venerdì, 23 ottobre, 2020
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GENOVA 23° Edizione Festival in una notte d’estate Lunaria Teatro 2020: "Aspettando Manon", regia Luca Mazzone. -di Gabriele Benelli

Giuseppe Lanino in "Aspettando Manon", regia Luca Mazzone Giuseppe Lanino in "Aspettando Manon", regia Luca Mazzone

Aspettando Manon
da “La morale del Centrino. Ovvero come sopravvivere a una mamma siciliana”
di Alberto Milazzo
Drammaturgia: Luca Mazzone e Alberto Milazzo
Scena, regia e paesaggio sonoro: Luca Mazzone
Luci: Fiorenza Dado e Gabriele Circo
Interprete: Giuseppe Lanino
Produzione: Teatro Libero Palermo
Genova, Piazza San Matteo, 30 luglio 2020

Per la 23a edizione del Festival in una notte d’estate Lunaria Teatro offre in scena Aspettando Manon, produzione del Teatro Libero Palermo. La drammaturgia, basata sul libro di Alberto Milazzo dal titolo La morale del Centrino. Ovvero come sopravvivere a una mamma siciliana, ne porta in scena la sottile vena malinconica e spiritosa. In una scenografia limitata nello spazio sono presenti diversi elementi che riportano ad un ambiente, anche psicologico, sospeso in equilibrio tra un mondo passato e ideale e la pulsione di una visione libera e aperta. Manon e la sua peculiare filosofia di vita sembrano incombere sul testo scenico prima ancora che il personaggio di Giuseppe Lanino, brillante interprete di questo monologo, entri in scena. La scena e le musiche, scelte in un repertorio di anni passati, presentano la personalità di Manon. L’attesa di questo personaggio e il titolo dello spettacolo rimandano chiaramente ad un’idea beckettiana, dove il personaggio è evocato, atteso ma mai presente. L’immobilità di questo lungo attimo è spezzata dall’entrata in scena del personaggio del figlio di Manon. Giuseppe Lanino, che lo interpreta, entra in scena con un brio e una spigliatezza travolgenti. Egli è il fulcro di una festa dove il pubblico è l’invitato ed è spettacolare l’immediata rottura della quarta parete. Il personaggio è un vulcano di emozioni e si presenta con una simpatia e affabilità straripanti. Così ha inizio una pièce che ha al suo centro la contrapposizione fra filosofie diverse e culture contrapposte che si riflettono sul flusso del tempo. La narrazione vive di questo difficile equilibrio e di questa armonia a tratti irraggiungibile. Lanino utilizza registri linguistici e inflessioni palermitane, sempre misurate e carezzevoli, per portare in scena i diversi personaggi di questa lotta disarmata e sempre camuffata dalla battuta di spirito. Il ritmo del monologo, grazie ad una regia attenta alla misura e la scansione delle scene, è sempre buono e ne rende piacevole la fruizione. Oltre a questo dato registico, grande importanza ha l’acutezza del testo di Alberto Milazzo e alcune realtà della filosofia di Manon, riportate nella disillusione che diventa egoismo e condizionamento. Manon non solo non crede nella felicità, ma ne ha paura e ne mette in guardia. Giuseppe Lanino incarna così un personaggio che vuole – o vorrebbe – allontanarsi dal condizionamento materno, ma è obbligato a vivere in un limbo psicologico prima ancora che geografico dove la madre, anche se assente, gioca un ruolo centrale che insegna a nascondere e nascondersi. Il silenzio è parte fondamentale di questa storia, viene ricordato. Con i nodi della vita, dice Manon, bisogna imparare a convivere. Aspettando Manon offre così in scena uno spettacolo di grande valore avvalendosi di un testo profondo, una regia equilibrata ed una coinvolgente prova d’attore.

Gabriele Benelli

Ultima modifica il Lunedì, 03 Agosto 2020 10:44

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