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PICCOLI ESERCIZI PER IL BUON MORIRE - regia Enrique Vargas

"Piccoli esercizi per il buon morire - regia Enrique Vargas "Piccoli esercizi per il buon morire - regia Enrique Vargas

PEQUEÑOS EJERCICIOS PARA EL BUEN MORIR
Teatro de los Sentidos - Barcellona
Regia e Drammaturgia di Enrique Vargas
Coordinamento artistico Patrizia Menichelli

Coordinamento attori Arianna Marano e Giovanna Pezzullo

Disegno dello spazio Gabriella Salvaterra

Direzione musicale Stephane Laidet

Paesaggio olfattivo Nelson Jara e Giovanna Pezzullo

Luci Francisco Javier Garcia, 
Costumi e maschere Patrizia Menichelli

Direttore tecnico Gabriel Hernandez

Con Francisco Javier Garcia, Gabriel Hernàndez, Stephane Laidet, Arianna Marano, Patrizia Menichelli

Giovanna Pezzullo, Gabriella Salvaterra, Joan Gerard Torredeflot
e con Massimiliano Barbini, Lisa Cantini, Rossana Dolfi, Emanuela Fiscarelli, Francesca Giaconi
con la partecipazione del Gruppo di Ricerca del Funaro
Pistoia, il Funari Centro Culturale dal 27 al 29 giugno 2014

www.Sipario.it, 2 luglio 2014

È andato in scena in prima nazionale dal 27 al 29 giugno, con 3 repliche a serata, il nuovo lavoro del regista, attore, drammaturgo, antropologo e docente colombiano Enrique Vargas, presso il Centro Culturale Il Funaro di Pistoia, sede italiana della Scuola dei Sensi della compagnia multiculturale Teatro de los Sentidos di Barcellona. Con i suoi "Piccoli Esercizi per il buon morire", Vargas orienta gli spettatori verso il suo teatro sensoriale: un teatro non teatro, senza palcoscenico né platea, che abbandona gli stilemi del teatro classico per proporre invece una vera "esperienza", fatta di suggestioni sonore, olfattive, tattili, gustative. Prima ancora degli stessi attori – che Vargas chiama "abitanti, mentre gli spettatori sono chiamati "viaggiatori" – vengono i sensi. Le musiche, le luci, i costumi, i paesaggi olfattivi, le emozioni silenti, il silenzio stesso, creano un universo sensoriale e metaforico capace di tracciare la rotta verso un viaggio intimo e profondo alla scoperta di noi stessi e dell'altro che ci abita. "Siamo le domande che viviamo", suggerisce Vargas, "alcuni di noi passano la vita senza esprimerle o dar loro forma. Altri scelgono la passività del fanatico che si dà risposte indiscutibili. L'esperienza poetica è un ingresso al mondo dei morti che celebrano la vita, o un ingresso a quello dei vivi che celebrano la morte, entrambi esercizi di ricerca dell'altro che sta in tutti noi". Ed anche per questa esperienza tutto comincia da una scelta: due porte - rispettivamente due domande - una conduce agli esercizi per il "buon morire" e l'altra a quelli per il "buon vivere". Che cosa sono, per ognuno di noi, l'uno o l'altro?
Divisi in piccoli gruppi, bendati ed in fila indiana, valichiamo la soglia della porta prescelta. Guidati da un attore/abitante attraverso il buio ed il silenzio, iniziamo poi a sentire un leggero scricchiolare di foglie secche sotto i nostri piedi, mentre, quasi in lontananza, si ode la musica di corde di chitarra dolcemente pizzicate, il canto lieve di uccellini ed il gradevole mormorio di acqua in movimento. Mani amiche ci fanno accomodare su una sedia, ci accarezzano e rassicurano. Fruscii di ventagli e fazzoletti che sprigionano fragranze deliziose, quasi esotiche, il rumore dell'acqua ed il suono della chitarra giungono da fonti sempre più vicine. Immergiamo le mani in bacinelle d'acqua, quasi seguendo un rito purificatorio, battesimale. Veniamo poi liberati dalla benda pur rimanendo nell'oscurità. Si sente un canto di donna, rumore di piatti, una porta si apre e chiude, passi di qualcuno, si rincorrono, scherzano, il gioco culmina in un amplesso che è però quasi un lamento. La musica ricomincia e le luci lasciano intravedere qualcosa: una marcia funebre che termina con il collocamento di un "corpo" coperto da un telo all'interno di ciascun gruppetto. È solo alzando quest'ultimo che viene rivelata la realtà delle cose: una tavola imbandita di pane, verdura, formaggi e vino ci viene offerta allo sguardo ed al gusto. Al brindisi per la sedia vuota posta a capotavola, segue il ballo tra la vita e la morte, la musica accelera ed ogni "viaggiatore" viene invitato a prendere parte alle danze. Ci viene poi offerta carta e penna: "se qualcuno trovasse il libro della vostra vita, che cosa troverebbe scritto nell'ultima pagina?". Infine, le pagine vengono appese sopra le nostre teste all'interno di camice, mutandoni, biancheria bianca stesa al sole, spoglie mortali che prendono il volo, vite tessute l'una con l'altra.
Ed è sulla base di questa dicotomia tra la vita e la morte che si innesca e conclude il "gioco dei sensi" di Vargas. Un viaggio che è lo stesso sia per il buon vivere, che per il buon morire: essi si sovrappongono in un continuo ritorno tra la celebrazione della vita attraverso la morte e viceversa. Tutto sta nel comprendere il senso profondo del nostro cammino e di ciò che ci lasciamo alle spalle, scavando alla ricerca delle domande (e delle risposte?) che ognuno di noi nasconde. Giocare con la morte per esorcizzarla, prendendone coscienza, diventandone amico, in modo da sfruttare la nostra vita e non lasciarsi limitare dalla paura. Prepararsi alla morte, condividendo la vita.

Benedetta Buti

Ultima modifica il Domenica, 06 Luglio 2014 15:57

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