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I 4 DESIDERI DI SANTU MARTINU - regia Dario De Luca

“I 4 desideri di Santu Martinu”, regia Dario De Luca. Foto Angelo Maggio “I 4 desideri di Santu Martinu”, regia Dario De Luca. Foto Angelo Maggio

“I 4 desideri di Santu Martinu”
favolazzo osceno adatto a essere recitato dopo i pasti
liberamente tratto da fabliaux anonimi medievali
con Dario De Luca e Gianfranco De Franco
testo, spazio scenico, disegno luci e regia di Dario De Luca
musiche originali e disegno sonoro di Gianfranco De Franco
costumi e oggetti di scena di Mariella Carbone
allestimento e assistenza alla messinscena di Giovanni Spina
organizzazione e amministrazione di Tiziana Covello
produzione Scena Verticale
Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari il 31 maggio 2024

www.Sipario.it, 14 giugno 2024

Dario De Luca eccellente trovatore con “I 4 desideri di Santu Martinu”
In calabrese, pieno di ritmo, in scena per le musiche Gianfranco De Franco
Grande divertimento, colto e popolare, questo “favolazzo osceno” a Castrovillari

“Favolazzo osceno adatto a essere recitato dopo i pasti” è il sottotitolo dello spettacolo “I 4 desideri di Santu Martinu”, quasi a evocare il Dario Fo delle ricerche popolari, un po’ vere e un po’ finte: a Castrovillari per Primavera dei Teatri, con l’eccellente Dario De Luca - che firma  testo, spazio scenico, disegno luci e regia - si vive dentro una felice immersione favolistica, densa di ritmo,  con tracce del cuntu, mentre si narra, come in tanta tradizione, di desideri mal sfruttati, dove alla fine non si può che essere lieti del ritorno alla situazione iniziale, non importa - o forse sì - se, come sempre, in povertà.

Spettacolo colto - per i costumi, l’aureola di candele e lucine, la scrittura in versi/  recitazione ritmica, la musica di Gianfranco Di Franco in scena - i “quattro desideri” conservano nello stesso tempo un denso, giocoso, carattere popolare, con il gusto divertito del linguaggio scurrile, impudico, da parte di lei prima ancora che di lui, protagonisti due sposi. Del resto il volume di Alessandro Barbero, che contiene questa narrazione, s’intitola proprio “La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali” (edizione Effedì, 2020). “Ohi genti di chista cuntrada,/ si chista gran vici sintiti,/scappati, fujiti, viniti/ scappati, fujiti, viniti…”: lo spazio circolare dentro cui si muove Dario De Luca diviene una sorta di piazza lontana nel tempo dove invitare la gente a raccogliersi, ad ascoltare, per sentire “stu cuntu fatatu”, un racconto innocente, anche se sembra indecente (giusta rima), privo di malizia, capace di donare allegrezza. 

E al pubblico viene chiesto uno sforzo di fantasia per partecipare a questa storia che, moltiplicati gli organi maschili, esige i corrispettivi luoghi d’ospitalità femminile. La traduzione di Le Luca in calabrese non è ostacolo alla comprensione: aiutano le rime, la scansione poetica, alcune ripetizioni. Sacro e profano s’intrecciano, si mescolano con ingenua, scherzosa trivialità. Con un avvio sereno di un marito e una moglie che si volevano bene con il cuore, la testa e i sensi, lui che curava il bestiame, lei che zappava la terra. Ma qualcosa doveva accadere: “c’era una vota e na vota c’era…”. Quale l’evento di novità in molte fiabe? La necessità di recarsi alla fiera per vendere il ricavato del proprio lavoro. Quindici giorni sono tanti, ma davvero fruttuosi, l’uomo grato a “Santu Martinu” a cui era molto devoto. 

De Luca trovatore si mostra lui stesso divertito nel narrare, trovando facilmente la complicità del pubblico, subito catturato dalla fiaba di sapore antico, non poche le risate all’ascolto del giocoso eccesso di voglie, di piaceri, così anche per il cibo, quasi filastrocche di sapori. Con molto vino naturalmente. In lei pensieri su come se la sarebbero “spassata doppu, dintru u liettu. Un si cridìa l’ura”. Ma, ahimè!, troppo aveva goduto lui del cibo, di tante bevute: eccolo che dorme come una pietra, sbuffando come una zampogna, simile a un porco. Una delizia De Luca che imita ironicamente le moine di lei, che non riesce proprio a prendere sonno. Straordinario il sogno, avvolto in fumo magico: l’incontro con il venditore di “trastulli”, “u scialapopulu vinnìa cazzi”!. Un gran diletto tutta la contrattazione per un pezzo particolarmente apprezzato…che la moglie pensava di avere ancora ancora tra le mani al suo risveglio!, “capita chera tutto nu nsuannu”

L’insoddisfazione della donna fa sì che insista per avere lei la possibilità di utilizzare il primo dei quattro desideri donati al marito da Santu Martinu. La sua richiesta una sorta di dannazione: “ti vuagliu tuttu chjinu i cazzi./ E i vuagliu tisi e puntati verso u cìelu/ cumu i fucili ari funerali i nu re”. Il resto prevedibile, dalla comicità crescente. Lui ricambia con la richiesta per lei. Fino a restare senza nulla entrambi…Almeno dunque tornare alle forme originarie! Il tutto in una densa teatralità di ritmi, Dario De Luca travolgente….Con epilogo. Per dire delle parole un po’ volgari, ma sono peggio guerra e fame, strano che si consideri “più osceno ciò che genera  che ciò che uccide”… Tanti, tantissimi gli applausi.

 

Valeria Ottolenghi

Ultima modifica il Martedì, 18 Giugno 2024 07:34

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