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MISERIA E NOBILTA' - regia Geppy Gleijeses

Miseria e nobiltà Miseria e nobiltà Regia Geppy Gleijeses. Foto Federico Riva

di Eduardo Scarpetta
regia Geppy Gleijeses
con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli
e con Gigi De Luca, Gina Perna, Antonio Ferrante, Gino De Luca, Loredana Piedimonte, Antonietta D'Angelo, Vincenzo Leto, Jacopo Costantini, Silvia Zora, Francesco De Rosa
scene Francesca Garofalo, costumi Adele Bargilli, musiche Matteo D'Amico, luci Luigi Ascione
Teatro Stabile di Calabria, Teatro Quirino
Teatro Quirino, Roma dal 26 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013

www.Sipario.it 13 gennaio 2013
 

Miseria e Nobiltà è stato il cavallo di battaglia, nei tempi andati, di Eduardo Scarpetta, autore e interprete irresistibile del testo che poi fu ripreso da Eduardo De Filippo, altro successo; infine, fu portato in film da Mario Mattoli con un Totò indimenticabile.
A distanza di anni, Geppy Gleijeses ha condotto un lavoro di adattamento, prendendo e confrontando tutto ciò che intorno al testo di Scarpetta era stato prodotto. Insomma, una rispolverata, anche strutturale, ci voleva, ai fini del botteghino e dei diritti d'autore; e anche per meglio cucire l'opera sulle qualità degli attori che formano la compagnia del Teatro Stabile di Calabria e Teatro Quirino Vittorio Gassman che ha debuttato con crescente successo a Roma.
Anche se il testo di Scarpetta, che si dipana un po' come una farsa, con colpi di scena da poschade, si presta a una messa in scena un po' caricaturale, farcita di gag e contro-gag, a una recitazione sopra le righe, a una caratterizzazione gustosa dei personaggi con appagazione degli interpreti; però, ha in sè un contenuto che deve far rifletere proprio oggi che la questione della fame sta attanagliando molte famiglie, spingendole a cercare soluzioni al limite del legale; anzi, possono anche sconfinare nell'illecito, come: non pagare l'affitto, ignorare il mutuo, oppure impegnare gioielli, abiti e quant'altro, precipitando, quindi, in una misera vita esistenziale che degrada comportamenti, rapporti sociali; porta a non credere più in una equa giustizia, e via dicendo. Tutto ciò accade in Miseria e Nobiltà dove i personaggi pur di superare gli artigli della fame sono disposti a qualsiasi compromesso, a qualsiasi forma d'inganno.
La trama gira attorno all'amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il giovane ha però paura di non ottenere il consenso alle nozze da parte della sua nobile famiglia perché Gemma è la figlia di un cuoco. Eugenio si rivolge quindi al salassatore Pasquale per trovare una soluzione. Pasquale e Felice, un altro spiantato, assieme alle rispettive famiglie, si introdurranno a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio. La situazione si ingarbuglia poiché il padre di Eugenio, il vero Marchese Favetti, è innamorato della ragazza, al punto di frequntare la casa sotto mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio, avendo scoperto il gioco del padre lo minaccia di rivelare la verità, così lo costringerà a dare il suo consenso per le nozze.
Bene ha fatto Geppy Gleijeses a riproporre questa opera che gli ha consentito, sia come arrangiatore, sia come regista, sia come attore a tirar fuori il meglio di sè, offrendo uno spettacolo esilarante, anche se un po' compiaciuto per certe trovate ludiche, con una squadra funzionante, comprendente: Lello Arena, nel personaggio di Pasquale, giusto nei ritmi, vocalmente sostenuto, attento al livello recitativo; ma anche Geppy Gleijeses ha ben disegnato la catterizzazione del personaggio di Felice Sciosciammocca, celebre maschera di Eduardo Scarpetta. Come non menzionare Mariangela Bargilli (Luisella), Antonietta D'Angelo (Pupella), Gina Perna (Concetta), Antonio Ferrante (Giacchino e poi Bebè), Gino De Luca (Luigino e poi Vincenzo e Gaetano), Francesco De Rosa (Peppeniello), Jacopo Costantini (Eugenio), Silvia Zora (Gemma), Loredana Piedimonte (Bettina), Vincenzo Leto (Biase); tutti giusti e bravi nel disegno registico dei personaggi.
I costumi di Adele Bargilli, appropriati in un grigio spento e con tessuti poveri, in perfetta armonia con le disperate e miserande famiglie di Pasquale e Felice, collocati in uno spazio disadorno come un teatro in disarmo, nel primo atto; mentre nella seconda parte apparivano grotteschi, dai colori scintillanti con forme eccessivamente caricaturali; hanno funzionato bene per descrivere il mondo finto e illusorio del ricco cuoco Gaetano. Le scene significative erano di Francesca Garofalo.
Il bambino Vincenzo Leto, nel ruolo di Biase, ha meritato tutta la simpatia degli attori e dei presenti per la sua spontanea bravura e per il sincero impegno.
Il pubblico, numeroso e ben disposto a giocare d'intesa con gli attori, non ha lesinato gli applusi. Successo assicurato per le repliche in programma. Da non perdere.

D.G.

Ultima modifica il Domenica, 06 Ottobre 2013 11:26

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