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LILI ELBE SHOW – coreografie Simone Repele e Sasha Riva

"Lili Elbe Show", coreografie Simone Repele e Sasha Riva. Foto Nicolas Dupraz "Lili Elbe Show", coreografie Simone Repele e Sasha Riva. Foto Nicolas Dupraz

Liberamente ispirato al libro The Danish Girl
Coreografie  Simone Repele e Sasha Riva
Danzatori  Silvia Azzoni, Jamal Callender, Christine Ceconello, Simone Repele, Sasha Riva
Costumi  Francesco Murano
Musiche  J.S.Bach, D.Haugaard, V.Wesenlund, Folkstow, Adamson & Vaggvisor, D.Lang, Everando, I. Nielsen, Antony & The Johnsons, M.Richter
Compagnia  RIVA & REPELE
Coproduzione  Riva & Repele, Daniele Cipriani Entertainment e Fondazione Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano
Al Teatro Bellini di Napoli, dal 17 al 19 febbraio 2023 

www.Sipario.it, 13 febbraio 2023

Einar e Gerda Wegener sono due pittori, marito e moglie, un paesaggista e una ritrattista, che forse per la società vivono una vita felice e tranquilla, normale, direbbero in molti. E invece, non è così. La storia vera da cui già furono tratti un libro e un lavoro cinematografico, ispira anche la trasposizione in danza, col difficile, ma regolare racconto per movimenti, musica e legazioni coreografiche, in una vicenda privata, intima e personale, ma che diventa pubblica e non solo perché portata in scena e quindi in sala, sotto gli occhi degli spettatori, ma anche perché quello che vive Einar l’hanno vissuto, lo vivono e lo vivranno tante altre persone. Una cornice sulla scena è sia lo specchio sia il passaggio verso mondi e dimensioni altre, quell’oltre che c’è sempre nell’animo di ognuno e che tante volte si sposa con la propria personalità, mentre tante altre volte ci si scontra con quella personalità, ci fa a pugni e rincorre invece un’altra parte di sé, la sensazione di essere diversi, di sentirsi diversi non soltanto dall’aspetto in cui la natura ci ha incanalato, ma anche da quello che di conseguenza la società si aspetta da noi e dalle convenzioni e convinzioni in cui quindi siamo già predisposti automaticamente. Ecco che il pittore rincorre da un lato la sua anima femminile, la Lili che forse è sempre esistita dentro di lui e che infatti appare già dal primo specchiarsi, dal primo leggere se stesso attraverso il guardare se stesso; dall’altro sua moglie Gerda, accanto a lui anche in questo, forse uniti da una gravidanza mai realizzata e tuttavia sempre desiderata e ricercata, nonostante tutto, da entrambi, sicuramente uniti da un inesauribile amore per l’arte, espressione attraverso la quale anche chi non è compreso e non si comprende può probabilmente liberarsi. Pochi mesi dopo l’operazione (siamo negli anni ’30 del ‘900 e questo è ufficialmente il primo intervento di riassegnazione sessuale) Lili morirà, ma la sedia a rotelle su cui apparirà in scena la porterà idealmente al suo personalissimo show tanto sognato e, anche se mai portato avanti fino in fondo, non per colpa propria, almeno uno show unico, finalmente suo, in tutto e per tutto. E poi, un altro personaggio, un uomo che compare sulla scena inizialmente come una figura quasi misteriosa e poi sempre più presente, sempre più “uomo”(manden, in danese appunto uomo) incarna lo stereotipo del “maschio”, del desiderio e di chi Einar non si sentirà mai anche se forse gli altri lo vorrebbero così. Ci vengono dunque presentati i ruoli che accompagnano Einar nel suo viaggio verso il vero se stesso, verso il suo essere donna. Man mano che si dispiega sulla scena la fluidità dei movimenti e la bellezza e la poesia di coreografie quasi oniriche, quasi spostate in una dimensione superiore, leggera della danza, del contemporaneo e del modern, ma anche più forte, come quella della realtà che questa danza racconta, comprendiamo come questo spettacolo crei anche una sorta di empatia, di magia, un invito a chiunque di portare alla luce i propri veri sentimenti, quasi come a dire di essere a proprio agio con se stessi e quindi di lottare, nonostante tutte le difficoltà, verso la libertà e la comprensione di sé e degli altri, dagli altri. I due ballerini, Sasha Riva e Simone Repele, si fermano insieme a raccontare al pubblico il loro spettacolo, spiegando come precedentemente lavorassero in importanti compagnie, ad esempio a Ginevra e come invece già prima della pandemia da Covid – 19 abbiano scelto di mettersi in gioco autonomamente, lavorando a progetti e mettendo insieme altri grandi danzatori, nomi importanti (come in questo caso Silvia Azzoni, Jamal Callender, Christine Ceconello), con la conseguente difficoltà di mettere insieme delle prove di scena che potessero accordare gli impegni di tutti e realizzare così un prodotto scorrevole e rispettoso della verità dei fatti. Un’ora di storia in movimento, per corpo e musica, il risultato della creazione di personaggi con delle proprie emozioni da comunicare, musiche anche della tradizione danese o con il coinvolgimento di cantanti trans gender, un dibattito alla presenza di associazioni e iniziative sociali, narrazioni personali come una professoressa nata professore che ha trovato l’appoggio dei suoi ragazzi, dei suoi alunni, nel suo viaggio attraverso il cambiamento. «Questo spettacolo andrebbe portato nelle scuole», sentiamo dire da molti ed è proprio quello che nell’ultima giornata di replica sarà: alla presenza di licei e scuole di danza per parlare con i gesti di amore, di libertà e soprattutto di diversità, nel senso bello che questa parola ci comunica, ossia il fatto che ognuno nasce unico e irripetibile e, in quanto tale, non conformabile in tutto e per tutto a nessun altro essere umano, né tantomeno, al denigratore giudizio altrui.                                                                                                                                                                                                

Per far sì che anche solo una persona che si sente sola a causa del disagio che sente di provare, trovi la forza per raccontarsi e per scegliere la sua nuova vita.                                                                                            Canta Gianmaria a Sanremo «E se seguendo gli altri/Lascio indietro me stesso/Farò di tutto per stare da solo un momento/Ma che ti sembro un mostro?/Guarda che sono a posto».                                                                                      

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Febbraio 2023 18:55

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