mercoledì, 19 febbraio, 2020
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WASTED - regia Giorgina Pi

"Wasted", regia Giorgina Pi. Foto Simone Cecchetti "Wasted", regia Giorgina Pi. Foto Simone Cecchetti

di Kate Tempest
traduzione di Riccardo Duranti
uno spettacolo di Blueemotion
regia di Giorgina Pi
con Sylvia De Fanti, Xhulio Petushi, Gabriele Portoghese
scene Giorgina Pi, consulenza ai costumi Gianluca Falaschi
luci Andrea Gallo, suono Paolo Panella/Lorenzo Danesin
produzione Emilia Romagna Teatro in collaborazione con Angelo Mai /Bluemotion
al Teatro delle Passioni, Modena, 17 dicembre 2019

www.Sipario.it, 1 febbraio 2020

Una sorta di grande freddo, un bilancio di vita, una maturità mai compiuta, sogni infranti e il peso della quotidianità: sono gli elementi di Wasted di Kate Tempest, autrice londinese, narratrice del disagio di una generazione che si è vista sfuggire via fra le dita i sogni, per inedia, per pigrizia, perché semplicemente si è lasciata vivere. E questo è quello che accade ai tre protagonisti di Wasted che si ritrovano nella sala prove dove un tempo nutrirono sogni di rivoluzionare il mondo e ora sono lì per commemorare il decennale della morte di Tony, il loro più caro amico. Ted (Gabriele Portoghese) fa l’impiegato, ha una famiglia, Danny (Xhulio Petushi) continua a rincorrere il sogno di vivere di musica, di sfondare e si trascina a suonare in pub sconosciuti, Charlotte (Sylvia De Fanti) fa l’insegnante e ha deciso di lasciare tutto, di andar via, di partire. I tre si ritrovano per trascorrere una notte all’insegna di spinelli e alcool nel ricordo dell’amico, nel ricordo di sogni rincorsi e poi svaniti nella quotidianità. L’amico morto assume per i tre la statura del mito, dell’inarrivabile possibilità del cambiamento e della vita che non ti aspetti e che ti sorprende. 
Ted vorrebbe andarsene dalla sua vita familiare e lavorativa normale e quella notte gli dà la parvenza della trasgressione, poi la normalità ritorna con la telefonata della moglie. Charlotte ha deciso di lasciare tutto, ma sul più bello, sul momento di andare fa marcia indietro, ritorna dai suoi ragazzi, da quegli studenti che in fondo la fanno sentire viva. Danny dopo aver sperato si avere in Charlotte una spalla, di riuscire a dare vita ad una relazione, torna a sperare che prima o poi metterà la testa a posto, che prima o poi arriverà l’occasione giusta per sfondare… 
Giorgina Pi ha sotto mano un materiale attoriale interessante, ma a rendere lo spettacolo prevedibile dall’inizio alla fine è proprio il testo di Kate Tempest che è intuibile battuta dopo battuta, in cui storie e riflessioni sono di una banalità disarmante, di un’ovvietà che non va oltre il luogo comune. Solo per fare un esempio ecco cosa Danny dice riferendosi a Tony, l’amico morto dieci anni prima: «Se fossi vissuto fino a oggi, saresti solo diventato grasso e noioso come noialtri. Non saresti stato diverso». Non solo ciò che viene detto oltrepassa il limite dell’ovvietà ma come viene detto ha un che di artificioso, di finto, una lingua che non comunica ma è solo artificio. In tutto ciò i tre interpreti fanno fin troppo, ma inevitabilmente sono prigionieri di una storia che con la pretesa di essere esemplare e generazionale, finisce solo con l’essere banale. Fra i tre – tutti dignitosamente corretti – quello che forse conosce maggiore inquietudine e una carnale capacità di raccontare un bilancio asfissiante della quotidianità è Gabriele Portoghese che fra i tre è senza dubbio il più vero. Giorgina Pi porta l’intera azione nella sala prove e unico momento di poesia è quando a fianco di ognuno di loro compare l’omologo ma in versione bimbo… quasi a suggerire una potenzialità esistenziale ancora inespressa, quasi a voler fermare in un lampo il momento (l’infanzia?) in cui tutto è ancora possibile, in cui - forse con il senno di poi – tutte le strade sono ancora aperte… In questo c’è forse l’unico tocco poetico di Wasted di Kate Tempest, insieme al mettersi in gioco dei tre interpreti cui va offerto il doveroso applauso del pubblico. 

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 02 Febbraio 2020 08:27

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