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MASCHERA DI PUNKITITITI (LA) - regia Quirino Conti

La maschera di Punkitititi La maschera di Punkitititi Regia Quirino Conti

Opera in un atto (tre scene)
ideazione e libretto: Quirino Conti
musica: Marco Taralli
regia, scene e costumi: Quirino Conti
con Paolo Coni, Donata D'Annunzio Lombardi, Rosa Ricciotti, Danilo Formaggia
direttore: Vittorio Parisi
Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera di Roma
Roma, Teatro Nazionale, dal 18 al 23 dicembre 2007

Corriere della Sera, 21 dicembre 2007
IL VOLO SPEZZATO DI OGNI CREATURA

Il complesso libretto de La maschera di Punkitititi di Quirino Conti, musica di Marco Taralli (al Teatro Nazionale per la stagione del Teatro dell' Opera di Roma), deriva da un ben più complesso e completo inedito dramma in prosa: chi ha avuto l' opportunità di leggerlo può approfondire assai le tematiche di pensiero e i grovigli di azione onde quest' opera è composta. Prima di parlarne piace illustrare la particolarissima figura dell' autore. Quirino Conti, poco più che cinquantenne, è uno dei nostri più importanti creatori di moda: la moda intendendosi da lui arte e artigianato e mantenendosi miracolosamente tale anche se per avventura poi destinata all' industria. Ma sulla sua attività riflette: è acuto studioso di quella, oggi possiamo dirlo, importantissima disciplina ch' è la storia del costume e saggista sul tema del costume come linguaggio di rappresentazione del sé. Infine, è tra i primari scenografi e costumisti teatrali nostri. Non pago, ha portato tutto ciò, insieme con squisite contaminazioni letterarie e meditazioni filosofiche, allo stato di materia drammatica: e tento di sintetizzarla. L' epoca è l' inizio del Novecento, il luogo una città dell' Europa del Nord: ivi ha sede un' istituzione pomposamente denominata Museo dell' Uomo e ch' è in realtà un museo ove sono fabbricate in cera con la più delicata delle tecniche e poi esposte le effigi di tutti i personaggi illustratisi nel corso della Storia. Qui Conti introduce un antichissimo e irresoluto tema filosofico: ciascuna creatura vivente perisce perché peritura, sottoposta alla decadenza e alla corruzione: il suo destino, vivendo nel Tempo, è perciò di tradire l' Idea eterna onde è modellata. Ma la perfetta riproduzione della sua immagine ideale ripercorre all' indietro il processo dalla Forma alla corruzione: ciascuna figura in cera è una vittoria sul Tempo e sulla Morte. Tale fanatica dottrina professa il direttore del laboratorio del Museo, Volfango, il quale nutre il sogno di far realizzare la più perfetta effigie del suo idolo, Mozart («Punkitititi» è uno dei vari nomignoli che, in viaggio verso Praga, egli s' attribuiva nelle lettere a Costanza). Per giungervi gli occorrono le dita sensibilissime del modellatore Morel. Il bellissimo giovane se n' è evaso dalle pagine di Sodoma e Gomorra di Proust, ov' è l' amante prima del barone di Charlus, poi, in un bordello, del principe di Guermantes, per approdare nel nostro dramma. Ha rapporti erotici a pagamento col solenne direttore del Museo, un' Eccellenza debitamente sposata. Costui giudica Mozart compositore frivolo e proibisce che se ne elabori il ritratto a pro di quelli dei «profeti», Beethoven e Wagner. Morel stringe un patto di sangue con Volfango non privo di aspetti erotici promettendogli che non ad altro che a Mozart si dedicherà: e ne ottiene le chiavi della cassaforte del Direttore. Nel III atto si odono cinque colpi di pistola fuori scena: il Direttore, vista un' ombra con le mani nel suo bene, uccide Morel. Scoppia lo scandalo sui rapporti tra i due, Sua Eccellenza fugge. A Volfango resta la scatola donatagli da Morel che dovrebbe contenere la sconosciuta maschera mortuaria di Mozart. Vi trova solo un frammento di cera e il messaggio Vale et me ama. Morel, colui che pareva il più corrotto fra gli uomini, si rivela uno spirito dell' aria il volo del quale è stato spezzato, un elfo amorale ma il solo a conoscere ed effondere il contenuto dell' amore. Questo dramma disperato i confini del quale sono due Dialoghi di Platone, La Repubblica e Il Simposio, è messo in scena sul modesto palcoscenico romano con un' eleganza di bozzetti e loro realizzazioni, di figurini, di regia, dovuta allo stesso Conti, da non potersi dire. I tersi ambienti ricreano con l' amore della ricerca filologica il mobilio dell' epoca, i costumi hanno minimi particolari che mostrano gusto e dottrina sconfinati. La partitura del Taralli non sa se tentare il linguaggio del musical o avviarsi verso una seriosità di matrice verista: ambo le strade purtroppo infaustamente percorse. Sul podio, con la consueta competente autorevolezza, Vittorio Parisi.

Paolo Isotta

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 11:09
La Redazione

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