lunedì, 25 maggio, 2020
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INTERVISTA a SERENA D'AMATO - di Michele Olivieri

Serena D’Amato. Foto Franco Caracci Serena D’Amato. Foto Franco Caracci

Serena D’Amato, salentina di origine e di cultura, in giovane età studia danza moderna, per poi lasciarsi letteralmente travolgere dalla Pizzica Pizzica, danza popolare tipica del Salento. Nell’estate del 2000, a Torrepaduli, durante la Notte di San Rocco, viene notata dai Tamburellisti di Torrepaduli, gruppo storico del panorama musicale salentino che ha contribuito alla rinascita della Pizzica Pizzica dal 1989. Nell’ottobre dello stesso anno entra a far parte del gruppo, diventandone nel tempo una colonna portante, nonché unica danzatrice ufficiale fino al 2017. Il ballo della Pizzica, spesso eseguito in coppia, con Serena, prende una svolta individuale, diventando un’arte libera, elegante, sensuale e piena di energia. Pur utilizzando tutte le strutture tradizionali, crea nuove coreografie, cogliendo la potenzialità di libera espressione di questa danza. Nasce con lei uno stile unico, che la caratterizza, creando un modo di danzare che rende ancora più espressivi i gesti vorticosi di questa danza ancestrale. Con i Tamburellisti di Torrepaduli dal 2000 al 2017 danza in Italia e nel mondo partecipando ad eventi di forte rilievo nel circuito della Word Music. Parallelamente alle esibizioni con il viene spesso invitata a danzare al fianco di esponenti di rilievo della musica popolare salentina e del Sud Italia. Vanta collaborazioni di calibro nazionale ed internazionale. Considerata una delle maggiori interpreti del ballo popolare salentino viene scritturata per girare varie pellicole cinematografiche e fiction, partecipando inoltre a varie trasmissioni televisive sulle reti Rai e Mediaset, come portavoce della tradizione salentina. In qualità di danzatrice ed insegnante riceve numerose onorificenze tra le quali il “Premio Trend and Blues Festival” come Ambasciatrice della Taranta e di Ruffano nel Mondo, il Premio “La buona danza” a Milano, la Cittadinanza Onoraria della Grecìa Salentina (Calimera), il “Premio Crisalide” a Prato, Premio insegnante al Santagatadanze in occasione del Festival Internazionale di Danze Popolari, il Diploma d’Onore per il gemellaggio tra culture dal Comune di Ilion (Atene), il Riconoscimento dal Comune di Castel di Lama. Nel 2005 insegna la Pizzica per alcuni artisti del Teatro Stabile di Prato e da quel momento inizia a trasmettere la sua esperienza tramite corsi per bambini e adulti, avviando una scuola con sede a Cutrofiano e negli anni anche a Lecce, Gallipoli, Castrignano dei Greci, Galatone, Lequile, Alezio e Ruffano. Viene invitata per lezioni e stage in tutta Italia e all’estero. Le sue lezioni prevedono percorsi coreutici che, partendo dalla tradizione popolare salentina più autentica, raggiungono nuove forme di espressione, frutto della sua grande esperienza. Un ruolo centrale nei suoi laboratori è ricoperto dall’aspetto etno-coreutico della Pizzica nella sua evoluzione. In tale ambito vengono messe in evidenza le figure e i codici che caratterizzano tale danza eseguita in coppia, passando per il ruolo assegnato all’uso del fazzoletto, fino alle attuali contaminazioni ed interpretazioni. In questo modo si scoprono le differenze tra la Pizzica tradizionale e la sua spettacolarizzazione. Il momento dell’espressione, spontanea e improvvisata di ciò che si è appreso, conclude e raccoglie il messaggio e la visione che Serena ha della Pizzica, ossia che questa danza deve dare spazio a passione, energia e grinta, ma sempre nel rispetto della tradizione.

Carissima Serena, ci racconti come nasce la tua passione per la danza ed in seguito per la Pizzica?
Come tante bambine sin da piccola ho avuto il desiderio di studiare danza. Mi dedicai alla danza moderna ma l’incontro con la Pizzica mi ha fatto cambiare strada molto presto.

