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RE DEI BOSCHI (IL) - regia Adriano Sconocchia

"Il Re dei boschi", regia Adriano Sconocchia "Il Re dei boschi", regia Adriano Sconocchia

scritto e diretto da Adriano Sconocchia
con Adriano Sconocchia, Biagio Tomassi, David Mastinu,
Federico Sconocchia Pisoni, Filippo Velardi, Lucia Lanzolla,
Maria Giordano, Mauro Lorenzini, Paolo Ziccardi, Pietro Marone
e con partecipazione della voce di Claudio Sorrentino

Tordinona, Tordinona Teatro Dal 24 al 27 novembre, dal 1 al 4 dicembre 2016

www.Sipario.it, 29 novembre 2016

Siamo ai primi del '900. Bartolini (Mauro Lorenzini), un anziano ex ufficiale pontificio entra nella Stazione di Posta della Mesa, nell'agro pontino, a rifocillarsi dal lungo viaggio da Roma. Lo accoglie il mastro (Adriano Sconocchia) della locanda e l'ufficiale, scaldato dal buon vino locale, gli racconta di quando, nel 1867, aveva frequentato quei luoghi per catturare il brigante Michele Orsini (David Mastinu), le cui imprese, unite al pericolo dei piemontesi e dei garibaldini che premevano alle porte della Capitale, impensierivano il Papa e, di conseguenza il delegato pontificio, monsignor Pericoli (Biagio Tomassi) e il capo militare della sicurezza, maggiore Lauri (Filippo Velardi); al giovane tenente (Pietro Marone) Bartolini, che già si era distinto in imprese simili, viene affidato il compito di catturarlo, con qualunque mezzo. Lui non si fa scrupolo: terrorizza Lucia (Lucia Lanzolla), la donna del brigante, arresta i suoi fratelli (Maria Giordano e Paolo Ziccardi) e minaccia, arresta e tortura chiunque sia sospettato di essere in contatto con il brigante. L'impresa non è certo facile e lui deve combattere anche contro l'insorgente spirito risorgimentale. Mauri gli affianca una compagnia di Zuavi (semivolontari ferocissimi, per lo più stranieri, fedeli al Papa) e, nella conversazione con l'oste, che si lascia spesso andare a dichiarazioni liberali, il vecchio militare racconta di aver avuto parte nella strage del Lanificio Ajani ma di non aver responsabilità nell'eccidio – operato dagli zuavi, inferociti per il recente attentato alla caserma Ristori – perché era corso dietro al garibaldino Angelo Colacicchi (Federico Sconocchia Pisoni) e proprio quest'ultimo sarà il compagno di cella di Orsini, catturato da Bartolini e messo a morte. Il mastro di Mesa, però,...
Adriano Sconocchia non ha mai nascosto la propria ammirazione per Luigi Magni, non solo ha scritto romanzi e saggi sulla Roma papalina della fine dell'800 -La banda Panici al tramonto dello Stato Pontificio, Le camicie rosse alle porte di Roma e Il mastro di Mesa (da cui è tratto questo dramma), spesso operando arditi paralleli con l'attualità (i garibaldini e i carbonari visti come moderni rivoluzionari) ma, soprattutto, dimostra – era una delle componenti del fascino, anche personale, di Magni - una grande dimestichezza con la Storia, le cronache e il linguaggio di quei tempi: Targhini e Montanari (figure centrali de L'anno del Signore), la Arquati e la strage del Lanificio Ajani (citata ne In nome del papa re) tornano di prepotenza a raccontarci di un epoca meno remota di quanto ci appaia. Tutto questo in una messa in scena lodevolissima nel volenteroso impegno produttivo e nella riuscita artistica. Gli attori – oltre agli ottimi Sconocchia padre e figlio – sono di bel livello e molti (la Lanzolla, il Lorenzini tra gli altri) hanno avuto meritati applausi a scena aperta.

Antonio Ferraro

Ultima modifica il Martedì, 29 Novembre 2016 17:08

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