sabato, 08 agosto, 2020
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NAPOLI TEATRO FESTIVAL 2020: "FU LUMENA", regia Salvatore Ronga. -di Francesca Myriam Chiatto

Lucianna De Falco in "Fu lumena", regia Salvatore Ronga. Foto Sabrina Cirillo Lucianna De Falco in "Fu lumena", regia Salvatore Ronga. Foto Sabrina Cirillo

Fu Lumena 
regia Salvatore Ronga

Di Salvatore Ronga
Monologo
Musiche Antonio Monti
Disegno luci Davide Scognamiglio
Costumi Bettina Buttgen
Illustrazione Salvatore Basile
Con Lucianna De Falco
Produzione Associazione Culturale Illuminata
Fagianeria – Capodimonte, Napoli, 12 luglio 2020 (Napoli Teatro Festival)

Una delle storie più classiche, specialmente a Napoli. Una di quelle più interpretate e reinterpretate. Una storia che, come diceva Italo Calvino dei classici, ha sempre qualcosa da dire e non smette mai di raccontare. Filumena Marturano è così: non smette mai di dire, di raccontare, di far parlare di sé. Così come noi, dalla parte del pubblico, non smettiamo mai di ascoltarla e non ci stanchiamo, neanche in mascherina e rigorosamente a distanza, di puntare gli occhi in quelli caldi e appassionati di lei, Filumena, anzi Fu Lumena, che in questo caso, è la bravissima Lucianna De Falco. In uno spazio sconfinato e così vasto come quello della Fagianeria, all’interno del bosco di Capodimonte, dove chiunque potrebbe perdersi e qualunque cosa disperdersi, trova spazio un grido, una voce grazie alla quale l’unico modo di perdersi davvero diventa l’incanto del teatro. In un difficile e variegato monologo, a tratti sommesso a tratti urlato, stavolta la storia si ripercorre da uno squadrato profilo metallico simbolo della casa di cura a sua volta simbolo della vicina fine di una vita guardata all’indietro e raccontata per episodi, da quelli più famosi a quelli più nascosti, tra l’amarezza e la comicità che dalle pieghe dell’anima si raccordano con lo spirito di una città forse in perenne contraddizione, ma in realtà spesso osservata attraverso le sue tipicità e i suoi luoghi comuni, positivi o negativi che siano e mai veramente vista, per le sue parti nascoste e le sue strade buie, ma piene di vita, di quotidiano, di significati. Soltanto alla fine Lumena piange le sue prime (ed ultime) lacrime, che risuonano dall’alto come lacrime di tutti, come pioggia senza fine che squarcia la scena: piove sul teatro, come piove sulla fantasia che si produce al suo interno. Inevitabile pensare a Pirandello e al suo Il fu Mattia Pascal, quando il famoso strappo nel cielo di carta del teatrino delle marionette sta a significare la perdita delle certezze umane, che senza le convenzioni e le istituzioni tradizionali non hanno più ragion d’essere: marionette abituate a recitare una parte e a cui basta un semplice strappo per essere lacerate dai dubbi, incapaci ormai di agire. Lumena rappresenta l’irriverenza e la spontaneità di oggi verso i fatti e le storie di ieri e verso una vita che con malinconia e risate a volte dolorose, fa spezzare il fondale della scena, lasciando scoperte le spalle di chi stava, fino ad un attimo prima, abitando quello spazio sospeso.

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Venerdì, 17 Luglio 2020 17:51

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