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PINTER PARTY - regia Lino Musella

"Pinter Party", regia Lino Musella. Foto Ivan Nocera, Teatro di Napoli "Pinter Party", regia Lino Musella. Foto Ivan Nocera, Teatro di Napoli

Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna, Party Time
di Harold Pinter
con Lino Musella, Paolo Mazzarelli, Betti Pedrazzi, Totò Onnis, Eva Cambiale, Gennaro Di Biase, Dario Iubatti, Ivana Maione, Dalal Suleiman
in video Matteo Bugno
scene Paola Castrignanò
costumi Aurora Diamanti
musiche Luca Canciello
disegno luci Pietro Sperduti
video Matteo Delbò
coreografia Nyko Piscopo
si ringrazia renata Molinari e Leopoldo Guadagno
regia Lino Musella
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale 
Napoli, teatro San Ferdinando, 11-21 aprile 2024

www.Sipario.it, 23 aprile 2024

Qualche giorno fa un’amica, una collega, mi chiese di questo Pinter party, sapendo che era al teatro San Ferdinando, di Napoli, dicendomi che le avevano riferito di uno spettacolo sublime. La mia risposta? Esattamente fu questa: glielo confermavo, appieno. Perché sublime lo è dal primo all’ultimo istante, dalla scenografia alla narrazione musicale, dagli attori, tutti meravigliosamente nelle parti, alla scenografia, ai costumi. Partendo da questo preambolo, necessario, il progetto del Teatro di Napoli che Lino Musella ha diretto e interpretato, assieme ai colleghi, tocca vette altissime e ci si accorge anche di essere di fronte a un pubblico preparato, che sa interpretare il grande teatro, le invettive, le idee pinteriane. Gli applausi finali sono stati ovazioni pure, di un rispetto assoluto. Tre atti unici di Harold Pinter, e in più brani tratti dal discorso dell’autore per il Nobel ricevuto nel 2005, al quale ricordiamolo non potè partecipare di persona, rifacendosi in qualche maniera inviando all’organizzazione un video proprio con una lunga e potentissima esternazione. Come potente è, del resto non poteva essere altrimenti, questo spettacolo, che ha appena terminato le repliche e sarà ripreso, si spera, nelle prossime stagioni. Tre atti unici, si diceva: Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna e Party Time. Lino Musella, talentuosissimo attore e regista, introduce già nelle prime battute un pensiero eduardiano (siamo nel suo teatro, quale miglior cosa) che si riallaccia, socialmente, politicamente, al pensiero di Pinter, con il discorso al Nobel che fa da filo conduttore tra un testo e l’altro. Un pensiero duro, di grande forza verbale contro le ingiustizie, le miserie umane perpetrate a danni dei propri simili. Musella dimostra e mostra, ai presenti in sala, una presa di coscienza in arrivo direttamente dall’autore, un teatro di assoluto valore che è un pugno nello stomaco e deve far male se si vuole svegliare le coscienze. La grandezza di Harold Pinter si palesa oltre che nell’estrema lucida visione anche nel cinismo, nelle risatine, le danze superficiali e vuote a danno delle minoranze, trattate come esseri inferiori, senza purtroppo via di scampo. E sul trionfo dell’ignoranza cattiva e vincente sull’ignoranza come status, del nulla che vive dentro gli esseri spregevoli (e irrazionali, come direbbe Handke), per non parlare del sottile disprezzo psicologico di chi interroga, come rende benissimo Paolo Mazzarelli interpretando Nicolas, tutto di bianco vestito, nel primo dei tre atti, ovvero Il bicchiere della staffa. Pinter andrebbe insegnato nelle scuole, osservato, frequentato. Sono chiarissime le violenze mostrate usando la parola, l’oppressione guidata e narcisistica atta all’annientamento totale di chi subisce. E’ lo specchio di questa società, come della scorsa, della prossima. Affermazione della parola come estremizzazione violenta, abbattimento, manipolazione. Un andamento che Lino Musella mette in scena con grandissima efficacia, mettendosi a disposizione degli attori come fanno gli stessi con lui. Recitando addirittura da cameriere muto, quasi in disparte. Attori che vanno assolutamente tutti citati: assieme ai nominati, contribuiscono in maniera a dir poco esemplare Betty Pedrazzi, Gennaro Di Biase, Totò Onnis, Dalal Suleiman, Eva Cambiale, Dario Iubatti, e Ivana Maione. In video il giovanissimo Matteo Bugno. Uno spettacolo a dir poco eccellente, appunto, sublime, dove gli applausi sono stati interminabili. 

Francesco Bettin

Ultima modifica il Sabato, 27 Aprile 2024 11:48

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