sabato, 07 dicembre, 2019
Sei qui: Home / T / TRILOGIA SUL LIMITE - regia Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo

TRILOGIA SUL LIMITE - regia Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo

"Trilogia sul limite", regia Cristiana Minasi e Giuseppe Marullo "Trilogia sul limite", regia Cristiana Minasi e Giuseppe Marullo

"Due passi sono"
"T/empio - critica della ragion giusta"
"Conferenza tragicheffimera - sui concetti ingannevoli dell'arte".
Scritto-diretto-interpretato da Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo
Messina, Teatro Vittorio Emanuele 9-10-12 aprile 2015

www.Sipario.it, 14 aprile 2015

Due passi sono, lo spettacolo scritto-diretto-interpretato da Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo, dopo aver superato le cento repliche credo lo conoscano un po' tutti in Italia. Per chi ancora non li conosce dirò solo che sono piccoli di statura ma molto più alti di Brunetta e che lui (Carullo) pur essendo nato in America, a Rochester nella stato di New York l'11 novembre 1978 è un reggino (nel senso di Reggio Calabria) a tutti gli effetti e che lei, dirimpettaia, è di Messina e compirà 35 anni il prossimo 10 giugno. Entrambi portano gli occhiali, ma quelli di lei solitamente sono molto più sporchi di quelli di lui. Sulla scena sono due giganti, non come quelli pirandelliani della montagna, piuttosto vicini a quel mondo del Mago di Oz di L. Frank Baum, in cui lei è una Coraline (quella scritta da Neil Gaiman) che attraversa senza paura una porticina magica per incontrare il suo bizzarro compagno. E poi insieme combattere una battaglia per non scappare davanti a nessuno, imbracciando soltanto le armi della parola, della poesia, dell'ironia, del teatro. Affrontando la vita con la consapevolezza che in faccia a loro c'è un limite, un confine, una barriera, una linea ideale che delimita il loro praticello di fresie e viole, dove potranno germogliare sentimenti forti come la solidarietà, l'amicizia, l'amore. Adesso due passi sono solo per superare quella soglia, e il loro cammino s'arricchisce di altre due pièces: T/empio - critica della ragion giusta sul tema della giustizia e Conferenza tragicheffimera - sui concetti ingannevoli dell'arte incentrata appunto sull'Arte. Una "Trilogia sul limite" - così i due artisti definiscono i tre lavori - andata in scena in tre giorni differenti e che ha avuto come location (per i primi due pezzi) il palcoscenico del Vittorio Emanuele di Messina con gli spettatori seduti tra le quinte dietro il sipario e l'ex manicomio "Mandalari" (per la terza parte) nei locali del Centro di salute mentale "Camelot" in cui era allestita una mostra di tele di Gaetano Chiarenza (un paziente vissuto e morto all'età di 68 anni in questo luogo di cura) in stile Art brut ( Arte grezza) secondo le intuizioni espresse nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate da non professionisti o pensionanti di un ospedale psichiatrico. Il secondo pezzo vede il duo Carullo-Minasi agghindato di nero. Lui ha una cravatta bianca tipo punto esclamativo, lei una collana al collo tipo punto interrogativo e per cappellino ha in testa un porta penne. Poi lei stessa sistema a terra una sorta di maquette ad organetto riproducente un nugolo di case e palazzi, e ha alle spalle una slide raffigurante l'austero tribunale di Messina (opera dell'architetto Marcello Piacentini, reso attivo a partire dal 1928) la cui facciata somiglia ad un tempio, quasi un piccolo Reichstag di Berlino. Lo spettacolo fa riferimento a quel dialogo filosofico di Platone, titolato Eutrifone ed è tutto spiegato nel titolo. Infatti il T/empio è allo stesso tempo sostantivo e aggettivo e indica il luogo dove i greci dibattevano le cause e individua il peccato o il crimine di "empietà" di cui s'è macchiato Socrate nei confronti dei giovani ai quali non avrebbe dovuto fare da maestro. E mentre la Minasi assume il ruolo dell'accusato Socrate, Carullo si addosserà la parte dell'accusatore Eutrifone, un indovino che per dovere di coscienza ha denunziato il padre per avere gettato un suo bracciante omicida in una fossa che poi morirà di freddo e di fame. Il dialogo va avanti per una cinquantina di minuti e i termini chiave saranno "empio" e "giusto" inteso pure come "santo". In sostanza ciò che ha spinto Eutrifone ad agire così è stato un atto di pietà religiosa, per una reverenza agli dei. Una risposta che non soddisfa Socrate che vorrebbe una definizione più completa della santità. Al che Eutrifone dirà semplicisticamente che "santo" è ciò che è caro agli dei ed "empio" ciò che non lo è. Il dialogo astruso farà arrabbiare Carullo al punto d'interrompere il dialogo, del resto anche nel testo di Platone rimarrà inconcluso, e alla Minasi toccherà chiudere lo spettacolo inneggiando ad una vita in comune allietata dalla fede e dall'amore.- La terza tranche della Trilogia vedeva la sola Minasi con un paio d'alucce bianche, naso rosso da clown, esibirsi sul parquet d'uno stanzone dell'ex manicomio "Mandalari", dissertare per poco meno di un'ora su alcuni episodi di tragica comicità capitatele a Messina, come quando recatasi nella costumeria del Teatro Vittorio Emanuele, situata nella banlieue di Messina, districandosi fra i costumi di prosa che stavano a destra, quelli di lirica a sinistra, non è riuscita a trovare quello che le serviva dopo aver vagato per cinque ore in quell'inferno senza aver un aiuto del guardiano che intanto l'aveva lasciata sola per cinque ore. Raccontare pure con grande divertimento del pubblico in piedi o seduto tutt'intorno allo spazio scenico, episodi esilaranti di quando ragazzina frequentava un istituto di suore dove le facevano fare spesso circonferenze di carta da giornale con l'utilizzo d'un pericoloso compasso. Le basta alla Minasi un giocattolino sgusciato fuori da un involucro cartaceo o togliersi quelle alucce bianche per scendere giù dal cielo sopra Messina, cavalcare un teatro intelligente, profondo, fatto solo di piccole cose che hanno un senso e dei significanti che lasciano il segno, avvolta infine da applausi affettuosi e pieni di riconoscenza. Lo spettacolo è stato preceduto dagli interventi colti di Pierpaolo Zampieri sul territorio attorno all'ex- manicomio e di Mosè Previti sui dipinti brut di Chiarenza.-

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 16 Aprile 2015 08:37

Iscriviti a Sipario Theatre Club

Il primo e unico Theatre Club italiano che ti dà diritto a ricevere importanti sconti, riservati in esclusiva ai suoi iscritti. L'iscrizione a Sipario Theatre Club è gratuita!

About Us

Abbiamo sempre scritto di teatro: sulla carta, dal 1946, sul web, dal 1997, con l'unico scopo di fare e dare cultura. Leggi la nostra storia

Get in touch

  • SIPARIO via Garigliano 8, 20159 Milano MI, Italy
  • +39 02 31055088

Questo sito utilizza cookie propri e si riserva di utilizzare anche cookie di terze parti per garantire la funzionalità del sito e per tenere conto delle scelte di navigazione. Per maggiori dettagli e sapere come negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie è possibile consultare la cookie policy. Accedendo a un qualunque elemento sottostante questo banner si acconsente all'uso dei cookie.

Per saperne di più clicca qui.