lunedì, 26 settembre, 2022
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LA PORTA DIVISORIA - di Fiorenza Carpi

"La porta divisoria", di Fiorenza Carpi. Regia Giorgio Bongiovanni. Foto Riccardo Spinella "La porta divisoria", di Fiorenza Carpi. Regia Giorgio Bongiovanni. Foto Riccardo Spinella

OPERA IN UN ATTO E 5 QUADRI (COMPLETAMENTO DI ALESSANDRO SOLBIATI)
Musica di FIORENZO CARPI
Libretto di GIORGIO STREHLER
PRIMA ESECUZIONE ASSOLUTA TEATRO CAIO MELISSO SPOLETO 2 SETTEMBRE 2022
ALLESTIMENTO A CURA DEL TEATRO LIRICO SPERIMENTALE BELLI DI SPOLETO
Interpreti
Davide Romeo, ELena Finelli, Oronzo D'Urso, Giacomo Pieracci, Michele Ciulla,
Simone Van Seumeren, Antonia Fino, Antonia Salzano, Veronica Aracri, Davide Peroni,
Elena Salvatori, Federica Tuccillo
ENSEMBLE TEATRO LIRICO SPERIMENTALE BELLI
Direttore MARCO ANGIUS
Regia di GIORGIO BONGIOVANNI
Scene di ANDREA STANISCI
Costumì di CLELIA DE ANGELIS
Luci di EVA BRUNO
Ricostruzione e Riduzione di MATTEO GIULIANI
Spoleto, Teatro Caio Melisso 2 settembre 2022

www.Sipario.it, 7 settembre 2022

Sembra quasi un arcano quello che riguarda la vita e l’opera di Fiorenzo Carpi. Egli fu un raro esempio di modernità e di lucidità novecentista in una nazione che spesso guardava o ad un certo passato o ad un certo futuro, ignorando a volte il presente. Ebbene Carpi invece è forte di vivere il suo presente, di essere testimone forte e consapevole di una rivoluzione culturale che porterà non solo la musica, ai confini con le sinestesie e alle aperture di cui oggi ne godiamo meritatamente o immeritatamente. Certo è che la vita e l’opera di Fiorenzo Carpi meriterebbero molta più attenzione da parte di quella critica e/o di quella dotta visione musicologica che in Italia è oggi non proprio a la page. Ed è così che dopo anni e anni, dopo un lavoro certosino di ricerca, di ricostruzione e di revisione, finalmente quello che era considerato il lavoro più misterioso di Carpi ha finalmente un nome, un luogo, una scena, una musica che è quella del Teatro Caio Melisso di Spoleto dove il Centro Sperimentale Belli ha puntato alla fruibilità di questo lavoro. E che lavoro! Carpi non si lascia intimidire dalla sua funzione di applicatore della sua musica, non si lascia condurre sulle strade della musica assoluta o essenziale o distaccata dalla applicazione. Perché essa stessa è applicazione. E quando si trova di fronte ad un dilemma serio, ovvero quello di mettere in musica quello che è il dramma dell’umanità reietta e difforme, ebbene non ci pensa su due volte e compone una partitura che dire magnifica è dire poco. Certamente sarebbe ben facile dire che l’entusiasmo potrebbe non far sentire e vedere con giusta misura il lavoro di Carpi e di Strehler La porta divisoria. Si potrebbe per la grande stima di uno dei pochi compositori che in una nazione alquanto sclerotizzata verso il passato o il futuro è uno dei pochi che riesce a tenere ben dritta la barra di navigazione e scrivere come pochissimi, in una maniera adamantina, ricchissima di storia e di riferimenti certo, ma mai come nei lavori di Carpi l’attualità della scrittura è così presente. Anche per quei cultori della musica che non si deve applicare al cinema, Carpi rappresenta l’eccezione, la forza motrice di un personaggio che nella sua infinita modestia e umanità ha saputo ben narrare il suo vissuto e ha cercato, per quanto possibile, di riportare il sentimento non proprio comunque ma quantomeno veritiero di una nazione che dal fascismo in poi ha attraversato tante epoche una più controversa dell’altra. Quindi tornando alla narrazione di La porta divisoria è giusto dire che in quel tempo non lungo di visione e di ascolto ciò che appare è proprio quella bellezza sincera di una scrittura che cerca con grande dolore di narrare l’inenarrabile, l’orrore, il diverso umano. Carpi che invece sapeva bene cosa significasse vivere e vivere con sofferenza, non esita nell’ usare un linguaggio che si distacca dal suo tonalismo della comunicazione teatrale o televisiva e presenta invece un grande innamoramento verso quella logica che Anton Webern faticò non poco a generare nel corso del tempo. Non solo, ma proprio l’innamoramento verso l’espressionismo, verso Hindemith, verso quella possibile cura dell’animo umano attraverso una musica che non fosse di consonanze ma che andasse a generare nella persona un motivo per scendere negli inferi interiori. Ed è bello scoprire questo in Carpi, quando sul testo di Strehler riesce a far parlare con un linguaggio triste e solenne quella musica che forse più di tutte poteva essere utile per narrare il suo sentito vissuto emotivo. E’ vero poi da buon compositore che conosce il teatro egli fa una cosa stupenda, porta il teatro nel teatro, usa quei suoni che fanno parte della scena teatrale e li fa diventare suoni d’orchestra. Quelli che vengono nominati come elementi di musica concreta. Non sono molto convinto della sua vicinanza, di Carpi s’intende, a John Cage. Non è lì la matrice di tutto questo ma è invece in quella tavolozza talmente ardente di vita che egli decide di dispiegare che diventa tutto segno, chiarissimo, illuminato. Poi sostenere che egli fosse o non fosse è tempo di altre chiacchiere. Che non ho intenzione di fare. Invece mi piace sottolineare come tutta la macchina della messa in scena sia stata fenomenale, sia nella recita del 2 che di quella del 3 settembre. E’ forte un sentimento, quello cioè di rispettare Fiorenzo Carpi, di disvelare la sua sofferta umanità con estremo garbo e con sentito amore. Da parte di tutti, pertanto l’elenco è superfluo. Sarebbe incredibilmente indispensabile che ora dopo questo, ci potesse essere la presenza di quella che sarebbe il documento della memoria, ovvero una incisione e una stampa sia del libretto che della partitura. Anche se molti obietterebbero dicendo che non servono poiché a pochi interessa e quindi è inutile investire capitali. E invece non è così proprio perché Fiorenzo Carpi che già in vita ha dovuto soffrire le differenze, meriterebbe uno studio accurato, approfondito facendo riferimento proprio a La porta divisoria come esperienza di un presente che sembra brutto ma che è invece talmente umano da commuovere e da far sentire con una stretta al cuore l’assenza terrena di Fiorenzo Carpi.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Domenica, 11 Settembre 2022 09:16

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