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FATTO DEL SOGNO (IL) - regia Domenico Cucinotta

Alessandra Santisi in "Il fatto del sogno", regia Domenico Cucinotta Alessandra Santisi in "Il fatto del sogno", regia Domenico Cucinotta

da Le voci di dentro di E. De Filippo.
con Orazio Berenato, Donatella Del Mastro, Claudia Laganà, Stefania Pecora, Lorenzo Rigano, Fabrizia Salibra, Alessandra Santisi, Chiara Trimarchi
con la partecipazione straordinaria di Nunzio Croce
regia Domenico Cucinotta
ai Magazzini del Sale di Messina per conto del Teatro dei Naviganti, dal 31 marzo al 2 aprile 2017

www.Sipario.it, 3 aprile 2017

Sembra un giallo, un thriller, Il fatto del sogno che Domenico Cucinotta con un bel lavoro di regia ha ricavato da Le voci di dentro scritto da Eduardo subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, sempre attuale perché attraverso un crimine di sangue l'autore denuncia con forza la questione morale. Sulla scena dei Magazzini del Sale di Messina pullulano tanti oggetti attaccati al muro, pure la griglia d'una cucina per riscaldare dei maccheroni e un paio di sedie che scendono dall'alto attaccate con una corda elasticizzata, simboleggianti quelle tante centinaia solitamente affittate per le feste dalla singolare famiglia Saporito, formata dallo zi' Nicola di Nunzio Croce che se ne sta su una sedia a dondolo senza profferire verbo, esprimendosi solo attraverso un fischietto, una tromba a pompa, una troccola e qualche fiaccola accesa (non utilizza qui i bengala e i mortaretti) e dai nipoti Carlo, sempre affamato, qui al femminile di Fabrizia Salibra e Alberto (Orazio Berenato) reo d'innestare il pasticciaccio. Costui infatti di notte sogna che l'amico Aniello Amitrano venga ammazzato da un componente della vicina famiglia Cimmaruta, composta dalla sofisticata Matilde (Chiara Trimarchi), dal marito con codino don Pasquale ( Lorenzo Rigano) dalla sorella di quest'ultimo donna Rosa dedita alla cucina ( Stefania Pecora) e dalla cameriera Maria (Alessandra Santisi). Nel sogno Alberto vede che qualcuno di loro fa sparire il cadavere e vede pure dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L'indomani Alberto fa la denuncia in questura e i Cimmaruta vengono arrestati da un buffonesco brigadiere dei carabinieri (Donatella Del Mastro in vari ruoli), anche questo al femminile, come lo è il portiere Michele (Claudia Laganà) che aiuta Alberto a cercare i documenti, chiaramente inesistenti, avendo a questo punto la netta percezione d'aver sognato un omicidio inesistente e intuire, dopo aver ritirato la denuncia, i guai che potrà avere col procuratore che sospetterà che lui abbia ritrattato per paura od altro e con i vicini che lo quereleranno per calunnia. Niente di tutto questo perché a questo punto scatterà un meccanismo che svelerà le meschinità di tutti i protagonisti. Da Carlo che cercherà di vendere con l'assenso del fratello le 450 sedie che giacciono accatastate e da tutti i componenti della famiglia Cimmaruta che vengono a trovarlo uno alla volta mostrandosi stranamente gentili, accusandosi l'uno con l'altro. Addirittura confesseranno d'essere loro gli assassini d'un omicidio inesistente perché il presunto morto è vivo e vegeto e comparirà davanti a loro mostrando al brigadiere la carta d'identità e aggiungendo che la sua assenza era dovuta ad una visita fatta ad una zia di Caserta. Alberto verrà scagionato da ogni imputazione e fingendo di aver trovato i documenti, griderà che gli assassini sono loro perché hanno sospettato l'uno dell'altro, perdendo stima e fiducia e sfiorando financo un delitto che avrebbero potuto commettere nei suoi confronti. Bravi i nove protagonisti, alcuni al loro primo debutto, guidati dall'esperienza di Stefania Pecora e da una Alessandra Sinisi che già esprime notevoli doti mimetiche e vocali. C'è in quest'opera lo zampino di Pirandello espresso attraverso l'ambiguità tra realtà e sogno, del resto evidenziato da Eduardo pure in Questi fantasmi e c'è il tema dell'incomunicabilità simboleggiato dallo zi' Nicola che ha rinunciato a parlare esprimendosi con un suo codice dove i punti e le virgole vengono tratteggiate dal rumore degli oggetti indicati prima, tornando a parlare sul punto di morte, esclamando solo "Per favore un po' di silenzio". Un tema quello del mutismo e del silenzio che ritornerà col "Teatro dell'Assurdo" di Beckett e Ionesco, cui chiaramente Cucinotta si ispira in questa sua notevole messinscena.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 05 Aprile 2017 09:05

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