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BATTIATO – PIO. L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO - con Giulio Casale e Talea

BATTIATO – PIO. L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO - con Giulio Casale e Talea. Foto Marco Olivotto BATTIATO – PIO. L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO - con Giulio Casale e Talea. Foto Marco Olivotto

con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
con Giulio Casale e Talea
direzione orchestra  Walter Bertolo
organizzazione Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, Elisa Carrer
Cartigliano (Vicenza), teatro  S. Pio X, 2 dicembre  2023

www.Sipario.it, 4 dicembre 2023

Due giganti. Della musica, a cui tutti dobbiamo molto. E’ con queste parole che Giulio Casale, cantautore, attore, musicista ricorda Franco Battiato e Giusto Pio, dal palco del teatro San Pio X di un paese del Vicentino, Cartigliano, dove va in scena l’evento Battiato-Pio. L’era del cinghiale bianco. Lavoranti all’unisono, collaboratori per molti anni dai primi successi del cantautore siciliano, in un percorso di strada fatto assieme che tanto ha dato alle sette note, e andando su, più su, oltre la musica spesso. Un sodalizio artistico che viene ricordato, e molto bene, da questo concerto, concentrato in un breve e appassionato tour-progetto partito da Cortina d’Ampezzo, grazie all’organizzazione di Elisa Carrer e alla voglia della stessa Orchestra di mettere in repertorio un appuntamento cospicuo, di grande forza musicale e contemporanea. Tale infatti è la proposta, con canzoni e musiche di alto impatto che due compositori come Battiato e Pio mai hanno lasciato al caso, inoltrandosi spesso in anfratti di alta poesia e musica, come solo certe genialità sanno fare. Conoscendo i brani che i due hanno scritto non si può affermare che sia una facile passeggiata, o un esercizio per l’orchestra vicentina, ma la cosa riesce pienamente nell’intento di omaggiare i due musicisti, di sentirli quasi fisicamente presenti, più che certi che entrambi avrebbero apprezzato. L’inizio è con Il re del mondo, riflessivo brano inserito proprio nell’album L’era del cinghiale bianco, anno di grazia 1979, con Giulio Casale tutto vestito di chiaro, con una sciarpa arancione e gli occhiali scuri. Che si toglie ben poche volte, quasi un altro omaggio al cantautore di Riposto –Milo, al suo per avere e più carisma e sintomatico mistero, con quell’oggetto sul volto. I brani che seguono non sono tratti tutti, solo, dall’album del 1979, ma anche da altri album, con persino un’incursione nel mondo di Giorgio Gaber (non a caso, spiego poi), amico dei due. Sulle note di Un’altra vita, Casale si lancia in un balletto che non è che il primo di una serie, a cui segue No time, no space, da Orizzonti perduti. Per sua natura, la batteria a piccoli tratti va a sovrastare il cantato, e questo penalizza un pochino ma del resto non si sta ascoltando un disco, e siamo appunto, nella forza del ritmo e non sempre si riesce a dosare. Una nota che salta subito all’occhio, oltre alla personalità prorompente di Giulio Casale, e alla sua intonatissima voce, è la duttilità del Maestro Walter Bertolo, che dirige l’orchestra e lo fa con un controllato rigore, suonando le tastiere (molto bene) dove serve. Sul terzo brano in scaletta, Scalo a Grado, entra la giovanissima Talea, ex cantante partecipante di X Factor. C’è un gran coinvolgimento, si continua con Lettera al Governatore della Libia, brano interpretato da Giuni Russo (Battiato la scrisse proprio per lei) nel 1981, che fa riferimento a Rodolfo Graziani e al suo ruolo militare e politico, alla sua repressione condotta, in odor di regime. La giovanissima Talea, rispetto a Casale, in un confronto del resto improprio, propone una buona voce e una presenza scapigliata e piroettante, dando della sua prova però una discreta presenza che non tocca vertici, ma accompagna. Certo Casale è ben altra cosa, e ben si accosta al repertorio del duo Battiato-Pio, continuando con I treni di Tozeur, Venezia Istambul, Segnali di vita. Il gradimento-consenso della sala, che va in crescendo, parla da sé, è un doveroso omaggio sentito che il pubblico apprezza, e segue anche nei brani successivi. Come ne La festa, di Giorgio Gaber, di cui proprio Battiato e Pio arrangiarono i pezzi musicali di uno  spettacolo indimenticabile, Polli d’allevamento (1978), brano del resto che tocca vertici assoluti. Talea canta Per Elisa, tocca poi ad Alexander Platz, Un’estate al mare, Summer in a solitary beach, e siamo nel clou del repertorio più conosciuto. L’orchestra da par suo mette a disposizione esperienza, e un rigore musicale necessario, regalando anche un inedito Sua Maestà il Pelmo, tratto da Suite Dolomitica di Pio. Il finale è tutto nel più classico mood Battiato: Bandiera bianca, L’era del cinghiale bianco, Summer in a solitary beach, Gli uccelli, Up patriots to arms, Sentimiento nuevo e nei bis, Cuccurucucù e Centro di gravità permanent. Con gli spettatori al settimo cielo.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Venerdì, 08 Dicembre 2023 11:20

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