sabato, 27 novembre, 2021
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MOGOL, POESIA E CANZONE - con Mogol

Mogol. Foto Fabio Benato Mogol. Foto Fabio Benato

Lectio magistralis
con Mogol
Rassegna Festival della Bellezza
Vicenza, Teatro Olimpico, 4 novembre 2021

www.Sipario.it,  8 novembre 2021

Senza voler entrare nella retorica, gli spettatori che hanno assistito alla serata con Mogol, autore di testi più rappresentativo e conosciuto in Italia, sono da oggi certamente più ricchi. Di spirito, osservazione, conoscenza. Il celebre autore, collaboratore strettissimo di Lucio Battisti per una vita per quasi tutti i suoi dischi, (ma anche di Celentano, Gianni Bella, Mango, Mario Lavezzi, Mina, Fausto Leali…potremmo continuare per un bel po’) è stato invitato dal Festival della Bellezza e dall’assessorato alla cultura locale a tenere una lectio magistralis nientemeno che in un tempio di lezioni, di teatro puro, come l’Olimpico di Vicenza, dove tale è avvenuta in un vero trionfo. Anzi, a ben vedere Mogol per più di due ore e un quarto e senza pause ha offerto al numerosissimo pubblico che ha riempito in ogni angolo il teatro del Palladio non solo una lezione appunto, ma dei veri momenti di celebrazione del verbale, della prosa e della poesia, come si addice del resto a quel luogo. Non intimorito né dal pubblico né dallo storico teatro (ma rispettoso, eccome) Mogol ha fornito indicazioni su come e cosa capire di una canzone, di un testo. Sul palco, solo due sedie, una la sua, l’altra indicativa, di un’”anima latina” scomparsa troppo presto, che con l’autore ha formato per decenni una vera alchimia, una fusione assolutamente unica, incomparabile, inimmaginabile, e gli aggettivi potrebbero dilungarsi anche qui. Momenti lezione, dunque, lectio magistralis, attimi e pause di teatro dove la parola è stata l’assoluta protagonista indiscussa e indiscutibile. Mogol è ancor oggi un tutt’uno con la parola, con il verbo, il dipanarsi delle storie, il senso sentito, raccontato, la vita che si svela a volte irta e di macigni pesanti, a volte lieve, combattente, spavalda e gioita. Dinanzi al pubblico dunque, un “maestro sacro di suono e di parola”, come lo ha definito l’assessore alla cultura Siotto presentandolo, rappresentante di tutti noi che “andiamo sempre alla ricerca di belle parole”. Un interprete canta bene o no? Si esprime bene, interpreta con onestà le parole che dice accanto a una melodia? Ecco da dove si è partiti, anche perché il pop stesso è nato dall’opera, come lui stesso ha detto. Pop che è attualità e si avvicina alla vita, e quindi ecco l’importanza della parola ben scritta e ben usata, calibrata, e interpretata, quella che si fa testo, poesia. Che poi più che interpretare bisogna essere, è l’onestà intellettuale quella che deve uscire in antitesi alla finzione, ma facente un po’ parte ugualmente della stessa. Un doppio gioco di specchi, in bilico tra realtà e illusione, dove basta un niente, una virgola, a volte, per far innamorare (come Presley) o romanzare. Ecco allora Mogol sciorinare elementi atti a far comprendere, e brani da confronto, insieme agli esecutori. Nilla Pizzi e “Grazie dei fior”, facendoci scoprire l’innovazione per quei tempi di quel testo. E poi ancora “La prima cosa bella” o il canto asciutto di Frank Sinatra, e il primo cantante “veramente moderno”, cioè Chuck Berry. Illusione, si diceva prima, ma anche comunicazione della vita reale, quella cantata nelle canzoni, dove chi è capace non approfitta della voce ma chiude i finali della melodia, non trascina affatto. Come, ad esempio, in “La compagnia”, brano proprio cantato da Battisti, ma anche da Vasco Rossi più recentemente. Tra siparietti godibili e narrazioni profondamente sentite, che qualche volta lo emozionano e fanno lo stesso coi presenti, l’autore racchiude il senso profondo del comporre quasi in una parola, che ogni frase dev’essere perfettamente in linea con la musica . Lectio, ricordi personali, la vita “dentro” le canzoni, persino un “Rinascimento” , l’aldilà, i geni della musica, dove l’analogia col teatro c’è, si sente eccome. Il verbo, la parola trionfano su tutto. E si completa col finale cantato da Mogol de “La canzone del sole” con tutto il pubblico.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Novembre 2021 10:50

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