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ROSA NON CI AMA (LA) - regia Gianni De Feo

Cloris Brosca e Gianni De Feo in "La rosa non ci ama", regia Gianni De Feo. Foto Manuela Giusto Cloris Brosca e Gianni De Feo in "La rosa non ci ama", regia Gianni De Feo. Foto Manuela Giusto

di Roberto Russo
Regia di Gianni De Feo
Interpreti: Cloris Brosca, Gianni De Feo
Impianto scenografico e costumi: Roberto Rinaldi
Musiche originali: Alessandro Panatteri
Foto di scena e grafica: Manuela Giusto
Consulenza musicale: M.Adriana Caggiano
Consulenza per lo spagnolo: Lorenzo Russo
Ufficio stampa e comunicazione: Giuseppe Giorgio
Produzione: Lab di Tiziana Beato. XV Edizione Campania Tearo Festival
Praterie del Gigante di Capodimonte- Napoli 26 giugno 2022

www.Sipario.it, 1 luglio 2022

Sembrano sbucare fuori da un dipinto di Caravaggio le figure storiche di Carlo Gesualdo, noto pure come Gesualdo da Venosa, compositore di eccellenti madrigali per originalità e forza espressiva e la di lui moglie bellissima Maria d’Avalos, colti abbracciati in un amore turbolento pregno di desiderio e di passione e poi a giocherellare con un giocattolo simile al cubo di Rubik per dare un senso ai loro sentimenti attraverso i sei colori: la vigliaccheria del giallo, l’invidia del verde passando dal blu al bianco al viola e giungere al rosso come l’amore ancora più rosso del sangue. Sembra che i due protagonisti, molto compenetrati nei loro ruoli, Gianni De Feo (pure regista) e Cloris Brosca si divertano a raccontare la loro cruenta storia giocando a travestirsi da fraticello e inquisitore lui, da un paio di serve impiccione lei. Una storia che oggi potrebbe essere raccontata dai media in vari modi: da quelli che tout court la liquiderebbero dicendo che un marito tradito uccide a coltellate moglie e amante, a quegli altri che riempirebbero le prime pagine con risvolti morbosi della carneficina. Proprio così. Infatti Gesualdo da Venosa è ricordato non tanto per i suoi raffinati madrigali quanto per aver ucciso la moglie Maria d’Avalos e il suo amante Fabrizio Carafa Duca di Andria sorpresi in flagranza di adulterio nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 1590 e di cui la storia riporta minuziosamente persino la descrizione delle ferite, fatte dai medici legali. Da questi episodi più o meno leggendari Roberto Russo, drammaturgo napoletano (classe 1960) ha scritto La rosa non ci ama, un testo colto intriso di spagnolo, latino, napoletano antico, andato in scena nelle Praterie del Gigante di Capodimonte all’interno del XV Campania Teatro Festival, dove la rosa simboleggia l’amore che affascina col suo profumo e il suo colore, ma che può uccidere con la punta delle sue spine e che aveva nel medioevo un significato esoterico maligno in quanto fiore delle streghe e della fascinazione perversa. La rosa quale metafora dell’amore malato, del possesso, della violenza, come quello che coglie Gesualdo e Maria che si amano alla follia ma sembra che provino l’un l’altro una sorta di rancore misto ad antichi sentimenti indicibili. In quella maledetta notte d’ottobre, in quella camera da letto Gesualdo diede un colpo di grazia a Fabrizio Carafa e poi conficcò il pugnale nella vagina della sua donna. Un duplice delitto che Gesualdo non avrebbe voluto commettere, pensando piuttosto alla sua musica e lasciando la moglie al suo destino. Ma questa Lulu ante litteram voleva Fabrizio ad ogni costo, sfidando con arroganza il marito perché la raggiungesse in quella stanza della tortura, dove il destino suo del suo amante già odorava di morte. Cloris Brosca e Gianni De Feo interpretano i loro personaggi con grande impeto e intensità sino quasi a sfiancarsi fisicamente, segnando così uno spettacolo certamente da non mancare. Interessante la scena iniziale di Roberto Rinaldi, quasi un’installazione pittorica, composta da una corazza di cristallo tenuta in alto da uno stelo metallico e due leggii ai lati ricoperti da scialli bianchi e rossi.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 03 Luglio 2022 13:00

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