martedì, 15 giugno, 2021
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UOMO LA BESTIA E LA VIRTU (L') - regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

L'uomo la bestia e la virtù L'uomo la bestia e la virtù Regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

di Luigi Pirandello, regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
con Enzo Vetrano, Ester Cucinotti, Giovanni Morchella, Stefano Randisi, Antonio Lo Presti Margherita Smedile, Giuliano Brunazzi, Luca Fiorino
luci di Maurizio Viani, scenografia di Marc'Antonio Brandolini, costumi di Ursula Patzak
produzione Diablogues e Teatro degli Incamminati
visto al Ponchielli di Cremona, 20 febbraio 2012

www.Sipario.it, 26 febbraio 2012

Eccoli lì, dietro le ante di quell'armadio casa, marionette in mano alla civiltà del comme il faut che rima con ipocrisia. Eccoli lì, 'scheletri dentro l'armadio', i protagonisti de L'uomo, la bestia e la virtù, testo riletto con potenza e serrata lucidità argomentativa da Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Dopo sei anni dal debutto la messinscena della pièce offerta da Diablogues regge, non conosce fiacchezza, è esemplare nel suo essere tesa e dolente, capace di un crescendo grottesco che ha momenti di straziante disperazione, incarnata dal trasparente signor Paolino (Enzo Vetrano) che agisce in modo che la virtuosa Perella (Ester Cucinotti), incinta di lui, torni fra le braccia del Capitano (Giovanni Moschella) che da anni non la tocca più e che la tradisce con un'altra donna in quel di Napoli. Questa la vicenda che — come sempre in Pirandello — è pretesto per capovolgere i luoghi comuni, per mostrare con crudeltà e gioco per il paradosso quanto la morale sia convenzione. E allora forse la virtù sta più nel belluino capitano — proprio perché bestiale e quindi puro istinto incolpevole — che nel professore che per difendere le apparenze e nascondere la sua relazione è disposto a sacrificare il suo amore e a spingere la sua donna fra le braccia del marito; lui è forse la vera bestia. Tutto ciò viene agito in scena con un'intensità drammatica che deve il suo procedere dialettico alla capacità di Vetrano e Randisi, quest'ultimo nei panni di Nonò figlio del capitano, di sciogliere i nodi drammatici, di evidenziare i passaggi di un testo che procede per assurdo, che fa del grottesco la lama con cui infierire sulla nostra dappocaggine. E così è commovente l'insistenza con cui Paolino chiede alla signora Perrella di agghindarsi per sedurre il capitano, è straziante quel trucco clownesco che trasforma la virtuosa in una di quelle... E ancora è penoso l'affannarsi del professore nell'insegnare ai suoi allievi un sapere che collima con la tortura, ed è ridicolo quel piegare il suo essere docente alla necessità di blandire il capitano, attraverso gli elogi al figlio Nonò, ottenendo l'effetto contrario. L'uomo, la bestia e la virtù racconta di un essere pusillanimi che lascia l'amaro in bocca e che le luci di Maurzio Viani, recentemente scomparso, a cui Vetrano e Randisi hanno dedicato lo spettacolo durante la replica cremonese, sottolineano con cromatica incisività, costruendo un teatrino colorato e teso che fa mancare il respiro. Alla fine è meritato lo scrosciare degli applausi che premiano insieme agli attori già citati anche Antonio Lo Presti, Margherita Smedile, Giuliano Brunazzi, Luca Fiorino e confermano la forza e passione con cui Vetrano e Randisi procedono nel loro percorso di lettura e interpretazione pirandelliana senza mai fiaccarsi, senza mai perdere l'intensità di chi chiede al teatro di elaborare un pensiero e condividerlo col pubblico.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 09:55

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