Puoi raccontarci la tua prima scoperta con la danza tradizionale salentina come è avvenuta, quali ricordi conservi?
Da piccola mio padre mi faceva ascoltare le musicassette di Pizzica. In particolare quella dei Tamburellisti di Torrepaduli. Torrepaduli è una piccola frazione di Ruffano dove, da tempo immemorabile, ogni anno la notte tra il 15 e il 16 agosto, decine di migliaia di persone raggiungono il piccolo centro abitato in onore di San Rocco per partecipare come spettatori, musicisti o ballerini alle ronde. Caratteristica di Torrepaduli è la danza scherma o pizzica scherma, dove due uomini mimano un duello di scherma usando le mani, al ritmo incalzante dei tamburelli, al centro della ronda. Era la notte di San Rocco del 2000, finalmente avevo ottenuto il permesso di partecipare a questa festa, e lì avvenne il mio incontro con la Pizzica Pizzica, fu un’emozione fortissima e soprattutto provai un profondo senso di libertà, danzando a piedi nudi, tra i sorrisi della gente e il ritmo dei tamburelli.

Per chi non la conoscesse come possiamo spiegare l’arte della pizzica?
La Pizzica è tradizione, cultura e storia del nostro territorio, è musica, è ballo! Non si può parlare immediatamente di arte, ma dell’amore e della passione dei nostri anziani, dei contadini e dei cantori che ci hanno lasciato questa grande eredità. Col passare del tempo e dell’evolversi della società, attraverso lo studio approfondito della cultura popolare salentina, si è presa coscienza della grande necessità di recuperare, far conoscere e conservare questo nostro prezioso patrimonio. Oggi si può parlare di arte solo nel momento in cui, si ha come obiettivo quello di evolvere e innovare il proprio stile, conservando e preservando l’autenticità di questa tradizione dalle eccessive contaminazioni.

Una danza che regala energia ed è liberatoria, ma qual è la sua vera essenza ed identità, anche come approccio socio-culturale-storico?
La pizzica pizzica nasce come danza terapeutica e, probabilmente, in contemporanea anche come ballo di festa privato nelle famiglie contadine e, nel caso della pizzica scherma, un ballo di sfida tra duellanti.

Cosa ricordi della tua partecipazione all’evento, diventato nel tempo di grande successo, della “Notte della Taranta”?
Era il 2006, l’anno in cui al concertone parteciparono tra i vari artisti Lucio Dalla e Carmen Consoli. Il maestro concertatore era Ambrogio Sparagna. Era il primo anno in cui veniva inserita la danza all’interno dello spettacolo che ancora, aveva come finalità quella di convocare la maggior parte degli esponenti del ballo e della musica del nostro territorio. Oggi l’evento è diventato televisivo e contaminato da diverse scelte più o meno condivisibili. Sono lusingata per aver partecipato come prima danzatrice solista e di aver potuto ballare liberamente, senza le direttive di un maestro coreografo, certamente qualificato, ma lontano culturalmente da questo tipo di danza.

Com’è arrivata poi la proposta o la voglia di metterti in gioco anche cinematograficamente?
Le esperienze con il cinema e la televisione sono legate al mio profilo di danzatrice e sono state frutto di incontri e convocazioni spesso dettate dalla buona riuscita del mio lavoro. Ricordo l’espressione sbalordita ed entusiasta della regista Marina De Van nel vedermi danzare. Subito dopo fui chiamata per firmare il contratto con il mio piccolo e lusinghiero ruolo di Donatella, sorella minore della superba Monica Bellucci, nel film “Non ti voltare”.

Alla base della pizzica, come delle altre danze popolari, risiede il senso del ritmo, la gestualità ed espressività. Qual è il tuo ingrediente segreto che ti ha portata ad essere una tra le più acclamate danzatrici di questo stile?
Il mio segreto sta nel non essermi mai allontanata dalla personale essenza naturale, ed essere rimasta fedele a tutto ciò che è la mia idea di danza popolare. In altre parole, oltre agli ingredienti citati nella domanda l’eleganza, l’energia, l’armonia dei gesti e la sensualità (che nulla ha a che fare con la volgarità).

