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BOHÈME (LA) – regia Francesco Micheli

"La Bohème", regia Francesco Micheli. Foto Michele Crosera "La Bohème", regia Francesco Micheli. Foto Michele Crosera

scene liriche in quattro quadri
libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica 
dal romanzo Scènes de la vie de bohème
di Henri Murger
musica di Giacomo Puccini
prima rappresentazione assoluta: 
Torino, Teatro Regio, 1 febbraio 1896
Rodolfo Celso Albelo
Marcello Alessio Arduini
Schaunard Armando Gabba
Colline Adolfo Corrado
Benoit/Alcindoro Matteo Ferrara
Mimì Claudia Pavone
Musetta Mariam Battistelli
Parpignol Dionigi D’Ostuni 
Un venditore ambulante Alessandro Vannucci 
Un sergente dei doganieri Salvatore Giacalone 
Un doganiere Emanuele Pedrini 
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore Stefano Ranzani
maestro del coro Alfonso Caiani
Coro voci bianche Piccoli Cantori Veneziani
regia Francesco Micheli
scene Edoardo Sanchi
costumi Silvia Aymonino
luci Fabio Barettin
Venezia, Teatro La Fenice, 2 febbraio 2024

www.Sipario.it, 5 febbraio 2024

Il Carnevale di Venezia si annuncia al Teatro La Fenice, con La bohème di Giacomo Puccini quale gradito ritorno nel fortunato allestimento firmato da Francesco Micheli per la regia, Edoardo Sanchi per le scene, Silvia Aymonino, per i costumi e Fabio Barettin per il disegno luci, dopo le rappresentazione del 2011, 2017, e 2018, quale anche occasione per celebrare i cento anni dalla morte del compositore toscano. Lo spettacolo è stato recensito più volte nell'ambito delle sue riproposte e si conferma come un bell'affresco di una Parigi stile Ville Lumière di inizio secolo, con una cornice di luminarie al primo atto che disegna i luoghi dell'immaginario collettivo della capitale francese, con l'Arco della Pace, la Torre Eiffel, il Moulin Rouge. In questo allestimento c'è la Parigi come la descrivono Giacosa e Illica nell'opera, con la luna, i tetti, i comignoli, le stufe e il freddo, ma anche l'umanità che emerge al secondo atto, con una suggestiva collocazione a due livelli della scena, da una sotterranea metropolitana e si riversa nella gran scena del Caffè Momus. Qui i profili urbani si trasformano in affiches pubblicitari da cui emergono grisettes in guisa di vedettes di spettacolo, protagoniste, malgrado loro, della vita notturna parigina. Già, perchè Mimì e Musette come le descrive Henri Murger nella sua narrazione di Scènes de la vie de bohème sono gaie, ma misere, con il loro prendere e lasciare amori, brevi e intensi come la fiamma breve che si accende della stufa di Rodolfo e compagni, con accanto anche la malattia e la morte, con cui condividere la propria esperienza di vita e di amore. Direttore musicale, come nelle precedenti edizioni, Stefano Ranzani, a cui va dato merito di una gestione di ordinaria amministrazione, senza slanci interpretativi ma tutto in maniera fluida con una attenzione di quando si muoveva in palcoscenico. Per la parte vocale, motivo d'interesse era il debutto del tenore spagnolo Celso Abelo, nella parte di Rodolfo e in un ruolo pucciniano. Specializzato nei suoni squillanti e di agilità che l'hanno proiettato nei ruoli belcantistici, qui è parso ancora non pienamente in parte, con alcune incertezze sia nel fraseggio e nel legato che hanno inficiato anche la resa drammaturgica del suo personaggio.

Al suo fianco la Mimì di Claudia Pavone, che in questo ruolo ha messo ormai un punto fermo della sua carriera, sicura e di bella vocalità, con la parte affrontata con intelligenza e gusto musicale. Ha una tendenza a scurire l'emissione ma offre comunque una prestazione di classe e coerente con una sua scelta interpretativa, offrendo una lettura di una Mimì consapevole delle proprie scelte. Merita un'ampia citazione la Musetta del giovane soprano Mariam Battistelli, impertinente e aguzza: una regia la trasforma in una sorta di soubrette da café chantant che tanto ricordava Josephine Baker, dimostrando di possedere doti attoriali sostenute da una voce che rispondeva perfettamente ai civettuoli stimoli musicali. Bel piglio, intonazione e un fraseggio molto curato la fanno emergere tra il complesso del cast di quest’opera. Il resto dell'allegra brigata era ben amalgamata vocalmente e scenicamente con i tre comprimari che hanno reso perfettamente i personaggi dell’opera, così composta dal Marcello di Alessio Arduini voce ben definita e pienamente consapevole del suo personaggio, dal Colline di Adolfo Corrado con la sua Vecchia Zimarra ha delineato lo spirito di sacrificio di questa meglio gioventù e con il funzionale Schaunard di Armando Gabba.  Meno caricaturali del solito il Benoit e l'Alcindoro di Matteo Ferrara. Ricordiamo Dionigi D’Ostuni (Parpignol), Alessandro Vannucci (Un venditore ambulante), Salvatore Giacalone (Un sergente dei doganieri) e infine Emanuele Pedrini (Un doganiere) che completano il cast. Grande onore al coro nella sua apparizione nell'affollato e variopinto secondo quadro, diretto da Alfonso Cainai, assieme agli impertinenti, piccoli Cantori Veneziani di Diana d'Alessio, in una scena segnata da una gran festa che va oltre il senso della Vigilia di Natale ma che si fa anche sfilata nazionale con tanto di Marianne in trionfo, bandiere e bande. Tanti applausi hanno accolto la chiusura del sipario su questa prima rappresentazione, da parte di un pubblico internazionale che cominciava a mostrare i segni di un Carnevale incipiente e con la voglia di essere esso stesso parte del teatro.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Venerdì, 09 Febbraio 2024 05:34

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