venerdì, 12 agosto, 2022
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INEDITO SCALDATI - regia Livia Gionfrida

"Inedito Scaldati",  regia Livia Gionfrida. Foto Rosellina Garbo "Inedito Scaldati", regia Livia Gionfrida. Foto Rosellina Garbo

testi di Franco Scaldati
Drammaturgia e regia Livia Gionfrida
Interpreti: Melino Imparato, Paride Cicirello, Oriana Martucci, Daniele Savarino
Scene e Costumi: Emanuela Dall’Aglio
Consulenza per il suono: Serena Ganci. Assistente alla regia: Giulia Aiazzi
Produzione Teatro Biondo Palermo in collaborazione con Teatro Metropopolare
Teatro Biondo Palermo, Sala Strehler dal 23 marzo al 3 aprile 2022 – prima nazionale

www.Sipario.it, 26 marzo 2022

Odora di putredine questo Inedito Scaldati della giovane e talentuosa regista siracusana Livia Gionfrida andato in scena in prima nazionale nella Sala Strehler del Biondo di Palermo. Un lavoro che sarebbe piaciuto allo stesso Franco Scaldati perché frutto d’una drammaturgia che comprende alcune schegge dei suoi lavori più ustionanti e ficcanti. Un modo pure perché il “sarto di Palermo” poeta e drammaturgo, scomparso nove anni fa, venga ricordato nei modi più confacenti e congeniali. Demiurgo dello spettacolo, molto applaudito alla fine, quel Melino Imparato che di Scaldati fu non solo intimo amico ma pure sodale di tante avventure teatrali, qui colto nei panni d’un poeta con spolverino celestino, a manovrare autorevolmente, quasi con “manu mancusa” come un Prospero qualunque, i suoi giovani e formidabili compagni d’avventura: Paride Ciciriello un “muto” che parla assai, la lavascale Oriana Marcucci pure nei panni d’una elegante Lady Macbeth e Daniele Savarino con una maschera da topo che ci riporta con la mente a quella “femme assise” (donna seduta) di Copi, continuamente sollecitata da questo simpatico roditore. La scena di Emanuele Dall’Aglio è vuota, solo occupata da una poltrona, simile ad uno scranno, da uno spicchio di luna attaccata ad un filo e una corona anch’essa pendente dall’alto. Giocano i quattro protagonisti, facendo sul serio quando impersonano alcuni personaggi del Macbeth shakespeariano. La lavascale strofina il suo straccio ma il sangue dei morti ammazzati non riesce ad andare via dalla superficie: il poeta parla ad un pubblico sordo, il mondo dopo la pandemia sta cancellando con una grossa gomma ogni cosa, comprese la luna, le stelle, il cielo e il mare: il muto avvolto da una corda canticchia se bruciasse la città di Massimo Ranieri, dice che deve andare a comprare il pane altrimenti busca legnate dalla madre, deve starsene tranquillo e zitto altrimenti lo portano all’ospedale dove lui non vuole andarci preferendo tuttavia restare a casa a guardare il Tg4. Seguono tipiche espressioni scaldatiane come quella che prima di entrare nella cassa da morto il muto deve tagliarsi le corna oppure quella più sporcacciona di fargli il favore di grattargli i genitali e altre sconcerie. Si odono echi della guerra in atto e il nome di Putin si accosta a quello di Hitler giocando il poeta a togliere e mettere sulla testa del muto la corona regale, un simbolo del potere che porta solo alla solitudine e alla follia. Sbuca fuori il topo che si muove in bellavista nello spazio fantasma, fra le quinte inesistenti cercando di aggrapparsi in qualche modo alla vita, alle parole che non hanno più senso, alla solidarietà che ha perso ogni significato. Il tempo passa, la lavascale invecchia, il muto si prende una coltellata in pancia, il sangue imbratta le scale, lei lo accompagna poi al cimitero e si convince che possa essere suo figlio. Adesso il poeta canticchia l’Internazionale e danza col topo. La lingua di Scaldata è quella dell’Albergheria, uno dei quartieri più degradati del centro storico di Palermo, che s’intrufola fra le pliche shakespeariane del Macbeth, ma io vi ho visto pure i silenzi surreali di Beckett, quelli espressi in particolare da un paio di personaggi sbucati fuori da un “finale di partita” in cui il poeta di Imparato sembra Ham e il muto di Cicirello il suo servo Clov che trascinano la propria esistenza in un luogo qualunque dove non esiste nulla e passano il tempo a litigare. Un day-after in cui si sente una morte per nulla tragica, piuttosto amica come un giorno di festa quale può essere il 2 novembre che porta doni e dolci ai bambini. Inedito Scaldati, si legge in una nota, è la prima tappa di un percorso di ricerca su Franco Scaldati e in particolare intorno alla radice shakespeariana fortemente presente nell’opera del poeta siciliano.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 28 Marzo 2022 10:19

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