lunedì, 20 novembre, 2017
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FESTIVAL DI SPOLETO 60 - EDIZIONE 2017: "La scortecata" di Emma Dante. -a cura di Gigi Giacobbe

Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola in "La scortecata" di Emma Dante Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola in "La scortecata" di Emma Dante

La scortecata di Emma Dante
liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi di Spoleto nell'ambito del 60° Festival dei due Mondi

Sono davvero da antologia teatrale i due attori Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola nei panni di Rusinella il primo di Carolina il secondo, interpreti formidabili de La scortecata, un testo riscritto e messo in scena in modo unico da quell'estro registico che è Emma Dante al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi di Spoleto nell'abito del 60° Festival dei due Mondi, liberamente tratto dalla fiaba o meglio da lo trattenimiento decemo de la iornata primma del Pentamerone di Giambattista Basile, meglio noto come Lu cuntu de li cunti che assembla 50 favole popolari in cinque giornate. Riguardo al fatto che siano due uomini ad impersonare due donne (vecchie) don deve destare meraviglia, anche perché questi travestimenti avvenivano già 25 secoli fa al tempo dei tragici greci e poi financo in epoca rinascimentale al tempo di Shakespeare. Dunque nessuno scandalo. La scena o meglio i pochi elementi scenici della stessa Dante (suoi pure i costumi) riassunti in una maquette di castello tra due piccole sedie pieghevoli di legno (due seggiulelle come lei ama chiamarle), una porta adagiata a terra sul proscenio e una cassapanca sul fondo tipo quella dei prestigiatori, situati al centro del palcoscenico nudo e nero, come può essere una tela del Caravaggio che si popola poi con i due realistici personaggi splendidamente illuminati qui da Cristian Zucaro. I due hanno una retina in testa, indossano sottane color carne da mercatino dell'usato e sono cinti da larghe mutande e da lunghe calze trasparenti arrotolate sopra le ginocchia d'identico colore e sono colti all'inizio nell'atto di succhiarsi il mignolo con movimenti veloci simil-fellatio, giusto per far si che alla voce flautata d'una delle due, che ha fatto innamorare il re del luogo che abita sopra le teste della loro baracca, si aggiunga quel dito affusolato liscio e giovanile che colui potrà solo vedere attraverso il buco della serratura di quella porta. Il sovrano dopo aver invitato la più giovane a trascorrere una notte d'amore, le luci dell'alba sveleranno che trattasi d'una vecchia rattrappita e rugosa, meritevole solo d'essere scaraventata fuori dalla finestra e finire sopra un albero di fico. La vecchia rimane in vita e fortuna vuole che da lì passi una fata che le fa una magia sì da trasformarla in una bellissima e giovane donna che farà innamorare il re di prima e prenderla in sposa subito dopo. Quando l'altra sorella invitata a corte le chiede come ha fatto la sorella miracolata ad avere questa improvvisa metamorfosi, costei le dice d'essersi fatta scorticare dalla testa ai piedi e che poi le è cresciuta una pelle vellutata da ragazzina. Piena di rabbia e d'invidia la vecchia donna va da un barbiere e gli chiede di scorticarla senza preoccuparsi se il suo corpo si ammanterà di sangue e la favola finisce con questa cruenta immagine e con una morale facilmente intuibile rivolta in particolare a quelle donne, di ieri e di oggi, che vogliono apparire seducenti e belle ad ogni costo, a rischio pure da non essere neppure riconoscibili a se stesse e a quelli che le stanno intorno. Si muovono all'unisono Maringola e D'Onofrio, si scambiano i ruoli di Rusinella e Carolina, anche perché entrambe vogliono godere del loro re cui basta soltanto una corona bianca sulla testa per identificarlo. E rimane impresso il loro modo di sedersi sulle due seggette afferrandosi per mano e stendendo le loro braccia al ralenti, l'aulico linguaggio napoletano, non sempre comprensibile a chi scrive, scurrile a volte, mentre chiare giungono le note di 'A tazza 'e cafè cantata da Sergio Bruni o da Murolo, o quell'altra bellissima Simmo 'e Napule paisà che anticipa quel Mambo italiano di Carosone con i due interpreti che mimano posizioni da kamasutra. Si svelerà poi il volto della vecchia megera e subito dopo, per incanto, D'Onofrio diventa la fata che trasforma Maringola in una vamp dalla parrucca rossa che indossa un bianco abito illuminato in trasparenza, quasi una farfalla che vuole prendere il volo o una Reginella con la voce di Massimo Ranieri che canta ti si fatta 'na veste scullata.... Infine in chiusura Maringola fa la scortecata, D'onofrio lo scorticatore con un coltello in mano, ritratti entrambi come un'immagine caravaggesca accostabile per crudeltà a quella Giuditta che taglia la testa ad Oloferne. Successo per lo spettacolo di Emma Dante prodotto dal Biondo di Palermo, dallo stesso Festival di Spoleto in collaborazione con Atto Unico Compagnia Sud Costa Occidentale.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Martedì, 18 Luglio 2017 11:07

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