martedì, 01 dicembre, 2020
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INTERVISTA a LAURENT HILAIRE - di Michele Olivieri

Laurent Hilaire. Foto Batyr Annadurdyev Laurent Hilaire. Foto Batyr Annadurdyev

Laurent Hilaire nato a Parigi nel 1962, si iscrive giovanissimo alla Scuola di danza dell’Opéra (1975), ed a soli diciassette anni entra a far parte del Corpo di ballo. Nel 1983 Rudolf Nureyev, allora direttore, gli affida il ruolo di Franz in “Coppelia” e quello del Principe nel “Lago dei cigni”, a cui seguono, nel 1985, le parti in “Giselle”, “Romeo e Giulietta”, “Casse-Noisette” (di Nureyev), “Napoli” (di Bournonville), “Continuo” e “Dark Elegias” (di Antony Tudor). Nello stesso anno ottiene il premio “Cercle Carpeaux” per giovani danzatori ed al termine del “Lago dei cigni”, in cui interpreta il Principe, è nominato Étoile. Da allora ha danzato le creazioni dei maggiori coreografi del Novecento, alternando la danza classica a quella moderna: “Les Présages” di Leonide Massine, “Le Spectre de la rose” di Michel Fokine, “Un jour ou deux” di Merce Cunningham, “Lilac garden” di Antony Tudor, “Before nightfall” di Nils Christie, “Symphony in 3 movements” di George Balanchine, “In the middle, somewhat elevated” e “Woundwork I” di William Forsythe, “Four last lieder” di Rudi Van Dantzig, “Tantz Schul” di Jirí Kylián, “In the night” di Jerome Robbins, “Carmen” di Roland Petit, “La bayadére” nella versione di Rudolf Nureyev, “Le parc” e “Casanova” di Angelin Preljocaj, “IX Symphony” di Maurice Béjart, “Fantasia semplice” di Dominique Bagouet, “Le rire de la lyre” di José Montalvo. Il grande coreografo Maurice Béjart ha creato per Laurent Hilaire e la danzatrice Sylvie Guillem (con cui spesso si è esibito) “Episodes” nel 1992. Il repertorio di Laurent Hilaire è particolarmente vasto e si allarga a comprendere, al fianco di coreografie più contemporanee, i grandi classici del balletto quali “Don Chisciotte”, “Giselle” e “Il lago dei cigni”. Hilaire è stato étoile della compagnia per ventidue anni, prima del suo ritiro dalle scene avvenuto nel febbraio del 2007. Nel 2004 ha vinto il “Prix Benois de la Danse”. Nel 2005 è diventato maître de ballet della compagnia, una posizione che mantenne fino al 2014, mentre dal 2011 è stato direttore artistico associato della compagnia. Dopo la sua performance di addio alle scene Hilaire è stato nominato “Comandante dell’Ordre des Arts et des Lettres” (il grado più alto dell’Ordine francese). Tra le altre nomine ricevute “Chevalier della Légion d’honneur” (2004) e il Premio alla Carriera al “Benois de la Danse” (2007). Attualmente è Direttore artistico dello “Stanislavskij e Nemirovich-Danchenko” a Mosca.

Gentile Maestro, la sua carriera è talmente lunga, ricca ed affascinante che è quasi difficile elencare tutti gli eventi, le esibizioni e le collaborazioni. Da bambino si sarebbe mai aspettato un futuro così ricco di soddisfazioni artistiche?
Come immaginare un universo che non conoscevo. Non avevo mai messo piede in un teatro, né assistito ad uno spettacolo in vita mia. Come immaginare tutti questi incontri con partner, coreografi, ballerini e artisti famosi. No io non lo immaginavo, nemmeno per un solo secondo!

Ma la danza è sempre stato il suo sogno o da ragazzino ambiva a qualche altra professione?
Volevo diventare ginnasta da piccolo, ma la fortuna e l’incontro con un insegnante di danza hanno deciso diversamente. Ho avuto la fortuna di essere indirizzato alla Scuola di danza dell’Opéra di Parigi, e ho capito quando ho messo piede per la prima volta in scena, che quello era il posto dove volevo stare, un sogno stava prendendo forma davanti ai miei occhi, e poteva essere accessibile...