Qual è la magia che racchiude in sé il Salento, con i suoi colori, profumi e tradizioni secolari?
Tutto questo, la straordinaria ospitalità e forza dei salentini, e l’incantevole mare.

Che cosa rappresenta la “musica popolare” per il Salento?
Ora molti salentini si riconoscono nella pizzica e ne vantano conoscenza e tradizione, ergendola a simbolo del territorio. Fino a non troppi anni fa, ne sono testimone diretta, non era così conosciuta ed apprezzata dai salentini stessi. Al liceo le mie coetanee trovavano ridicola la mia passione per la pizzica. Con il tempo hanno dovuto ricredersi.

Quale altra danza racconta al meglio l’identità, la storia e le origini del territorio pugliese?
Che io sappia, oltre alla pizzica nel Salento, una musica e danza popolare molto conosciuta è la tarantella del Gargano.

La pizzica è strettamente legata al fenomeno del tarantismo. Che evoluzione ha avuto nel tempo questa forma coreutica fino ai giorni nostri?
Il fenomeno del tarantismo è legato ad un particolare periodo storico in cui le cosiddette tarantate venivano “curate” dalla pizzica suonata dai musicisti, che sono dei veri e propri terapeuti, chiamati appositamente dalla famiglia. Il ballo terapeutico durava per giorni fino alla benedizione nella cappella di San Paolo a Galatina. Ad oggi c’è, a mio parere, un uso improprio del rito delle tarantate, esibito in piazze o su palchi che nulla hanno a che vedere con le origini di questa forma coreutica. Certamente è più reale il beneficio tratto da chi la danza in libertà.

Cosa ti affascina nel misterioso linguaggio “muto” del corpo?
Il suo potere è talmente forte da trascinarti altrove, dove tutto è maggiormente chiaro e leggero.

L’aver studiato dapprima danza moderna ti ha aiutata poi nello studio delle danze popolari?
No, non ha influenzato in alcun modo il mio stile!

Questa affascinante disciplina consente di scoprire il proprio corpo e lasciare emergere totalmente la femminilità, giusto?
Certamente! La pizzica è soprattutto donna, con la sua forza e le sue espressioni più autentiche di femminilità, attraente e misteriosa insieme.

Qual è il ruolo dell’uomo nella pizzica pizzica?
L’uomo nei miei corsi torna ad avere un ruolo fondamentale nella danza, con vigore e forza nei gesti e nei passi. Spesso si vedono in giro nelle piazze uomini troppo “vittime” di donne esuberanti e poco attente al loro compagno di ballo perché troppo occupate ad esibirsi. Difficilmente in passato, all’interno delle gerarchie familiari, si può pensare che l’uomo abbia avuto un ruolo secondario e dimesso. Di conseguenza anche nel ballo della pizzica molto probabilmente sarà lo stesso.

Ma perché poi si dice pizzica pizzica, ripetendolo due volte?
Secondo alcuni ricercatori, uno dei motivi probabilmente è che lo strumento a corda viene pizzicato ripetutamente durante l’esecuzione.

Cosa si impara, a livello di tecnica, frequentando un corso di pizzica e danze popolari e quanto c’è invece di innato?
A differenza della maggior parte delle danze che implicano tecnica, memoria e schemi fissi e uguali per tutti, la Pizzica è per eccellenza la danza della libertà. Consente a chi la balla la possibilità di lasciarsi andare ed essere se stessi, nel rispetto di codici e figure legati alla tradizione, con alla base il ritmo del tamburello.

