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BUKOWSKI-A NIGHT WITH HANK - regia Roberto Galano

“Bukowski – a night with Hank”, regia Roberto Galano “Bukowski – a night with Hank”, regia Roberto Galano

di Daryoush Francesco Nikzad
regia Roberto Galano
con Roberto Galano
musiche originali Antonio Catapano
voci f.c. Leonardo Losavio, Francesca De Sandoli, Letizia Amoreo, Maria Chiara Giannetta
elementi scenici Michele Ciuffreda, D. F. Nikzad, Vito Scudo
editing audio/grafica Roberto Moretto JRStudio
assistente alla regia Maria Chiara Giannetta
produzione Teatro dei Limoni
In scena al Teatro Dei 3 Mestieri di Messina il 6 e 7 aprile 2024

www.Sipario.it, 9 aprile 2024

Molto si è detto e scritto su Henry Charles "Hank" Bukowski Jr., nato Heinrich Karl Bukowski. Dal tentativo di etichettare a ogni costo la sua produzione letteraria alla limitante pratica di concentrarsi sulla sua esistenza fuori dagli schemi convenzionali per meglio delinearne la parabola artistica, ci si è sempre dimenati a fatica tra i meandri di un’anima senz’altro scomoda che ha contraddetto il perbenismo della società americana assegnando alla scrittura il precipuo compito di narrare emarginazione e degrado. 
Il disagio che ne deriva, combinazione peraltro di afrore, mestizia, foschia e tutta la gamma sensoriale della realtà più scalcagnata, attorno cui gravita l’estremo slancio vitalistico dello sconfitto, non poteva trovare migliore dimora del teatro.
Ed è lì, sulle tavole di un palcoscenico letteralmente avvolto da carta da imballaggio, rivestite quinte e fondale, imballate persino le luci, che si trova lo scrittore statunitense. Come se fosse a casa. Come se il pubblico, notoriamente incline a certo voyeurismo, non lo spiasse. Ciononostante sfondando la quarta parete più e più volte. Ora per rimpicciolire l’essere umano, ora per soddisfare il narcisismo innato dell’artista, dell’attore in particolare, ora per scalzare la solitudine.
Un Bukowski nudo e crudo quello che sgorga dalla penna di Daryoush Francesco Nikzad. Un Bukowski così efficacemente umano, con tutte quante le sue distonie, da risultare più credibile del personaggio letterario che molti e per lungo tempo hanno rincorso e nessuno ha però mai davvero afferrato.
“Bukowski – a night with Hank”, produzione Teatro dei Limoni, diretto e interpretato da Roberto Galano, è dunque uno spettacolo che del cosiddetto realismo sporco dello scrittore ha trovato l’esatta misura nella dimensione teatrale. 
Ricreato l’ambiente, del quale la carta rimarca l’inconsistenza al cospetto del “dentro” dell’individuo, era opportuno collocarvi l’uomo Bukowski in presa diretta, così da sottrarlo alla sofisticazione del racconto. 
Un eroe tragico che impone financo il rispetto del canone drammaturgico aristotelico. Tanto è inderogabile la solennità del disastro, a stridere con la sommessa e tenue speranza, con le parole, belle o brutte che siano, comunque ultimo baluardo della poesia. 
Dal neoclassicismo in chiave pop del primo incontro con Bukowski dentro a una vasca da bagno, come un Marat rischiarato dai led rossi, sprofondiamo gradualmente negli abissi di un’anima colta nell’interminabile istante dell’assenza: l’assenza dell’alcol, l’assenza di Linda Lee, l’assenza del mondo che prova, con scarsi risultati, a irrompere nella stanza da una segreteria telefonica, l’assenza del sé più servibile, o addomesticabile. 
L’Hank che si dimena dentro alla scatola di carta, che si consegna deliberatamente alla luce delle lampade, è il Bukowski più vero. Quello che sottostà alle letture pubbliche di poesie solo per non morire di fame, l’ubriacone in astinenza, il puttaniere senza la sua donna, il figlio col sangue inquinato del padre nelle vene. Malgrado ciò, Hank possiede evidentemente grandi ali: da qui la sua difficoltà a passare attraverso le porte. Da qui l’esigenza di non appiattirsi, di non vivere impacchettato. 
La drammaturgia segue un percorso dall’andamento sinuoso, come si confà del resto agli stati d’animo di un uomo che sullo sbilanciamento delle emozioni e dei desideri ha edificato universi di parole. Roberto Galano, dal canto suo, gioca abilmente con la fusione dinamica di elementi mentali, fisici ed emotivi. Una presenza in scena energica, il pieno possesso delle doti fisiche e tecniche per interpretare il personaggio. 
Persino il rapporto col pubblico risente delle oscillazioni emotive del protagonista: sporadicamente cordiale e divertente, ripetutamente provocatorio, o addirittura molesto.
Lo spettacolo è volutamente “sporco”, come il realismo della scrittura di Bukowski, nel tentativo riuscito di inseguire la verità, in certi momenti afferrandola proprio. Fuori dagli ambienti patinati della società statunitense, fuori dai salotti letterari, dalle esistenze impacchettate, in attesa.
Il tappeto sonoro, sulle musiche originali di Antonio Catapano, scorta la scrittura di Nikzad e si adatta efficacemente alle diverse condizioni del personaggio, corroborando l’adesione emotiva dello spettatore.
L’impianto registico privilegia la sfuggevolezza di un Hank mai uguale, mai facile, mai intuibile, mai del tutto coerente. Sono piuttosto lampi di accessibilità, tra i chiaroscuri dell’anima, tra i vuoti e i pieni dell’esistenza. Sono richiami d’un altrove mentale cui la materialità del mondo spacciata per sanità pone freni. Sono visioni e sogni abbeverati dal vino versato dentro la vasca che poi, legittimamente, libera tutta la sua fragranza nell’aria. È l’indeterminatezza, istoriata dal fumo di sigaretta, di chi non ha la presunzione di governare l’esistenza.
Nel cuore un uccello azzurro che vuole uscire. E nella notte, quando è il momento di farlo uscire, il maledetto richiamo alla realtà d’una segreteria telefonica. A spezzare l’incanto.

Giusi Arimatea

Ultima modifica il Giovedì, 11 Aprile 2024 20:13

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