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INDIFFERENZA (L') - regia Pablo Solari

"L'indifferenza", regia Pablo Solari. Foto Nicolò Degl'Incerti Tocci "L'indifferenza", regia Pablo Solari. Foto Nicolò Degl'Incerti Tocci

scritto e diretto da Pablo Solari
con Luca Mammoli, Woody Neri, Valeria Perdonò
scenografia e costumi Maddalena Oriani
sound design Alessandro Levrero
light design Fabio Bozzetta
fotografie Nicolò Degli’Incerti Tocci
produzione Teatro i, Centro Teatrale MaMiMò
Teatro i, Milano, dal 4 al 16 dicembre 2019

www.Sipario.it, 8 dicembre 2019

L’indifferenza e i suoi rischi nella commedia della vita 

Da un confessionale moderno e quasi trasparente si intravedono un uomo e, più in là, una donna. Davanti a questa sorta di nascondiglio c’è un tavolo a cui è seduto un uomo. L’altro, l’uomo del confessionale, si palesa in scena e si siede anche lui al tavolo. Inizia a parlare. È criptico. È venuto da molto lontano. Ha un tono quasi religioso e in mano tiene un libro che sembra la Bibbia. Racconta di sua figlia stuprata e uccisa in guerra. Inizia così “L’indifferenza”, sotto un alone di mistero che da qui in poi assumerà toni noir per farci scoprire   lentamente il legame dei fatti narrati. E anche noi vogliamo essere criptici nello scrivere di questo spettacolo, per non svelare i segreti che sono i veri punti di forza di tutta la storia. Diciamo, soltanto, che la ragazza morta sarà motivo di una vendetta; che una moglie sterile diventerà madre; e che del figlio nato da questa, non si conoscerà chiaramente il padre. Il finale prevede poi un omicidio “prolungato” dove la lama di un coltello sarà la protagonista. 
Pablo Solari scrive e dirige una drammaturgia che ci fa riflettere su quello che è l’Indifferenza. Quell’assenza, quel non dare nessun peso alle conseguenze delle proprie azioni, quell’apatia morale ed emotiva che contraddistingue le nostre esistenze. La scena ci offre, e qui diciamo qualcosa di più, un uomo colpevole di efferati fatti, una moglie incapace di provare piacere sessuale che viene sedotta e violentata da uno sconosciuto e un predicatore che diventa uno stupratore. Sono questi i tre personaggi della pièce legati tragicamente dalle scelte esistenziali che fanno. E alle cui conseguenze restano indifferenti. Almeno in apparenza. I sensi di colpa li inseguiranno nell’inconscio fino a quando non sarà più possibile tenerli nascosti.
Soltanto il predicatore, un anticristo moderno, rimarrà impassibile alle sue responsabilità. Un coltello (la lama in scena, forse evitabile, crea troppa tensione) metterà fine ai suoi giorni in un finale non del tutto chiaro, in cui morte e resurrezione si alternano, che ci confonde ma che conclude una pièce ben interpretata e mai noiosa.       

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Lunedì, 09 Dicembre 2019 21:49

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