lunedì, 26 ottobre, 2020
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PINOCCHIO – coreografia Patrizia de Bari

"Pinocchio" coreografia Patrizia de Bari. Foto Giuseppe Distefano "Pinocchio" coreografia Patrizia de Bari. Foto Giuseppe Distefano

coreografia Patrizia de Bari
drammaturgia Tuccio Guicciardini

interpreti Tamara Aydinyan, Leonardo Diana, Lorenzo Di Rocco, Isabella Giustina, Gianmarco Martini Zani, Stefania Menestrina, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Françoise Parlanti, Jennifer Rosati
e con la partecipazione straordinaria dell'attore Virginio Gazzolo

musica Bruno Coli
scenografia e video Andrea Montagnani
costumi Santi Rinciari/Opificio della Moda e del Costume
sound design Daniele Borri
ideazione e realizzazione elemento scenico Takeshi Tamashiro/Lautak
Produzione COB/Compagnia Opus Ballet e Compagnia  Giardino Chiuso
un progetto di Rosanna Brocanello,
coproduzione  Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee e Versiliadanza,
in collaborazione con Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino

A Firenze, prima assoluta il 16 marzo 2019 al Teatro Goldoni

www.Sipario.it, 26 marzo 2019

Come non esiste l'età giusta per leggere Collodi, così non esiste lo spettatore ideale per le arguzie e avventure del celebre burattino, per la terribilità di Mangiafuoco, re di un teatrino metaforico che contiene e rappresenta il mondo, per la comicità malandrina del Gatto e della Volpe, per la bacchetta magica della fata Turchina, la ribalderia di Lucignolo, il Paese del Balocchi e gli altri incanti della favola italiana per eccellenza. Raccontato a teatro, al cinema, in musical, in danza o in semplice narrazione orale, Pinocchio avvince sempre nel suo prestarsi a innumerevoli chiavi di lettura e invenzioni. Lo evidenziava lo scrittore e saggista Fernando Tempesti, innovativo studioso di Pinocchio e di Collodi, che, delle sue parole e del suo mondo, scriveva: "Questo breve precipitoso romanzo, è sempre stato ammirato per il fasto inventivo, che deriva dalla sua forma base, dal suo schema compositivo, insomma dalla sua struttura, che è felicemente elementare ". Nel suo corpo di legno è innervata l'essenza del teatro, la sua contraddittoria riproduzione, il suo carattere effimero, il suo non essere conservativo. Pinocchio incarna l'occhio onesto e candido di ogni creatura e sarebbe destinato a soccombere se non fosse per il piacere di fare teatro. E in questa lettura in danza Patrizia de Bari - per l'Opus Ballet e la Compagnia Giardino Chiuso - ne fa "il riflesso dell'artista, che scruta curioso e pieno di aspettative tutto quello che accade intorno a lui". Qui si amalgamano, in un equilibrio dinamico, danza, parola, musica, video, perché una struttura come quella della favola di Pinocchio lascia spazio all'invenzione, al gioco non preordinato delle variabili e incoraggia all'opera complessa. È una narrazione a quadri, lineare e riconoscibile, che la coreografa, senza cadere troppo nel descrittivismo, traduce in movimenti e gesti continuamente dinamici e mutevoli nella loro fluidità metaforica, avvalendosi della drammaturgia di Tuccio Guicciardini e di una ricca partitura sonora e rumoristica - da Steve Reich a musiche bandistiche -, che ci immerge in un mondo sospeso grazie soprattutto alle bellissime immagini in bianco e nero disegnati a china, di Andrea Montagnani. Pinocchio, sempre biancovestito, viaggia instancabile, tra il reale e il virtuale, dentro le proiezioni di personaggi, sagome e luoghi evocativi che fungono da scenografie, e con apparizioni da dietro lo schermo. Lo spettacolo si apre con un grande attore in scena, l'ottantatreenne Virginio Gazzolo, voce e corpo straordinario, ancora in grado di restituirci l'emozione della parola recitata. Incarna il burattino creato da Dio e diventato uomo, ora invecchiato che rivede la propria vita. Il suo monologo introduttivo, e, successivamente, nel mezzo e nel finale, fa da filo rosso recitando brani di Von Kleist di Baudelaire, Meyerchold, Rilke e dello stesso Collodi che cita "il cammino dell'anima del danzatore", come se Pinocchio fosse un angelo o «un semidio calato da un altrove», desideroso di conoscere la dimensione terrena e umana in cui però viene ingannato. A interpretarlo è Tamara Aydinyan, danzatrice della compagnia armena NCA Small Theatre (che da anni collabora con Versiliadanza), dal corpo snodabile, dinoccolato, disarticolato, al quale conferisce intensa espressività e spirito fanciullesco. Intorno a lei un turbinio di personaggi animati dai movimenti incisivi dei bravissimi danzatori - in abiti atemporali e infine tutti biancovestiti come Pinocchio -, che padroneggiano diversi stili, incluso l'hip hop dell'energico Lorenzo Di Rocco. Forse gioverà lavorare ancora sul conferire un maggior ritmo nel legare le diverse sequenze e nel raggiungere punte di sviluppo narrativo che facciano deflagrare la danza della materia Pinocchio.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Marzo 2019 10:51

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