martedì, 18 febbraio, 2020
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WALLENSTEIN - regia Peter Stein

Wallenstein Wallenstein Klaus Maria Brandauer

di Friedrich Schiller
regia: Peter Stein
scene: Ferdinand Wögerbauer
costumi: Moidele Bickel
musica: Arturo Annecchino
con Klaus Maria Brandauer
Berlino Kindl-Brauerei, dal 19 maggio al 4 ottobre 2007

Corriere della Sera, 16 settembre 2007
Peter Stein mette in scena per il Berliner il dramma di Schiller con Klaus Maria Brandauer «Wallenstein», un' opera titanica

Nel Wallenstein di Schiller (1798) Peter Stein non solo realizza un' opera titanica (dieci ore, tutte d' un fiato; più di cento comparse; una quantità di attori di eccellente livello, con un Klaus Maria Brandauer che spicca per intensità e duttilità); ma realizza un meraviglioso spettacolo in cui l' avanguardia infine coincide con il più assoluto realismo: il registro della recitazione di un testo sterminato, una trilogia in versi giambici, è sempre medio o medio-basso; la composizione delle figure, stilizzate e sobrie nell' arredo, è inesauribile; la quantità e la precisione dei cambi di scena e dei movimenti dei singoli, una roba da brividi: pittorici interni borghesi (la vicenda è ambientata durante la guerra dei Trent' anni, 1618-48, tra austriaci e svedesi, tra cattolici e luterani), stupore, eccitazione, folgorazione, gioia. Tutto ciò colloca Schiller là dove non è, almeno per noi italiani, a cominciare da Benedetto Croce, e dove dovrebbe essere, tra i sommi; e ve lo colloca nella dimensione sua propria, quella di un tragico moderno: per Lukacs, non più tragedie erano le opere di Schiller, ma drammi, conflitti tra un' inclinazione alla totalità da una parte (Shakespeare) e all' unità dall' altra (Sofocle), un' unità che fissa l' individuo nel tipo, o nell' astrazione. A proposito di conflitti Wallenstein è ai vertici: ed ecco che il ritmico passo di Stein - che tende a farsi concitato nel finale - quel passo musicale (con l' ausilio di Arturo Annecchino), e la varietà nella linearità mettono a fuoco, nel dramma di Schiller, più dei sette canonici «tipi di ambiguità». Wallenstein è la storia di due discutibili tradimenti. Il protagonista è il generale dell' esercito austriaco e cerca un' alleanza con il nemico svedese a dispetto del suo imperatore.

È il ritratto di un uomo al quale (nella realtà storica) Keplero aveva fatto un oroscopo che incrociava Saturno e Giove, mescolava un lato esitante e tenebroso e una chiarezza di visione da condottiero, se non da dittatore, il dittatore che si temeva sarebbe diventato. A sua volta Wallenstein viene tradito dai suoi fedelissimi e naufraga il (forse nobile, forse ignobile) suo tentativo di porre fine alla guerra - per sé tenendo la Boemia. Il testo si può leggere come: 1) disegno di uno schema socio-antropologico a piramide, storicamente determinato e nello stesso tempo immutabile: una contraddizione tipica del medico militare Schiller, conservatore in politica, rivoluzionario nella sua arte (la piramide è costituita dai soldati, dall' élite degli ufficiali, da Wallenstein e dall' imperatore: di qui l' importanza cruciale del primo atto con l' accampamento della truppa, da Stein mirabilmente risolto in un' immagine di tende nella neve e scene di tregua nella battaglia, con donne e bambini); 2) contrasto tra autorità e libertà («nel dominare dimentica del tutto d' esser servo, quasi il suo grado fosse dono naturale»); 3) contrasto tra storia e natura (la fatalità astrologica di cui sempre parla Wallenstein); 4) contrasto tra politica e amministrazione, o vita quotidiana (di cui si fa portavoce proprio Wallenstein che di fatto non è un politico); 5) contrasto tra Stato e individuo o parte di uno Stato; 6) contrasto fra potenza e grandezza (un equivoco sul quale prospera la cultura del nostro tempo); 7) contrasto, di cui ho detto, tra totalità e unità; 8) contrasto tra tragedia e dramma, come nascita dell' eroe moderno. Wallenstein non è un Napoleone, mai preso tra due fuochi, o due lealtà, o idealità possibili; ma era in anticipo su un Garibaldi o su un Lawrence d' Arabia, come condottieri che rompono gli indugi e si lanciano allo sbaraglio o, direbbero Schiller e il suo regista, all' avventura.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Agosto 2013 13:12
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