Il tamburello e lo scialle, oggetti di culto, cosa rappresentano esattamente nelle danze popolari del Sud?
Più che di oggetti di culto io parlerei di oggetti simbolici, emblematici, ma con differenze di significato a seconda della zona di appartenenza. Per esempio nel Salento lo scialle, o per meglio dire il fazzoletto, che la donna utilizza nel ballo ha un suo significato legato alla gestualità femminile nel ballo di coppia. Il tamburello è uno strumento antichissimo, e nella pizzica rappresenta il simbolo fondamentale e la fonte del ritmo.

Quali sono gli altri simboli più frequenti e ricorrenti che sottolineano l’aspetto del tarantismo?
La domanda merita un approfondimento etno-musicologico. Consiglio, tra gli altri testi, “Rito e passione” di Vincenzo Santoro.

Quali benefici ne trae una donna imparando la pizzica, anche non facendo parte di quella cultura?
Insegno la Pizzica in tutta Italia, talvolta all’estero, il beneficio che ne traggono, attraverso il senso del ritmo coinvolgente, è la bellezza di lasciarsi andare in questa danza liberatoria, riscoprendo se stesse. Le emozioni non conoscono identità e appartenenza territoriale.

La pizzica pizzica non è esclusivamente folclore, ma è un percorso dove è contemplata l’espressività, la respirazione e la danza stessa; è un dizionario teatrale che ingloba e comprende diversi linguaggi?
Le figure tradizionali si mescolano a interpretazioni e gesti individuali, che creano nuovi linguaggi universali e di grande forza comunicativa.

La Storia cosa ci insegna sulle danze popolari del Salento, come e dove nasce la pizzica, ad esempio?
Ci sono varie ipotesi sulle origini della pizzica pizzica e, a causa di un vuoto storico dopo il secondo dopoguerra in cui era stata completamente messa da parte, non ci sono voci univoche sulle origini della stessa, per quanto in alcuni documenti si parla di tarantismo già nel 1600. La sua origine è comunque quasi certamente salentina.

Esiste un’età giusta per approcciarsi a questo ballo?
Dai 3 ai 99 anni, ognuno con il proprio modo e le proprie possibilità.

Quanto è stato lungo il tuo cammino per raggiungere la consapevolezza di un obiettivo a così alto livello, dato che sei annoverata tra le migliori danzatrici di pizzica?
Difficile identificare un momento in particolare, chi mi conosce sa bene quanto la consapevolezza di essere ad un così alto livello è sempre in discussione, per me la danza della pizzica è sinonimo di vita e quindi sono grata ad ogni momento che mi è stato concesso, e che mi ha portato numerose soddisfazioni.

Sei sempre alla ricerca ed in continua crescita artistica?
Certamente, anche attraverso nuovi incontri e collaborazioni che mi permettono costantemente di crescere umanamente e artisticamente.

Come definiresti il tuo stile, il tuo modo di ballare?
Non so autodefinirmi, posso solo riconoscere che rivedermi in tante piccole Serena sparse in giro per l’Italia, ed essere fonte di ispirazione (e a volte di marcata imitazione) mi rende orgogliosa del mio lavoro, per quanto il personale invito per chiunque, è quello di cercare una propria identità.

L’insegnamento quanto ti piace, quale metodo applichi e da quali basi parti per divulgare la tecnica agli allievi?
Adoro trasmettere la mia passione ma dipende dal Hic et Nunc (qui e ora). Il metodo è un mix di concetti teorici e dimostrazioni pratiche partendo dalla tradizione della pizzica di Torrepaduli, e raggiungendo nuove forme di espressione individuali e spontanee.

Le danze popolari sono basate anche sull’improvvisazione?
L’improvvisazione è essenziale, consente di lasciarsi andare, e nei miei laboratori ha un ruolo fondamentale, sempre dopo aver trasmesso quelli che sono i gesti, i passi e le figure più frequentemente utilizzati nel ballo della Pizzica.

