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ONEGIN - coreografia John Cranko

Marianela Nuñez e Roberto Bolle in "Onegin", coreografia John Cranko. Foto Brescia e Amisano, Teatro alla Scala Marianela Nuñez e Roberto Bolle in "Onegin", coreografia John Cranko. Foto Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

Balletto in tre atti
Coreografia di John Cranko. Musica di Pëtr Il'ič Čajkovskij
Arrangiamento e orchestrazione di Kurt-Heinz Stolze.
Scene di Pier Luigi Samaritani
Costumi di Pier Luigi Samaritani e Roberta Guidi Di Bagno
Luci di Steen Bjarke.
Con: Roberto Bolle, Marianela Nuñez, Marco Agostino, Nicoletta Manni, Gabriele Corrado, Alice Mariani,
Timofej Andrijashenko, Martina Arduino, Nicola Del Freo, Vittoria Valerio e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Manuel Legris.
Orchestra del Teatro alla Scala. Direttore: Felix Korobov
Milano, Teatro alla Scala, dal 14 al 26 settembre 2022

www.Sipario.it, 4 ottobre 2022

L’incondizionata pienezza dell’Onegin scaligero
Dopo tre anni dalle ultime recite torna alla Scala uno degli esempi più nobili del balletto drammatico consegnato da quel Novecento coreografico che riuscì, com’è noto, a percorrere in pienezza i rivoli più autentici della complessità dell’umano raccontata nella danza. È Onegin di John Cranko il titolo rispolverato per la chiusura della stagione: quel capolavoro annoverato tra i massimi lavori del dance drama ispirato al romanzo in versi di Aleksandr Puškin e cesellato sulle musiche di Pëtr Il’Ič Čajkovskij. Un omaggio alla danza che narra e che ospita magistralmente etiche, emblemi e profondità di una delle più grandi e più infelici storie d’amore.
Un capitolo che impone responsabilità, autenticità e impegno senza riserve: tratti e campiture che ritroviamo magistralmente nell’applauditissima étoile del teatro. Roberto Bolle apre, infatti, le nove rappresentazioni del titolo di Cranko consegnando la storia del giovane dandy pietroburghese con convinzione e maturità. A lui il pubblico scaligero oggi deve una delle migliori interpretazioni di quel protagonista che segnò l’“opera più intima e autentica di Puškin”, il suo Onegin vive senza tentennamenti di lacerazione, rimorso, anelito, risolutezza e riconsiderazione del senso dell’esistere. Cardini, questi, irrinunciabili nel capolavoro di Puškin e nell’estetica coreografica pensata dall’artista sudafricano per il proprio lavoro. L’alterigia e la mestizia delle battute iniziali sono modulate disinvoltamente con la peculiare malinconia, la sognante idealizzazione, il preponderante orgoglio, la noia distintiva, l’anelito d’amore e uno smalto tecnico che permane inalterato nelle quattro recite condivise con Marianela Nuñez, Principal del Royal Ballet. La narrazione coreografica ravvisabile nella sua Tat’jana giova di un accostamento all’analisi identitaria restituito con leggerezza e spontaneità; i profili di un personaggio che impone interrogativi, indagini e metamorfosi ineludibili sono raggiunti, dunque, con una vocazione attoriale adeguata e vissuta con intensità. L’urto violento imposto all’identità di Tat’jana nella chiusa del balletto e nell’emblematico pas de deux godono di proficua alternanza, fertile coinvolgimento e incondizionata pienezza. La sua tecnica seguita a giovare degli imperanti e ormai proverbiali equilibri inscritti in un vigore che non appare scalfito.
Negli interessanti cambi di cast delle recite successive è da menzionare il duplice debutto di Timofej Andrijashenko e Martina Arduino impegnati con le forti tinte di questo “dramma in danza”. Se l’Onegin del primo ballerino scaligero predilige risoluta gravità d’animo, aitante altezzosità e disinvolti atteggiamenti scanzonati, il ruolo di Tat’jana di Martina Arduino guadagna fermezza, sguardi estatici e validi slanci emotivi in particolare nel pas de deux che corona il suo sogno. Persuadono Nicola Del Freo e Navrin Turnbull nel ruolo di Lenskij.
Le danze d’insieme, gli apici dei passi a due, la potenza drammatica dei segmenti cruciali di quest’opera consentono ancora una volta alla compagnia milanese di palesare tempra e brillantezza in uno dei capitoli cardinali del balletto narrativo.

Vito Lentini

Ultima modifica il Mercoledì, 19 Ottobre 2022 08:50
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