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VALLEY OF ASTONISHMENT (THE) - regia Peter Brook e Marie-Helene Estienne

Kathryn Hunter, Jared McNeill, Marcello Magni, Toshi Tsuchitori in "The Valley of Astonishment". Foto Simon Annand. Kathryn Hunter, Jared McNeill, Marcello Magni, Toshi Tsuchitori in "The Valley of Astonishment". Foto Simon Annand.

Una ricerca teatrale di
Peter Brook e Marie-Hélène Estienne
Luci Philippe Vialatte
Con Kathryn Hunter, Marcello Magni, e Jared McNeill
Musicisti : Raphaël Chambouvet e Toshi Tsuchitori
con l'aiuto di Franck Krawczyk
Realizzazione elementi scenici e direttore di scena Arthur Franc
Assistente costumi Alice François
Spettacolo in inglese, sottotitoli in italiano
traduzione dall'inglese e sottotitoli a cura di Luca Delgado
Produzione C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord
Coproduzione Theatre for a New Audience, New York, Les Théâtres de la ville de Luxembourg
Coproduttori associati Théâtre d'Arras / Tandem Arras Douai ; Théâtre du Gymnase, Marseille ; Warwick Arts Center ; Holland Festival, Amsterdam ; Attiki Cultural Society, Athènes ; Musikfest Bremen ; Théâtre Forum Meyrin, Genève ; C.I.R.T. ; Young Vic Theatre, Londres
Pistoia, il Funaro di Pistoia 20 e 21 novembre 2014

www.Sipario.it, 24 novembre 2014

Nello spazio magico del Funaro di Pistoia. Un tappeto bianco al centro, alcune sedie, un tavolo, un appendiabiti sulla sinistra e degli strumenti sulla destra. Due musicisti e tre attori che penetrano la genuina essenzialità della scena, riempiendola con una piacevole danza fatta di una fluida alternanza di ruoli. Ciò che si muove maggiormente sono i pensieri, le considerazioni e le ipotesi fatte dagli stessi personaggi, che si raccontano con estrema semplicità, ma anche con grande forza empatica, consentendo la creazione di una zona di riflessione tra palco e platea.
"Il teatro deve stupirci - affermano i due registi Peter Brook e Marie-Hélène Estienne - deve soddisfare due elementi opposti: il familiare e lo straordinario. Lo spettatore si confronterà con individui che, attraverso la musica, il colore, il gusto, le immagini e la memoria, hanno esperienze di una tale intensità da farli passare da un momento all'altro dal paradiso all'inferno."
Peter Brook, più noto per i suoi allestimenti innovativi di opere shakespeariane, per questo nuovo lavoro si addentra nel campo della neurologia, proponendosi di esplorare, il mondo dei sinesteti, territorio sconosciuto ai più. Persone dalle straordinarie capacità sensoriali e dalla conseguente straordinaria memoria, i cui sensi reagiscono contemporaneamente, sovrapponendosi, per i quali accade che la musica venga percepita come colore o che delle immagini vengano associate automaticamente a parole e numeri.
Lo spettacolo "The Valley of Astonishment", la valle dello stupore, trae il titolo dal poema mistico persiano del 1177 "Il verbo degli uccelli", del poeta Farid al Din 'Attar, già adattato dagli stessi registi nei primi anni '70 per lo spettacolo teatrale "La Conférence des Oiseaux"; si ispira, inoltre, al libro del neuropsicologo russo Alexander Luria, "La mente di un Mnemonista" (1968), ed al suo protagonista dal notevole talento, Salomone Shereshevsky.
Seguiamo le sorti di Sammy Costas, la cui capacità di vedere parole come immagini le conferisce una memoria fenomenale. Paradossalmente licenziata da lavoro perché "troppo capace" e studiata da degli esperti medici studiosi di scienze cognitive, traduce le sue incredibili capacità in uno spettacolo per il Magic Show. La recitazione non forzata e coinvolgente di Kathryn Hunter ci lascia trascinare nella condizione umana di una donna in bilico tra dolore ed esaltazione, smarrimento e rivelazione: disorientata dal suo straordinario potere, benedizione/maledizione che la rende un "fenomeno" in grado di immagazzinare qualsiasi dato, ma non altrettanto capace di dimenticare. La sua storia si intreccia a quella di un giovane pittore di nome Carl, Jared McNeil, che ascolta il jazz come una sinfonia di colori ed a quella di un uomo più anziano, Mario Massimo, interpretato da Marcello Magni, che ha perso la percezione del proprio corpo e che per potersi muovere deve utilizzare la vista.
In un viaggio che solleva curiosità, domande ed interrogativi, Brook chiama il pubblico ad un esercizio di meditazione e compartecipazione emotiva, fatta di meraviglia, confusione ed ammirazione, di fronte al manifestarsi di un qualcosa di sorprendente come i miracoli della mente.
«Quando entri nella valle dello stupore sei stupefatto e confuso. Il giorno e la notte sono insieme, ma non c'è né giorno né notte. Tutto è fuoco e gli uomini bruciano».

Benedetta Buti

Ultima modifica il Lunedì, 24 Novembre 2014 08:24

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