Nella pizzica ci sono stili diversi? Se sì, come si differenziano?
Esistono vari modi di suonare, cantare e ballare la pizzica, e si differenziano per il tempo dettato dal tamburello, per le melodie nella musica, per i dialetti nel canto, per i passi e le figure nella danza, sulla base del paese di provenienza del musicista o del ballerino, e dalle influenze apprese da altre culture. Per questo motivo molte pizziche sono chiamate come il paese di origine (ad esempio Pizzica di Aradeo, Pizzica di Ostuni, Pizzica di Torchiarolo, etc.).

Queste danze possiedono dei canoni e dei codici ben precisi?
Come ho accennato poco fa, nella pizzica ci sono dei codici e canoni, si tratta di un vero e proprio linguaggio coreutico, proprio della comunità di riferimento. Nella pizzica tutto ciò che si può documentare è legato alle ricerche degli etno-musicologi e dalle nozioni tramandate dai nostri anziani. Uno dei codici, in linea di massima condiviso nelle varie zone, è che i ballerini si sfiorano ma non si toccano, e che la donna dovrebbe mantenere un atteggiamento di compostezza e grazia e l’uomo di rigoroso rispetto alternato a momenti ludici e scherzosi. Alcune figure sono suggerite dalle strofe dei canti tradizionali.

A volte le danze popolari sono viste come danze ad uso turistico mentre da ben altra storia arrivano; tanto da connotare ampiamente le radici e le tradizioni di un popolo, dico bene?
Sì, esatto Michele. Basti pensare che una danza di origini contadine e familiari, con la rinascita della pizzica, è diventato un fenomeno turistico. Se ciò portasse realmente ad uno sviluppo della cultura salentina, sarebbe un’ottima cosa, ma forse tutto ciò è inevitabile quando una danza popolare diventa fenomeno mediatico.

Mi puoi dire qualcosa in merito all’atmosfera che si crea durante una lezione di pizzica pizzica e delle danze popolari in genere?
La magia non conosce regole. Ogni volta l’energia dipende da chi e come partecipa. La mia più grande soddisfazione sono gli abbracci e, a volte, le lacrime di gioia, a fine lezione.

I costumi tipici, quale valore hanno nella cultura e nella società di chi conserva la memoria e la tradizione?
In realtà non esiste un costume tipico per i danzatori di pizzica pizzica e chi si veste in “modo tradizionale” si ispira probabilmente ad altri costumi delle danze del sud Italia. Gli abiti erano quelli della festa. Gonne ampie per le donne; camicie e gilet per gli uomini. Spesso entrambi scalzi per non consumare le scarpe.

Possiedono realmente anche un potere curativo e terapeutico questi balli?
Come già sottolineato, in passato la pizzica era utilizzata in veri e propri rituali terapeutici. Oggi, sicuramente chi la danza, compresa me stessa, ne trae un gran beneficio e un senso di liberazione. Alcune mie allieve mi hanno riportato, per esempio, di essere uscite da momenti difficili della loro vita grazie alla danza della pizzica.

Prima di iscriversi ad un corso di danza di pizzica qual è l’aspetto più importante per approcciarsi al meglio?
Libertà mentale e fisica. La danza farà il resto.

Come sei diventata componente del gruppo Tamburellisti di Torrepaduli e qual è il punto di forza di questa celebre formazione?
Ho iniziato per gioco. Ero una ragazzina e non avevo certo le idee chiare sul futuro. Era la notte di San Rocco del 2000, mi ritrovai a ballare nella ronda dei Tamburellisti, e uno di loro, Salvatore Crudo, si complimentò con me, ma mi imbarazzai e andai via. Poi lo rincontrai per caso in paese e, in quell’occasione, mi propose di ballare per il gruppo e da allora sono passati diciotto anni, prima che le nostre strade si dividessero. Un loro punto di forza è sicuramente quello di essere stati tra i primissimi a credere nella rinascita della pizzica, grazie agli studi dell’etnomusicologo e leader del gruppo, Pierpaolo De Giorgi, insieme alla potenza del suono dei loro tamburelli, noti e imitati in tutta Italia.

