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INSEL - coreografia Panzetti/Ticconi

"Insel", coreografia Panzetti/Ticconi. Foto SPEZZA SVAGELJ "Insel", coreografia Panzetti/Ticconi. Foto SPEZZA SVAGELJ

coreografia, ideazione visiva, voci Panzetti/Ticconi
con Sissj Bassani, Efthimius Moschopoulos, Aleksandra Petrushevska, Julia Plawgo
composizione musicale Demetrio Castellucci 
musica e voce Gavino Murgia
disegno luci Annegret Schalke
costumi Werkstattkollektiv
copricapi, oggetto di scena, grafica Ginevra Panzetti 
testi tratti da The tempest by W. Shakespeare, The book of disquiet by F. Pessoa, Notes from underground by F. Dostoevsky
approfondimento teorico psicanalitico Daniela Frau
direzione tecnica in tour Michele Piazzi, Annegret Schalke
manager, distribuzione Aurélie Martin 
logistica Eleonora Cavallo (VAN – Panzetti/Ticconi GbR)
produzione Panzetti/Ticconi GbR (DE), Associazione Culturale VAN (IT)
coproduzione Tanz im August / HAU Hebbel am Ufer (DE) // progetto di rete JUMP (formata da Oriente Occidente, Festival MILANoLTRE, I Teatri di Reggio Emilia, Lavanderia a Vapore/Piemonte dal Vivo, Marche Teatro/Inteatro Festival, Orbita, Scenario Pubblico / Centro di Rilevante Interesse Nazionale, Teatro Comunale di Vicenza, Teatro Stabile dell'Umbria) (IT) // Torinodanza Festival / Teatro Stabile Torino - Teatro Nazionale (IT) // Julidans Amsterdam (NL) // Pact Zollverein (DE) // Le Manège, scène-nationale - Reims (FR) // Le Pacifique – CDCN Grenoble Auvergne Rhône-Alpes (FR) // rete Les Petites Scènes Ouvertes con il supporto di Caisse des dépôts (FR) // Centre Chorégraphique National de Nantes attraverso il suo dispositivo Accueil Studio (FR) // CCNR / YUVAL PICK attraverso il suo dispositivo Accueil Studio (FR) // Fuori Margine Centro di Produzione di Danza e Arti Performative della Sardegna (IT)
Festival Danza in rete 2024
Vicenza, teatro Astra, 8 marzo 2024  - Prima regionale

www.Sipario.it, 9 marzo 2024

Nell’affacciarsi di una tempesta nuova, sconquassante dell’anima, dei sentimenti, i protagonisti di Insel, spettacolo del duo Panzetti/Ticconi visto a Vicenza, per Danza in Rete, si apprestano ad attraversare come unici sopravissuti un mondo che li respinge. O meglio, uno stato personale annientante da combattere, abbattere. La prima storming li ha già travolti all’insegna del tutto è perduto, e tale si manifesta. Le lamentele nei passi di danza, esasperati si palesano assieme a parafrasi verbali poetiche e universali, lavoro di ricerca anche di scrittura, alla ricerca stessa del salvarsi, pure da se stessi. Due-uno, sono le persone in scena, in uno stallo esistenziale frammentato, che spezza a poco a poco anche i dialoghi. Pazzia travolgente, altra storming. E altri due-uno esseri catapultati sulla scena. Unici esseri sull’isola, doppioni di loro stessi, versioni negative e disperate del pensiero, tra chiaro e scuro, che sono sentenze umane e filosofiche nei loro dialoghi. Il crescente pessimismo che si interseca con l’esistenzialismo e una depressione all’ennesima potenza. E un inizio, un tentativo di risollevarsi, com’è giusto che sia. Quella terra che li accoglie diventa compagna ispida di sopravvivenza, catarsi. Le intersecazioni verbali s’ingrossano e diventano parti essenziali dello scorrere dei minuti, ma aumenta a dismisura la disperazione che paradossalmente e volta al positivo pensiero cita godimento, piacere. L’essere umano-ombra scuote l’anima, si interroga in un isolamento, da isola, insel, unico, strettissimo che sia forzato o voluto è evidentemente un puro distacco, un isolarsi lavorando la psiche, il vissuto e il momento. Il lavoro di Panzetti /Ticconi sprofonda nell’intimità dell’uomo, lo costringe a una resa dei conti difficile, dolorosissima, a uno stato confronto con se stesso sempre molto lamentevole, accompagnato, come effetto, dal canto sardo ispirato a Tenore di estrema bellezza, al quale Gavino Murgia dà un contributo di grande e spronata bellezza che richiama le tradizioni, anche qui naturalmente isolane. L’io e la propria ombra, dunque, confronto con patemi, naufragi del corpo e dell’anima ferita, che i danzatori, bravissimi, animano e gettano al pubblico con le loro forze e la loro spiritualità fisica , in una performance del tormento e ricerca di pace interiore. E’ il sofferto dell’uomo, certo, è lo stato di malessere in cui si cade, non riconosciuto nella sua durezza, ed è, in un certo momento dello spettacolo, la resa apparente, miscelata, catatonica. Gli autori, i coreografi Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi indagano in un’oretta come gli stati interiori possono coinvolgerci all’extrema ratio, far risalire antiche oppressioni e nuovi distinguo esistenziali, provare a sfuggire al destino disegnato, attraverso una coreografia coinvolgente e spietata. La calma apparente poi ritorna, non sorprende ma piuttosto decreta uno stato personale terminato, dove il tempo passa il testimone all’uomo, e viceversa. Una performance che non può fare a meno di interrogarci sia sul destino che sul proprio agire, rimescolando le carte.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Giovedì, 21 Marzo 2024 16:29

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