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PEER GYNT – coreografia Edward Clug

"Peer Gynt", coreografia Edward Clug. Foto Rolando Paolo Guerzoni "Peer Gynt", coreografia Edward Clug. Foto Rolando Paolo Guerzoni

Balletto di Maribor
Musica Edvard Grieg
Coreografia Edward Clug
Costumi Leo Kulaš
Scenografia Marko Japelj
Sculture Ivo Nemec, Milena Greifoner
Modena, TEATRO COMUNALE PAVAROTTI-FRENI 4 maggio 2023

www.Sipario.it, 14 maggio 2023

Tratto dall’omonima opera teatrale norvegese di Henrik Ibsen, Peer Gynt, creato dal coreografo sloveno Edward Clug per il Balletto di Maribor, è un balletto narrativo in due atti su musica Edvard Grieg, uno dei rappresentanti chiave degli idiomi del romanticismo musicale nordico. La partitura del balletto include anche famose composizioni di Grieg tra cui il Quartetto per archi in sol minore  op. 27, il Concerto per pianoforte in la maggiore op.16, Morning Mood e In the Hall of the Mountain King. La trama segue la vita avventurosa del personaggio principale, Peer Gynt, uno dei personaggi drammatici più complessi descritti da Ibsen, che si fa strada attraverso il mondo scappando dalla realtà grazie alle sue storie. La ricerca di amore e avventura del protagonista lo porta a confrontarsi con un mondo di troll, demoni, beduini dell’oriente e ospedali psichiatrici. Sarà salvato dall’amore e dalla devozione della giovane Solveig. Il coreografo ha sapientemente fuso assiemi le due poetiche di Ibsen e Grieg. La novità di questo balletto contemporaneo è nella capacità di rappresentare l’universalità espressa dallo scrittore attraverso le immagini ermetiche del mondo reale e della fantasia di Peer, non meno della musica di Grieg, che evoca paesaggi nordici in chiave impressionista. L’interpretazione del coreografo è strettamente legata alla narrazione di Ibsen ma si appoggia allo sviluppo dinamico e musicale della narrativa di Grieg. I mondi artistici di Ibsen e Grieg si fondono così in un paesaggio con molti piani di lettura che sfocia in uno spettacolo fantasioso, visivamente potente ed enigmatico: un balletto narrativo moderno e surrealista molto teatrale. Un viaggio coreografico seducente e gioioso nei chiaroscuri di una narrazione nordica onirica, vivace, mai noiosa. Dal punto di vista formale è un vero lavoro neoclassico che predilige il vocabolario contemporaneo, e consente agli eccellenti interpreti di cimentarsi con un nuovo lessico interpretativo, che riesce anche a incorporare ironia e satira. Tutto dovrebbe ruotare intorno a Peer. I suoi compagni costanti sono il destino, sotto forma di un cervo bianco, e la morte, coi quali l’interazione è continua. La narrativa densa della coreografia di Clug mostra che il suo rapporto con la madre, e poi con tutte le figure femminili, rimane bloccato nella sfera infantile fino alla morte della stessa. I ballerini della compagnia danno prova di possedere un ricco vocabolario mimico, con momenti corali molto intensi e mai banali. Parte fondamentale dello spettacolo sono i costumi e la scenografia. Leo Kulaš, dai più semplici costumi dei popolani fino ai più attenti accorgimenti usati per disegnare i troll,  caratterizzati in tutta la loro ostile deformità, trasporta lo spettatore perfettamente nel magico modo in cui è immersa la narrazione. Allo stesso modo lo scenografo Marko Japelj pone l’accento e mette a fuoco i vari momenti che scandiscono il racconto specialmente con la scelta di una rampa ad anello, che solleva ed evidenzia ciascuna azione sul palco, e la presenza ad hoc di un poggio che sormonta un antro da cui emergono gli interpreti. Questo spettacolo avvincente è un bellissimo esempio dell’evoluzione contemporanea del balletto narrativo.

Giulia Clai

Ultima modifica il Lunedì, 29 Maggio 2023 10:17

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