Quanto ti hanno aiutati gli anziani della tua terra nella ricerca dello stile?
Gli anziani sono stati sempre fonte di ispirazione e studio tramite l’osservazione, per quanto il mio modo di danzare sul palcoscenico da solista è distante dalla danza tradizionale. Utilizzo molto i loro codici, di contro, per insegnarla ai miei allievi.

Le feste popolari nel Salento sono di una bellezza unica per atmosfera e magia. Cosa provi durante queste esibizioni di piazza?
Ne sono da sempre molto affascinata e legata, ma spesso vivendole dal palco, mi viene difficile assaporarle a pieno. Quando è possibile, però, mi concedo una danza in libertà nella piazza con amici e appassionati.

Pur utilizzando tutte le strutture tradizionali, crei nuove coreografie, cogliendo la potenzialità di libera espressione della pizzica, come nasce la tua creatività e da dove trai spunto?
La mia creatività nasce da continue improvvisazioni, lasciandomi trascinare dalla musica e dalle emozioni del momento. Nessun giorno è uguale al precedente!

I gesti vorticosi che significato hanno?
Estasi e catarsi. Chiudo gli occhi e inizia il viaggio.

Con i Tamburellisti di Torrepaduli ti sei esibita in Italia e all’estero. Com’è stata l’accoglienza in quei luoghi dove è sconosciuta la tradizione del nostro ballo popolare?
In Italia ormai la pizzica è conosciuta, suonata e danzata ovunque. All’estero viene spesso recepita come dovrebbe essere da tutti i neofiti, e cioè come una musica coinvolgente, allegra e libera. Spesso mi sono trovata ad emozionarmi più in alcuni festival internazionali che in Italia.

Hai rappresentato la danza del Salento negli USA a Manhattan, che emozione hai provato a danzare negli Stati Uniti e quali sono stati i complimenti più belli ricevuti?
È stata un’esperienza incredibile, ero giovanissima ed ero in compagnia di molte figure rilevanti della cultura salentina. Il più bel complimento è stato quando una donna mi si è avvicinata con le lacrime agli occhi dicendomi: “Thank you. You are the life”.

Sei ambasciatrice della Taranta e di Ruffano nel mondo, quanto sei legata al tuo paese natio e come dipingerlo al meglio per chi non lo conoscesse?
La mia danza è nata lì, a Torrepaduli, non posso non esserne legata in maniera viscerale. Ruffano è un piccolo paese della provincia di Lecce, ma ricco di tradizione, bellezza e cultura.

Hai danzato con i Negramaro allo Stadio di San Siro a Milano. Cosa ricordi di quella serata nel tempio dello sport per eccellenza?
Il ricordo che mi porto ancora dentro è che avevo la sensazione che lo stadio girasse ed io fossi immobile. Adrenalina pura!

La pizzica viene chiamata ‘danza ancestrale’, perché?
Perché appartenente alla tradizione della nostra terra e ai nostri antenati.

Cosa si intende per aspetto etno-coreutico della pizzica, e quanto è stato importante nella evoluzione del ballo?
Si intende l’analisi delle danze tradizionali, di conseguenza la base del ballo attuale.

Mi spieghi il significato della Ronda?
La ronda è un cerchio formato da musicisti e danzatori, originariamente l’unico luogo “protetto” dove si poteva danzare, spesso coordinati dal “mesciu ballu” (che conduceva la ronda). Si costituisce in modo spontaneo quando canto e tamburello attirano l’attenzione dei partecipanti e coppie di danzatori si alternano all’interno della stessa mediante la condivisione di codici e regole.

La Pizzica oggi è un fenomeno culturale e sociale. Da cosa dipende questo successo nel tempo?
Grande forza è stata data dalle indagini degli studiosi Alan Lomax, Diego Carpitella ed Ernesto De Martino e successivamente dai primi gruppi che hanno creduto nella rinascita della pizzica negli anni ‘70-’80. Poi la mediatizzazione del fenomeno ha fatto il resto.

Per concludere, cara Serena, un tuo pensiero per dipingere al meglio queste meravigliose danze, così ricche di sfumature?
Questione di anima!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Martedì, 21 Aprile 2020 17:39

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