Quali sono stati i momenti più importanti nella sua formazione e a quali Maestri è più grato?
Tutto contava per me, dal mio primo docente al Conservatorio, a tutti gli insegnanti della Scuola di danza dell’Opéra. Ma quando sono entrato nel Corpo di ballo, Alexandre Kalioujny è stato decisivo per il lavoro e il mio modo di pensare alla professione. È stato un grande Maestro!!

Giovanissimo si è iscritto alla Scuola dell’Opéra di Parigi. Che tempi erano per la danza e qual è stato il suo impatto entrando in una delle più celebri scuole di danza al mondo?
Non ho mai sofferto di prese in giro per aver scelto lo studio della danza, tanto più che alla Scuola dell’Opéra si è completamente curati, in un ambiente totalmente protetto. A dieci anni non ci si accorge di tutto, ma sicuramente si comprende di dover dare sempre il meglio per sopravvivere, è stata una forma di maturità precoce, quella che ti costruisce per affrontare un domani la scena e il palcoscenico!

Un suo ricordo particolare per Rudolf Nureyev?
Ho molti ricordi speciali che mi legano a Rudolf, perché tutto era “speciale” con lui... Ricordo quando ballava al Théâtre des Champs-Élysées, e grazie ad un amico ho potuto andare a salutarlo durante l’intervallo dello spettacolo. Mentre si truccava in camerino per l’atto successivo, con soli quindici minuti per rientrare in scena, mi ha insegnato il pas de deux del cigno nero!

Come ricorda la sua nomina ad étoile, passando da coryphée a sujet?
Rudolf aveva una regola, se sei un sujet, devi fare il tuo lavoro da sujet, e se sei abbastanza fortunato da ballare un ruolo da étoile, è un lavoro extra. Questo periodo è stato probabilmente quello più intenso della mia vita artistica, anche in termini d’orario lavorativo quotidiano, però mi è servito a rafforzare la resistenza fisica per tutto il resto della mia carriera.

A soli diciassette anni entra a far parte del Corpo di ballo dell’Opéra dando un impulso alla sua carriera internazionale. A quali produzioni di quei tempi è più legato e a quali coreografi?
Non ho un balletto preferito, perché ho avuto la possibilità di ballare capolavori molto diversi. Sono passato dalla “Giselle”, ai balletti di Nureyev, dalle coreografie di Kylian a quelle di Robbins, Balanchine, alla “Carmen” di Roland Petit, al fare una creazione con Forsythe, senza dimenticare “Le Parc” di Preljocaj... difficile confrontare tutti questi momenti di felicità artistica.

Mi racconta il suo incontro con Maurice Béjart?
Maurice voleva fare una creazione per Sylvie Guillem con me, ma purtroppo arrivammo a Losanna con tre ore di ritardo, lui era ancora lì ad aspettarci. Eravamo profondamente desolati per l’accaduto, e Maurice ci disse che non aveva più tempo. Nonostante ciò, siamo andati in studio e alla fine Maurice ha creato all’istante i primi quindici minuti di “Episodes”.


A suo avviso come si riconosce un buon Maestro di danza? Quali sono le qualità che non possono prescindere da questa figura fondamentale nella crescita dei giovani allievi?
Un buon pedagogo è colui che ti offre soluzioni quando hai un problema tecnico o artistico, possibilmente colui che percepisce davanti all’artista il campo delle sue reali possibilità...

Maestro Lei ha avuto il piacere e l’onore di danzare al fianco di alcuni tra i più bei nomi del gotha internazionale della danza. Artisticamente parlando quali sono state le partner con le quali ha trovato maggiore empatia scenica?
Lascio alla memoria e all’emozione del pubblico il diritto di scegliere!

