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PADOVA, Arena Live Geox - "SERGIO CAMMARIERE in concerto". -di Francesco Bettin

Sergio Cammariere in concerto Sergio Cammariere in concerto

SERGIO CAMMARIERE in concerto
TOUR 2021
con Luca Bulgarelli, contrabbasso e Amedeo Ariano, batteria
distribuzione Mercurio Management
Castello Festival, rassegna Il Suono e la Parola
Arena Live Geox, Padova, 21 luglio 2021

L’anima si libra sui tasti del pianoforte, oltre i tasti. Lo strumento è uno di quelli che, più di qualche altro sa avvolgere, trasportare in dimensioni oniriche, in un limbo distensivo. Figuriamoci se a suonarlo c’è un artista come Sergio Cammariere, delicato cantautore e interprete di una musica che si stacca vertiginosamente dal baccano di quest’epoca, da quella brutta musica tanto in voga dovunque e comunque in giro, alla quale per scappare bisogna fare salti mortali e voli pindarici. Cammariere arriva a Padova in una tappa di un tour estivo ambientato in una poesia sonora e musicale di raffinato prestigio, ospite del Castello Festival e della rassegna Il Suono e la Parola, e davanti a un pubblico disteso e attento certamente non delude. Quella da lui composta è una musica che rassicura, rasserena, e che affronta mondi intimi della gente che vive, respira e ama, e che non si perde dietro a mode del momento, mai stato e mai sarà. Questo, e altri, sono i punti di forza, la punta della piramide di Sergio Cammariere, fattosi conoscere al grande pubblico anche attraverso la sua partecipazione sanremese di diversi anni fa, dove con quella sua “Tutto quello che un uomo”, ha subito mostrato le proprie qualità, imponendosi nell’ambiente musicale a grande livelli. Il concerto di Padova è profondo, quasi nascosto e in punta di piedi per non disturbare, e ciò favorisce l’ascolto (perfetto tra l’altro, grazie ai tecnici), permettendo ad artista e pubblico di allinearsi all’unisono, viaggiare con i sensi e la mente in un mondo fantastico. Si inizia con un piano solo – assolo, che introduce in quella che sarà la serata, per poi passare a “Sorella mia”, canzone di qualche anno fa che restituisce intatto il fascino della prima volta, dove, come in tutti i brani di Cammariere, pianoforte e voce si fondono, si rinvigoriscono assieme accompagnate da batteria e contrabbasso. Il cantautore e musicista calabrese (classe 1960, di Crotone) mette al servizio della sua esibizione il cuore, e lo svela pian piano, con moti e poche parole, ma siamo solo all’inizio, il feeling entrerà automaticamente poi. Proseguendo in questa serata che non lascia scampo a inezie e malpensieri, tanto è comunicativa musicalmente, si alternano alcune tra le sue più felici composizioni, come “Nessuna è come te”, “Le porte del sogno”, introspettiva struggente, poi “L’amore non si spiega”, che fa girare il mondo, ed è sacrosanto, “Per ricordarmi di te”. Un musica di dolci note, ma possenti, dove l’amore è al centro di tutto come l’uomo, la persona, il gioco della vita. Tutto è suono pulito, leggero, eseguito con una tecnica da grande musicista, dove ogni inizio brano e ogni parte finale si allacciano quando affonda le sue dita nei bianchi e neri tasti dello strumento. Le atmosfere ovattate, complice una bella serata estiva, aiutano ed è pura armonia quella che va in scena, che fa seguire altre canzoni simbolo della sua produzione, come “Tempo perduto”, “Padre della notte”. Poi Cammariere suona tre pezzi da solo, senza l’ausilio dei suoi musicisti, “Le note blu”, “Controluce”, e “Mano nella mano”, per ritornare allo scherzo musicale di alta fattura in “Cantautore piccolino” (messo di fronte a Paoli Gino, e l’autoironia è travolgente). Ci si avvia alla parte finale, quella dei brani più conosciuti, dopo aver riso, scherzato col pubblico, ricordato il collaboratore e grande amico Roberto Kunstler, autore dei suoi testi, un sodalizio più che consolidato che ha portato in tutti questi anni riconoscimenti da pubblico e critica, soddisfazioni personali, e il fatto certo di essere uno degli artisti del panorama musicale italiano più sensibile, musicalmente preparato. I due brani che chiudono il concerto sono “Tutto quello che un uomo”, con il quale si classificò terzo al festival sanremese nel 2003, ma che soprattutto lo fece vincere il Premio della Critica e per la miglior musica, e “Dalla pace del mare lontano”, altro capolavoro indiscusso. Poi, come da copione senza nessuno schiamazzo né gridolino alcuno, concede un bis , quasi a richiesta, dal pubblico, “Via da questo mare”, con l’augurio rivolto a tutti di ritornare alla propria vera vita, alla normalità del quotidiano e dimenticare in fretta dispiaceri e disagi pandemici.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Luglio 2021 16:45

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