sabato, 13 aprile, 2024
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GINGER E FRED - regia Monica Guerritore

"Ginger e Fred", regia Monica Guerritore. Foto Manuela Giusto "Ginger e Fred", regia Monica Guerritore. Foto Manuela Giusto

di Federico Fellini, Tonino Guerra, Tullio Pinelli
con Monica Guerritore, Massimiliano Vado
e con in o.a. Alessandro Di Somma, Mara Gentile, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno, Valentina Morini, Claudio Vanni
scenografia Maria Grazia Iovine
costumi Walter Azzini
coreografie Alberto Canestro
light design Pietro Sperduti
regista assistente Leonardo Buttaroni
direttore allestimento Andrea Sorbera
adattamento e regia Monica Guerritore
produzione Teatro della Toscana, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Società per Attori
Thiene (Vicenza), teatro Comunale, 5, 6, 7 marzo 2024

www.Sipario.it, 7 marzo 2024

Adattare un film scritto dal maestoso trio Fellini Guerra Pinelli può essere in partenza un rischio bello grosso, che Monica Guerritore ha corso fin dall’inizio, ma del tutto consapevole e forte di una solida esperienza artistica, mettendo in piedi lo spettacolo Ginger e Fred di cui è anche regista, oltre che interprete, visto a Thiene in una delle ultime repliche della stagione e inserito in una storica e tradizionalmente molto forte rassegna teatrale locale. Che cosa ci racconta la Guerritore, o meglio quel progetto, che mira(va) tra gli altri aspetti a ricordare il crimine che la tv di oggi che tutto tritura fa di ogni tentativo culturale? E di ogni possibile appiattimento manipolatorio sul pubblico che quando torna a casa la sera, stanco, non viene nemmeno lontanamente abituato a una sana educazione culturale, anche minima? In scena c’è un terribile e kitsch studio televisivo, che è bene pensare di un’emittente commerciale scafata e desolante, appunto, dove si radunano tutti i personaggi scelti con cinismo per provare a far divertire lo spettatore medio. Anche nel nome del The show must go on. Illusi di poter contare qualcosa solo perché dentro lo schermo si ritrovano per lo show di Natale una galleria di individui, artisti, diciamo, già annientati dal tempo e dalla logica di quella tv che ora non gli può più riconoscere, se anche ci sono stati, i piccoli grandi fasti del proprio precedente periodo. E anche Amelia e Pippo, Ginger e Fred, si trovano tra loro, pronti ma non del tutto consapevoli, almeno all’inizio, a esser stritolati dall’orribile meccanismo che nulla salva e che si mostra impudente e barbaro, come la tv appunto di oggi. Certo Fellini e i suoi collaboratori avevano visto giusto, anticipando il mondo che sarebbe arrivato, televisivamente parlando. Scorrono uno dopo l’altro dunque alcuni personaggi che comunque con l’arte, ahiloro, poco hanno a che fare ma che pur di rimaner a galla cercando di trovare la propria dignità accettano anche uno show dei sosia così deleterio ed irritante: così appare la copia di Lucio Dalla, che per volontà produttiva viene trasformato in un coccodrillo, quella di Clark Gable, la Brigitte Bardot ben lontana da lei ,attrici e attricette, showgirl varie, tutto dovrebbe vertere sul personaggio centrale, che  è l’ammiraglio, che deve, e sottolineo deve, a tutti i costi generare empatia, commozione. Che, sempre nel cinismo più assoluto, nel suo momento clou termina malamente una recita della vita, tanto a questo punto realtà e finzione s’intersecano. Lo spettacolo di Monica Guerritore parte lento come un vecchio diesel, fino a che trova una sua dimensione grazie proprio alle caratterizzazioni dei personaggi: il presentatore (bravo, esilarante Diego Migeni), l’assistente di studio Fiorenzo, che Nicolò Giacalone interpreta ottimamente con grande certezza e baldanza ridicolaggine, lo stesso ammiraglio, un travestito, addirittura un delinquente in manette. E’ un triste concentrato di umanità, nel quale Ginger e Fred, Amalia e Pippo fanno fatica a riconoscersi, perché è uno scaduto, e male, mood professionale, e pure esistenziale. Qui vanno in scena distacchi e nuove speranze, un disprezzo grossolano e antipatico da parte di chi detiene un certo potere, attraverso i suoi, chiamiamoli, servi, e una serie di maschere mai rassegnate, meste. Massimiliano Vado ha dalla sua l’esperienza, ed è un Fred incredulo, disarcionato, Monica Guerritore si muove con la sua grande personalità, le dolci movenze, donando a Ginger amore e fierezza, disorientamento e incredulità, fierezza di un mondo che comunque fu, che col presente e col futuro c’entra davvero poco, ed è molto, molto brava come sempre. Ginger e Fred nel completare, seguendo la storia, il percorso del tritatutto a danni di persone vere, però, raggiunge i suoi obiettivi, piace anche per il coinvolgimento creato e trattandosi, a Thiene, di un teatro, il Comunale, dalla grande tradizione, qualcosa vuol dire sicuramente. 

Francesco Bettin

Ultima modifica il Venerdì, 15 Marzo 2024 05:02

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