Come si preparava in sala danza ad interiorizzare espressivamente i ruoli?
Un ruolo si prepara prendendo conoscenza di tutto ciò che può aver ispirato il coreografo, un libro, una poesia, un poema, la sua storia personale. Bisogna porsi sempre la domanda del “perché”. Niente è mai banale in una coreografia, l’artista deve comprendere tutto ciò per incarnare al meglio il ruolo che gli è stato assegnato.

Quali esperienze ha avuto con il Teatro alla Scala di Milano? È stato emozionante ballare sul nostro palcoscenico?
Ho avuto modo di ballare spesso alla Scala, e l’accoglienza è sempre stata molto calorosa. Mi sono trovato bene con la Compagnia. Conservo un magnifico ricordo di emozioni sul palcoscenico scaligero, nelle sue sale danza e nel dietro le quinte... grande convivialità e complicità!

Tra i tanti riconoscimenti che ha ricevuto alla sua splendida “arte” due tra i più prestigiosi sono state le nomine, dal Ministero della Cultura, a “Chevalier des arts et lettres” di Francia e “Comandante dell’Ordre des Arts et des Lettres”. Onorificenze di altissimo valore, cosa hanno significato per lei e per tutto il duro lavoro di una memorabile e lunga carriera?
Le decorazioni sono infatti un riconoscimento ufficiale al tuo percorso, ma anche un momento di condivisione e l’occasione per esprimere a parole la propria gratitudine per chi ti ha accompagnato.

È difficile per un danzatore accademico accostarsi alla danza contemporanea? Come ci si può alternare al meglio tra la danza moderna a quella classica?
Oggi è fondamentale che un artista si nutra di tutto ciò che ha a disposizione, più impara, meglio conosce sé stesso... e meglio balla!

Lei è stato ed è tuttora direttore di compagnia e maître de ballet, quali sono le difficoltà nel ricoprire queste cariche?
Ho la fortuna di avere intorno una squadra eccellente, che mi dà il tempo di dedicarmi principalmente all’arte. Innanzitutto in questo ruolo con la propria équipe necessita stare attenti a tutelare la fragilità del singolo artista di fronte agli imperativi del suo teatro.

Secondo lei, oggigiorno, nel mondo maschile della danza esistono ancora pregiudizi, soprattutto a livello della disciplina classica?
Essere ballerino oggi è un dato di fatto, non si discute più su questo argomento, è ovvio che grandi personalità come Nureyev o Baryshnikov hanno contribuito a rendere popolare il ruolo della danza maschile nella società.

Attualmente è Direttore artistico dello “Stanislavskij e Nemirovich-Danchenko”. Qual è il biglietto da visita di questa celebre istituzione?
Penso che la capacità di danzare l’intero repertorio classico e buona parte del repertorio contemporaneo sia un qualcosa che fa parte della sua attuale identità.

Qual è la sostanziale differenza tra la danza russa e quella francese?
Direi che la scuola russa a volte può essere più intuitiva, quella francese più analitica, ma possono imparare l’una dall’altra, questo è il principio di ogni scuola, giusto?

Della tecnica italiana cosa ne pensa?
Se mi riferisco a quello che mi hanno insegnato i miei diversi insegnanti, una delle caratteristiche della scuola italiana è il brio. Ricordo che abbiamo lavorato sui jetés all’italiana tutti i giorni nell’ultimo anno di formazione alla Scuola di ballo dell’Opéra... ed è lo studio che proseguo oggi con i ballerini dello Stanislavsky!

Come ha vissuto il trasferimento da Parigi a Mosca, due città storiche e ricche di arte, ma con uno stile di vita completamente differente?
Mosca è una città molto civilizzata e piacevole in cui vivere, ricca di storia, di arte, preziosa nel suo patrimonio e nella sua cultura. E la danza occupa un posto particolarmente importante nel cuore dei russi.

Maestro, possiede ancora un “sogno nel cassetto” da realizzare a cui tiene in particolare?
Ho il desiderio di avere sempre desideri...

Per concludere, possiamo affermare che la danza e il balletto le hanno regalato l’aspetto più grande della sua vita?
Senza alcun dubbio!

Michele Olivieri

Ultima modifica il Sabato, 31 Ottobre 2020 11:26

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