martedì, 01 dicembre, 2020
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Epifanie di realtà nel teatro di Marco Martinelli. La forza attualizzante di «Salmagundi» e «Rumore di acque» pubblicati da Editoria&Spettacolo. -di Nicola Arrigoni

"Rumore di acque", di Marco Martinelli "Rumore di acque", di Marco Martinelli

Il testo è un atto mancato e mancante al tempo stesso. Mancato perché il soggetto scrivendo il testo esprime se stesso, ma finisce col tradire il progetto, spesso senza esserne consapevole. Il soggetto che scrive non si accorge delle informazioni che eccedono nel testo rispetto a quelle introdotte nel progetto, lo interpreta come un atto riuscito. Il testo è atto mancante perché si compie nell’atto di accoglienza del destinatario che lo fa proprio, lo fa a sua volta testo recepito e concepito in base alla propria sensibilità e (perché no?) al proprio stato d’animo e al contesto in cui si accoglie l’azione testuale che è intreccio di parole risonanti. Ciò è massimamente vero in teatro, in cui il testo è scheletro di un’altra testualità che si nutre di altri mille linguaggi, di un dialogo emotivo fatto nel qui ed ora dell’atto scenico. Tutto questo vale in termini generali, tutto questo vale oggi a maggior ragione in tempo di distanziamento sociale, in tempo di chiusura dei teatri, interruzione del testo teatrale o meglio della sua fruizione fisico/corporale.
In questo contesto si rende interessante l’operazione di Editoria&Spettacolo di pubblicare i Drammi al presente: Salmagundi e Rumore di acque di Marco Martinelli, volume a cura di Gerardo Guccini (pagine 234, euro 16). Perché l’operazione è interessante? Per il suo spostamento cronologico, per l’effetto che la lettura dei due testi di Martinelli ha nel contesto odierno. «Rispettivamente rappresentati e pubblicati nel 2004 e 2010, i testi Salmagundi e Rumore di acque, letti oggi, suscitano impressioni e assumono significati che, all’epoca dei loro debutti, erano presenti come pure e semplici potenzialità», esordisce Guccini nel suo intervento introduttivo: La realtà scrive. Letture fluttuanti intorno a Salmagundi e Rumore di acque. Ed è questo l’aspetto interessante dell’operazione editoriale. La potenza di una testualità, nata con altre intenzioni, si offre oggi come metafora del contesto di inedita e drammatica pandemia globale. Il racconto dei due testi assume i tratti se non profetici, sovrapponibili della realtà che stiamo vivendo, del qui ed ora di un quotidiano che ha reso profetica la contemporaneità del compiersi del teatro. «In seguito alla pestilenza si verificò sì una maggiore sfrenatezza di fronte alla legge e molti più arditamente andavano osando ciò che prima si guardavano bene dal fare a piacimento. Si assistette ogni giorno a improvvisi capovolgimenti di fortuna e poi ancora, malori, sofferenze, grida, vomiti, diarree e deliramenti»: quanto si legge il Salmagundi sembra inevitabilmente riferirsi alla condizione che stiamo vivendo.

Marco Martinelli, "Drammi al presente. Salmagundi, Rumori di acque", a cura di Gerardo Guccini

In realtà Salmagundi «indicava attraverso la metafora dell’epidemia un mutamento antropologico suscitato dall’instupidimento dell’individuo sociale e contrassegnato dal diffondersi di un male che mutava il cuore dei contagiati in un salame cotto», scrive Gerardo Guccini. La diffusione epidemica della stupidità faceva riferimento – era il 2004 – al diffondersi dei reality show che trasformavano i cittadini/ spettatori in tarantolati danzatori sul Titanic di un declino sociale e di socialità sacrificato al morbo dell’apparenza e del risuonar vuoto delle parole e delle vite in cerca di una visibilità annichilente e confinate in un individualismo narcisistico e solipsistico. Ma non siamo poi troppo distanti dalla condizione a cui ci sta conducendo la pandemia e la necessità di autoisolarci: in questo caso non una scelta ma una necessità che si innerva in un idividualismo già fertile e dannoso.
In Rumore di acque il dramma è quello dei migranti, della conta di corpi che sono numeri, di cifre male trascritte, di un’abitudine a una strage, a un genocidio che si compie nell’indifferenza, nella distanza. E nelle statistiche dei migranti morti nel Mediterraneo, aggiornate in continuazione, si riflette per suggestione (forese) la conta dei contagiati, dei morti, dei ricoverati per Coronavirus, in un computo dell’orrore e del dolore che dimostra un’impotenza d’azione che lascia senza fiato. Tutto questo riecheggia leggendo Rumore di acque, si cambia l’oggetto, la carne che sta dietro a quei numeri e l’orrore, l’angoscia, la rabbia, il disappunto sono gli stessi, così come permangono e continuano i viaggi della disperazione sul Mediterraneo. Oggi rileggere e riproporre i due testi di Marco Martinelli del Teatro delle Albe ci mette di fronte alla forza della lettura, alla mancanza da riempire del testo, un testo mancante e in cerca d’autore proprio nel lettore. E in merito osserva Gerardo Guccini: «La lettura riscrive il testo che legge, facendosi guidare dalla conoscenza empirica del reale, che ora corregge un significato, ora delinea nuovi scenari di possibilità, ora sposta il punto di vista del lettore». Per questo le allegorie messe in scena il Salmagundi e Rumore di acque: l’istupidimento dell’individuo sociale e la tragedia umanitaria dei popoli migranti ora assumono altri significati, il testo mancante permette di adattare quelle allegorie ad un altro contesto e allora si fa testo che ci parla, che ci dice, che trasforma il passo corto della cronaca nello sguardo lungo del simbolico. E dunque prendendo a prestito le parole di Gerardo Guccini ora «le allegorie non si limitano a commentare la realtà, ma fanno di se stesse e del linguaggio teatrale che le esprime altrettante epifanie di realtà poi accadute».
In questo contesto pare interessante sottolineare il coraggio e la voglia di fare del teatro nel suo lascito testuale un’occasione per mettere in pagina e fra le mani del lettore un dialogo che chiede a chi legge di farsi autore di un atto mancante, mancante perché eccedente rispetto al progetto messo in atto da chi scrive e compone, in un atto di consegna all’altro nella consapevolezza di un abbandono del proprio agire/creativo perché questo si completi nell’affidatario, spettatore o lettore che sia.

Marco Martinelli, Drammi al presente. Salmagundi, Rumori di acque, a cura di Gerardo Guccini, Editora&Spettacolo, pagine 234, euro 16.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Sabato, 14 Novembre 2020 17:35

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