandra Ferri e diventa, nel contempo, il commosso ricordo di Carla Fracci per la quale questo atto coreografico fu creato nel 1998 e che reca la regia e la coreografia di Maurice Béjart e le musiche di Anton Webern, Gustav Mahler, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Lehár. Un cammeo beckettiano, si potrebbe definire così, visto che la creazione, com’è noto, colleziona variazioni su un tema tratto da Happy Days, il dramma in due atti del drammaturgo irlandese e tradotto in francese con il titolo Oh, les beaux jours.
Un nuovo allestimento è quello proposto dalla kermesse ravennate e realizzato in coproduzione con AF DANCE e il Royal Ballet di Londra su gentile concessione della Fondation Maurice Béjart. La Winnie di Beckett qui assume i tratti di una Lei - il personaggio scelto da Alessandra Ferri per rispolverare gli anni dedicati all’arte della danza e al ricordo di quel primo contratto firmato con la troupe londinese nel 1981 - che ha il merito di portare sulla scena l’emblema della danzatrice matura sommersa da una ‘collina’ di tremila consunte scarpette da punta: icone di un passato e di un avvicendamento ineludibile nel repentino corso storico che accompagna la carriera di una danzatrice. Un tratto che ancor prima di diventare gesto coreutico è, anzitutto, intevento attoriale, un monologo strambo - affidato a colei che fu universalmente riconosciuta come una delle più importanti ballerine drammatiche del nostro tempo - vissuto facendo ricorso a frammenti, parcellizzazioni e brandelli di ricordi che guadagnano l’esordio con una preghiera che sembra assumere i chiaroscuri di un’invocazione secolare. In prosieguo le tracce del passato sono proposte attraverso la persistenza di un infantilismo abile nel cullare il suono melodioso degli interventi narrativi. Al suo fianco un Lui - qui affidato a Carsten Jung, ballerino di punta per molti anni nell’Hamburg Ballet e partner già consolidato dell’acclamata danzatrice - che assume le sfumature di un compagno silente, talvolta in ombra, eppure presente nel suo stare al mondo e al fianco di uno sbiadito e a tratti edulcorato passato sulle punte. Reminiscenza che nella coreografia guadagna vigore e maestria nell’atto del quotidiano rammendo delle scarpette, nel recupero di stralci coreografici attinti a balletti reiteratamente ripresi fino alla perentoria esclamazione “Ah! Il vecchio stile…” che squaderna, anche in questo caso, frammenti riconducibili alla danza storica, al balletto romantico e al balletto drammatico così amato da colei che il Teatro alla Scala nel 1992 qualificò come Prima Ballerina Assoluta.
La pièce per Alessandra Ferri si profila, inoltre, come un appiglio salvifico del nostro tempo: “il progetto di riportare in vita questa meraviglia mi ha salvato in questo tempo buio” - confessa la danzatrice milanese - e in questo rilievo sembra farsi spazio quella “percezione dell’attimo eterno” - parafrasando uno stralciodei pensieri di Marco Filiberti affidati alle pagine del prossimo numero di Sipario nell’intervista rilasciata al nostro Direttore - che in questa serata di apertura della kermesse e nel play scelto dalla danzatrice non è arduo associare all’accarezzata e cullata arte di Tersicore.
Lo spettacolo, rispolverato poche volte dalla coppia originaria formata da Carla Fracci e Micha van Hoecke, tornerà in scena nel mese di settembre al Teatro Carignano di Torino nell’ambito di Torino Danza, il medesimo festival per cui ventitré anni fa L’Heure Exquise fu creato dal maestro marsigliese, e per otto recite anche nella prossima stagione di balletto della Royal Opera House di Londra. Forme del senso esterno e forme del senso interno, suggerirebbe la filosofia kantiana, che aggrovigliano, universalizzano ed eternano l’esperienza nel fertile alveo del divenire nella storia.

Vito Lentini

Ultima modifica il Lunedì, 21 Giugno 2021 07:29

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