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MI SOLEDAD - coreografia Joaquin Cortés

Mi Soledad Mi Soledad Coreografia Joaquin Cortés

con Joaquin Cortés
Roma, Teatro Sistina, 23 giugno 2008

Avvenire, 26 giugno 2008
A Roma il flamenco pop di Cortés

Flamenco è una contaminazione danzante. Lo è in sé la parola, identifica il ballo e insieme la persona dello zingaro di Siviglia che lo pratica. E zingaro, o meglio gitano, è Joaquin Cortés, andaluso di Cordoba, di una etnia vagamente accostabile ai contestati rom. In lui però l'identificazione si è mutata in qualcosa che lo sta allontanando dalla danza originale flamenca, quella radicata in Andalusia fin dal XV secolo, che i gitani assorbirono dalla cultura ispano-araba, danza soave, tragica e tellurica nella musica e nel verso. A Roma, al Sistina, Cortés ha fatto tappa con Mi Soledad, spettacolo firmato da lui stesso, da José e Antonio Carbonell. Una 'soledad', solitudine che, almeno sul palcoscenico, il celebre bailador divide con una troupe invece effervescente e comunicativa. Rivelatosi negli anni 90 al Festival di Spoleto, l'artista si è andato progressivamente spostando dall'asse dell'antica danza per contaminarla, appunto.
Non da oggi, dunque, l'andaluso Joaquin, ora quasi quarantenne, ha decisamente sconfinato nel jazz, nei ritmi cubani e in altro di facile consumo, che certo ne ha accresciuto l'appeal sul pubblico generalizzato. Tuttavia, rispetto a questi slittamenti, Mi Soledad, nato nel Messico nel 2005, rappresenta per qualche verso un ritorno alla fonte genuina del flamenco. Il titolo è fuorviante, la solitudine è qui un sentimento di cornice, nel contesto scenico corrusco, fumoso, notturno.
Su questo scenario coreuticamente povero lui, Cortés, danza all'inizio una sequenza di figure che sanno più di disperazione, in uno stile spurio di balletto classico. Per poi invece esibire, lui solo, nel prosieguo dello spettacolo il repertorio scatenante, ma non scatenato, di passi e movenze flamenchi, con il 'taconeo' – gioco di tacco e punta – preciso nella scansione ritmica, ma con scarse variazioni coreografiche, ammiccando alla platea anzi scendendovi come un 'divo'. Lo sostiene il corredo di valenti musicisti – percussioni, cantaores, bandoneon, archi – che si esibiscono anche in 'concerto'. Al Sistina, gremito, entusiasmo da stadio.

Toni Colotta

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:27
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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