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UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO - regia Pier Luigi Pizzi

Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci in "Un tram che si chiama desiderio", regia Pier Luigi Pizzi Mariangela D’Abbraccio e Daniele Pecci in "Un tram che si chiama desiderio", regia Pier Luigi Pizzi

di Tennessee Williams
Traduzione di Masolino d’Amico
Adattamento scena e regia di Pier Luigi Pizzi
Interpreti: Mariangela D’Abbraccio, Daniele Pecci, Giorgia Salari, Eros Pascale, Erika Puddu, Giorgio Sales, Diego Migeni
Musiche Matteo D’Amico. Artigiano della luce Luigi Ascione
Produzione GITIESSE Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses
Teatro Vittorio Emanuele di Messina 12 e 13 marzo 2022

www.Sipario.it, 13 marzo 2022

Il tram è quello che prende Blanche per recarsi dalla sorella Stella una volta giunta a New Orleans proveniente da Laurel, cittadina del Mississipi, dove abitavano i suoi genitori, significando per lei il desiderio di cambiamento, dare una svolta alla sua vita dopo essersi lasciata alle spalle un ammasso di macerie celate nel suo fragile cervellino. Basterà una quisquilia per farle riemergere i suoi non facili trascorsi: la casa di famiglia pignorata, un matrimonio andato a rotoli col giovanissimo Allen Grey morto suicida forse perché gay, l’allontanamento dalla scuola dove insegnava inglese per aver fatto sesso con uno studente minorenne, parecchie storie con uomini quando ha vissuto all’hotel Flamingo popolato da prostitute, un ricorso all’alcool per cancellare le brutture della sua vita. Una storia questa di Un tram che si chiama desiderio che per Tennessee Williams è il titolo della sua opera più riuscita, ispirata proprio alla sua frequentazione con questo mezzo a rotaie che gli è valso nel 1947 il Premio Pulitzer. Da 75 anni è un lavoro molto amato da registi e attori forse perché permette di mettere in luce talenti e doti interpretative, maturate magari da coloro che hanno un dono innato o frequentato la scuola stanislavskijana dell’Actors Studio di Lee Strasberg a New York. Del resto temi come l’omosessualità, il sesso, il disagio mentale, il maschilismo, la violenza domestica, la repressione del femminile, l’ipocrisia sociale, si possono esprimere nei modi più realistici attraverso training e appropriate lezioni teatrali. Si prenda ad esempio il ruolo di Blanche vestito da una volitiva e corretta Mariangela D’Abbraccio: lei fa di tutto per darle i giusti connotati, avvolta sempre da ampie mise attenta a non mostrare un filo di pelle, affettuosa con la sorella Stella (Giorgia Salari), in particolare quando sa che è in cinta, purtroppo, d’un violento e maleducato marito, lo Stanlay di Daniele Pecci, subendo da costui pure uno stupro voluto-non-voluto e dispiaciuta oltremodo per non potere essere impalmata da Mitch (Stefano Scandaletti) perché “non è abbastanza pulita per entrare nella casa di sua madre”. Un ruolo difficile quello di Blanche che ha avuto al cinema e in teatro notevoli star e attrici di razza come Cate Blanchett e Isabelle Huppert, Mariangela Melato e Laura Marinoni, Jessica Lange e Glenn Close e tante altre ancora. Tuttavia si fa appezzare la limpida traduzione di Masolino D’Amico e la messinscena al Vittorio Emanuele di Messina di Pierluigi Pizzi ricalcante quasi stilemi da Off-Broadway con una scena dello stesso Pizzi composta da un sottoscala grigio-antracite, il cui ingresso, posto su un ballatoio con ampio finestrone, è provvisto di una scaletta che conduce nell’unico ampio spazio che condensa un letto grande, salotto, cucina e bagno. A differenza dello spettacolo di Antonio Latella visto anni fa all’Ambasciatori di Catania che iniziava dalla fine, da quando la Blanche della Marinoni viene portata in braccio da un medico in un manicomio, svolgendo poi all’indietro il nastro registrato della sua vita, quasi come quel personaggio del film La vie à l’envers di Alain Jessua del 1965, qui la Blanche della D’Abbraccio, cui dice che la realtà non le piace, accetta di buon grado d’essere portata in un ospedale psichiatrico da un dottore e un’infermiera sbucati fuori, per come sono agghindati, da un esercito della salvezza.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Martedì, 15 Marzo 2022 23:47

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