mercoledì, 07 dicembre, 2022
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FORSYTHE/INGER/BLANC - coreografie William Forsythe, Johan Inger e Nicolas Blanc

"From afar", coreografia Nicolas Blanc. Foto Fabrizio Sansoni, Teatro dell'Opera di Roma "From afar", coreografia Nicolas Blanc. Foto Fabrizio Sansoni, Teatro dell'Opera di Roma

HERMAN SCHMERMAN 
MUSICA THOM WILLEMS

COREOGRAFIA WILLIAM FORSYTHE

RIPRESA DA JOSÉ CARLOS BLANCO MARTÍNEZ

COSTUMI GIANNI VERSACE E WILLIAM FORSYTHE

LUCI TANJA RÜHL E WILLIAM FORSYTHE
 
WALKING MAD 
MUSICHE MAURICE RAVEL

BOLERO FOR ORCHESTRA (1928)

ARVO PÄRT FÜR ALINA FOR PIANO (1976)

COREOGRAFIA JOHAN INGER

RIPRESA DA YVAN DUBREUIL

SCENE E COSTUMI JOHAN INGER

LUCI ERIK BERGLUND 
 
FROM AFAR 
MUSICA EZIO BOSSO SINFONIA N. 1 “OCEANS” (1. ALLEGRO “TO PLOUGH THE WAVES”, 2. TRIO “NOSTALGIJA, AN IMMIGRANT SONG”)

CREAZIONE DI NICOLAS BLANC

SCENE ANDREA MIGLIO

COSTUMI ANNA BIAGIOTTI

LUCI FABRIZIO MARINELLI
 
Principali interpreti 
SUSANNA SALVI, CLAUDIO COCINO, 
MICHELE SATRIANO, 
ALESSIO REZZA 
 ÉTOILES, PRIMI BALLERINI, SOLISTI E CORPO DI BALLO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA 
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma 
musiche su base registrata 
Stagione 2021/2022

Teatro dell’Opera di Roma 25 febbraio 2022

www.Sipario.it, 26 febbraio 2022

Forsythe/ Inger/ Blanc: un tripudio di emozioni ed arte. Omaggio alla musica e alla danza, che si presentano per il puro piacere di esserci e divertire - come desiderava Palazzeschi -, senza viziare il desiderio del messaggio, del sottotesto, dell’intenzione nascosta che il pubblico deve scoprire e far propria. 
Uno spettacolo che attinge al mondo degli archetipi, immanente a quello quotidiano nel quale siamo immersi e permeato da una razionalità che tutto vuole spiegare. L’archetipo non è inizio né termine, ma qualcosa che si colloca a metà. Difficile spiegarlo a parole.
Un polittico di tre coreografie su tre composizioni diversissime fra loro. La prima accompagnata dalle note di Herman Schmerman di Willems. Su questa musica senza armonia, che nulla vuole costringere ma solo lasciare che il suono si dispieghi in libertà, limitando al massimo gli arpeggi, quale coreografia possibile e coerente se non quella di mostrare ballerini che sanno danzare al meglio delle possibilità? Movenze che paiono pitture disegnate da corpi che si muovono sul palco con grazia e leggerezza. Ci si trova di fronte a un disegno di Simone Martini, con quello stile floreale, tondo e gentile che tutto addolcisce e rende pieno di grazia.
Ed ecco Ravel col suo intramontabile Bolero, seguito da una composizione per pianoforte di Arvo Pärt minimalista, intima, che si contrappone alla maestosità del nostro Maurice. Walking Mad s’intitola la coreografia immaginata per l’occasione da Johan Inger. Uomini e donne che si incontrano, si abbracciano e si respingono; si isolano e si ritrovano; ma niente sarà più come prima, perché tutto in metamorfosi costante, sebbene il mondo, raffigurato da un muro che separa e si muove frapponendosi come ostacolo perpetuo, vorrebbe comunicarci l’idea d’una realtà immutabile alla quale sottostare. Movenze dolci, violente a tratti, ma in quest’ultimo caso mai aggressive fino in fondo, perché tale corporeità negativa è accennata da un tocco che parte al massimo in intensità per poi spegnersi fino ad annullarsi quando giunge a contatto con l’altro.
From Afar di Nicolas Blanc è la coreografia che ha concluso lo spettacolo, sulle note della suggestiva Sinfonia n. 1 “Oceans” di Ezio Bosso. Ballerini vestiti di bianco si incrociano e si perdono, forse per sempre, in uno spazio che non ha riferimenti fisici, eccetto il relitto di una scialuppa sospesa a mezz’aria che cala dall’alto per breve tempo per poi ascendere di nuovo. È il regno degli archetipi, dove tutto è vibrazione. E qui, tanto Bosso che Blanc, hanno raffigurato per metafora, quasi esorcizzandolo, il simbolo della morte: non più fine ineluttabile, non più scomparsa, ma trasformazione, energia. 
Spettacolo straordinario, vera uscita dal mondo - nel senso in cui la intendeva Elémire Zolla - arricchita dalla bravura di Susanna Salvi, Claudio Cocino, Michele Satriano ed Alessio Rezza: non semplici ballerini, ma poeti della danza, arte che nelle loro movenze pare sorgere a questo mondo per la prima volta.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Sabato, 05 Marzo 2022 08:41

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