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CALDERÓN - regia Francesco Saponaro

"Calderón", regia Francesco Saponaro. Foto Laura Micciarelli "Calderón", regia Francesco Saponaro. Foto Laura Micciarelli

di Pier Paolo Pasolini
regia: Francesco Saponaro
con
Rosaura: Maria Laila Fernandez
Stella, Suora, Carmen, Agostina: Clio Cipolletta
Sigismondo, Basilio: Andrea Renzi
Manuel, Prete: Francesco Maria Cordella
Pablo, Enrique: Luigi Bignone
Doña Lupe, Doña Astrea: Anna Bonaiuto (partecipazione filmata)
scene: Lino Fiorito
costumi: Ortensia De Francesco
luci: Cesare Accetta
suono: Daghi Rondanini
direzione tecnica: Lello Becchimanzi
realizzazione luci: Lucio Sabatino
videoproiezioni: Mauro Penna
assistenti alla regia: Giovanni Merano, Luca Taiuti
assistente ai costumi: Francesca Apostolico
sarta: Anna Russo
produzione: Teatri Uniti in collaborazione con Università di Calabria
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 9 al 21 febbraio 2016

www.Sipario.it, 18 febbraio 2016

Uscito nel 1966 (e pubblicato nel 1973) dalla fertile, prolifica, innovativa, poetica, provocatoria e contestata penna di Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 – Ostia/Roma 1975), tra i più vivaci intellettuali e artisti del secolo scorso, Calderón è un'opera teatrale in cui l'autore, ispirandosi al tema del sogno e ai nomi dei protagonisti di La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca (1600-1681), dramma filosofico-telogico del 1635 (un classico del '600 spagnolo), lo adatta alla contemporaneità ambientandolo nel 1967 durante la Spagna franchista.

Messo in scena per la prima volta nel 1978 al Teatro Metastasio di Prato per la regia di Luca Ronconi e con le scenografie di Gae Aulenti, il testo (di cui è stata subito contestata da alcuni la pregnanza politica) non è facilmente rappresentabile per la complessità dei temi trattati che spaziano dalla storia che stigmatizzando il franchismo, simbolo di qualsiasi potere oppressivo, esalta la classe operaia come speranza di liberazione, al sesso violento e mercificato fino alla psicologia ondeggiante tra affascinanti incanti e inquietudini angosciose e allucinate.

Questa volta è Francesco Saponaro, giovane regista teatrale nato a Napoli nel 1970, a cimentarsi nell'ardua e difficile prova di fare vivere Rosaura, impersonata in modo eccellente da Maria Laila Fernandez ottima nell'interpretare con calda sensualità e vibrante pathos il profondo disagio esistenziale delle diverse vite in cui si rifugia attraverso il sogno: giovane e sensibile aristocratica che s'innamora di un ex della propria madre (la quale ha inutilmente tentato di cambiare pelle sociale) scoprendo segreti inconfessabili, prostituta dei bassi di Barcellona questa volta invaghitasi di un giovane la cui identità mette a dura prova i suoi sentimenti, e poi moglie borghese rassegnata fino alla scintilla d'amore per uno studente rivoluzionario (proiezione del proprio figlio).

Tre amori fuori schema (giudicati impossibili) e desiderio profondo di fuga, ma, pur cambiando nel sogno condizione sociale, Rosaura non si trova a proprio agio in nessuna, né può liberarsi dai condizionamenti delle diverse classi quasi che ogni volta sia imprigionata in uno scafandro che la trascina nel gorgo dell'angoscia, resa più profonda dal conflitto generazionale e dal continuo anelito al potere da parte degli individui in lotta tra loro fino alla presa di coscienza finale e alla speranza-sogno di essere salvata dalla classe operaia.

Pur conservando l'aspetto complesso dato da Pasolini, Saponaro dà notevole efficacia allo straniamento angoscioso provato da Rosaura nel continuo oscillare tra realtà e sogno, evidenzia il diverso ruolo del linguaggio facendo sì che in parte Rosaura si esprima anche in un mix di italiano e castigliano, mentre sua sorella Carmen in napoletano (lingua plebea) e rende più dinamica la vicenda con l'introduzione di video che richiamano Las Meninas, splendido dipinto di Velásquez caratterizzato da moltiplicazione di sguardi e rappresentazioni che richiamano ante litteram il cinema (altro elemento insieme alle arti figurative caro a Pasolini) riuscendo così a rappresentare - anche grazie alla collaborazione dell'ottimo cast di attori - in modo più lieve e accessibile la struttura di Calderón.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Giovedì, 18 Febbraio 2016 19:30

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