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AI NOSTRI TEMPI (BIBLICI) – di e con Gioele Dix

Gioele Dix Gioele Dix

drammaturgia di Gioele Dix
con Gioele Dix
produzione Giovit
distribuzione Retropalco srl
regia Gioele Dix
Vicenza,  Ridotto del teatro Comunale, 23 gennaio 2024

www.Sipario.it, 27 gennaio 2024

Una specie di spettacolo, annuncia Giole Dix all’inizio dello stesso. E naturalmente, lui che lo sa meglio di chiunque alto, indovina alla perfezione. Ai nostri tempi (biblici), scritto e diretto dallo stesso attore altro non è che intrattenimento, intelligente certo, con divagazioni artistiche e certe volte spassosissime,  sulla Bibbia e sul passare del tempo che su ognuno degli esseri umani incombe e si velocizza soprattutto da una certa età in poi. Inizia da qui l’appuntamento vicentino dell’attore comico milanese, nato per le convention, e tramutatosi pian piano in, appunto, un a specie di spettacolo. Che come afferma lo stesso Dix confermo in pieno. Sul palcoscenico un fondale scuro, un tavolo uguale, un leggìo sulla sinistra. Minimalismo scenico si potrebbe dire, quel tanto che basta comunque per un intrattenimento. Gioele Dix è attore non privo di raffinatezza, e comico divertente, che in molti penso ricordino per alcuni strampalati personaggi televisivi, o ancora per una specie di imitazione di Alberto Tomba, il campione di sci, esilarante e dalla cadenza giustamente bolognese. In Ai nostri tempi (biblici), dopo un’introduzione che pare non abbia né capo né coda da come salta a piè pari di argomento in variazione dello stesso, con mestiere, Gioele Dix affronta l’argomento del tempo che passa, della longevità più o meno definita con diversi passi verbali. Dai tempi delle convention, che gli chiesero intrattenimento sul tempo che passa, e non è che la presi così bene – dice – l’excursus intrattenuto col pubblico passa attraverso Garibaldi, e il dubbio su come avesse usato il cellulare, Gesù e l’ultima cena, con cui Giuda l’avrebbe mandato a salutare con un messaggio, un bacio,  per addentrarsi poi nella millenaria storia della Genesi, sempre in maniera ironica e divertente si intende. La genealogie di Adamo, dei figli e dei figli ancora, delle loro incredibili età anagrafiche, interrogandosi e rispondendosi che ofrse Dio aveva avuto troppa fiducia negli uomini, o sperava si stancassero prima o poi della quotidianità, dei compleanni a lungo eccetera. Ovviamente uno dei riferimenti è a Matusalemme, simbolo  di longevità, vecchiaia duratura coi sui 969 anni. Il comico diventa spassoso quando narra del suo management da bambino, che va preso alla lettera, sentendosi un po’ in colpa perché il nonno l’aveva avvertito che Dio vede sempre tutto. E’ certamente il momento migliore dello spettacolo, quello centrale, che sforna battute a raffica, ad esempio su Isacco e il suo trauma, un bambino che ha visto la morte in faccia e nessuno si è preoccupato di capire questa cosa. Sfilano poi Esaù, Giacobbe, Mosè, e di salto in salto Gioele Dix compie variazioni sul tema, anch’esse parte fondamentali del copione, come quando parla degli chef stellati e del loro tiramisù destrutturato, per poi rientrare negli appunti biblici. Le letture offerte allo spettatore dichiarano un certo amore per  la bellezza: Karl Valentin, con la lettera inviata alla propria figlia rammentandole il costo di un’esistenza da genitore. O con l’aneddoto del freddo di suo padre, e di quel signore che dal Paradiso decide di farsi portare all’Inferno, per stare più caldo. Lo spettacolo ha qualche caduta, talvolta il ritmo cala e si sente.    I racconti, le letture e le considerazioni sono sempre piacevoli, e il pubblico segue con  passione , fino alla parte finale (la durata è circa un’ora e mezza), dove l’attore legge un brano tratto da Patrimonio di Philip Roth, mettendo ancora una volta in relazione genitori e figli, vita e morte. Seguono  poi due altre considerazioni-letture, l’ironica Una visita di condoglianze di Achille Campanile, col suo divertissement surreale e parabolico, e unos critto non menzionato della regista e sceneggiatrice americana mancata nel 2012 a causa di una leucemia Nora Ephron. Dove, a voler esorcizzare con i più soffici modi, subentra sempre e ancora la vita relazionata alla dipartita finale. Un’antologia di riflessioni, passata attraverso  la cultura ebraica e il garbo di Gioele Dix, salutata da applausi.

Francesco  Bettin

Ultima modifica il Lunedì, 29 Gennaio 2024 16:16

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