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MOGLIE DA RUBARE (UNA) - regia Diego Ruiz

"Una moglie da rubare", regia Diego Ruiz "Una moglie da rubare", regia Diego Ruiz

Testo: Jaia Fiastri
Musiche di Stefano Magnanensi
Scene Salvo Manciagli
Costumi Maria Osman
Regia Diego Ruiz
aiuto regia Manuela Perfetti
Cast artistico:
Stefano Masciarelli, Patrizia Pellegrino, Luigi Tani
Milano, Teatro San Babila 14 aprile 2018

www.Sipario.it, 20 aprile 2018

Il gioco è bello perché dura poco...
Parafrasando il celebre motto intendo sottolineare il valore di brevità: l'unico da ascrivere, alla pièce "Una moglie da rubare".
Da un testo inconsistente e partorito, secondo la sacra leggenda, dalle fervidi menti di Jaia Fiastri e il duo dinamico Garinei e Giovannini, ecco servito al pubblico del San Babila un inventario di doppi sensi e battute a sfondo sociologico: sul mito dell'amore, la vita di coppia e altre calamità moderne il tutto condito da insulsi dialoghi piatti e recitati anche peggio
Ruiz e l'eterno tarlo dell'indecisione...
La Regia di Diego Ruiz è fiacca e impacciata: eternamente indecisa fra uno stile televisivo anni 80- 90 e un aborto di teatro leggero... non convince e non riesce mai a catturare completamente l'attenzione del pubblico presente in sala.
Stefano Masciarelli e Patrizia Pellegrino si alternano, tra performance canore e imbarazzanti duetti di danza (senza scherzi, il tango più brutto della storia).
Intanto, fra un cliché e l'altro, le lancette dell'orologio si inchiodano e il tutto suona sempre più deprimente e perso nella melassa indistinta di risate, scoppi d'ira e duetti d'amore mescolati in un caos incontrollato da commediola in stile oratoriale.
Infine, la presenza di Luigi Tani (veterano del teatro) evoca lo spauracchio scespiriano dell'interprete di qualità; relegato a cameo di lusso (Nota: fra i tre interpreti Tani è l'unico a non portare il microfono in scena), la sua presenza, però, non fa che aumentare ancora di più il deficit degli altri due protagonisti.
Le scene e l'illuminotecnica di Salvo Manciagli sono forse l'elemento più professionale della produzione, tuttavia, sebbene accurate, mancano totalmente di carattere e inventiva.

In conclusione, facciamoci un selfie!...
Pubblico scarso e disattento ma gli applausi cortesi e contenuti hanno comunque convinto e appagato gli attori. Il Finale di serata si è risolto in tono con lo stile della pièce: i due interpreti principali si sono precipitati a incontrare gli spettatori nel foyer fra "simpaticissimi selfie" e qualche battuta di spirito ad hoc la serata si è cordialmente conclusa a tarallucci e vino.
Commedia di grana grossa, sconsigliata a TUTTI

Francesca Bastoni

Ultima modifica il Lunedì, 23 Aprile 2018 05:48

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