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PITIE'! - coreografia Bruno Beltrao

Pitié! Pitié! Coreografia Bruno Beltrao

di Alain Platel e Fabrizio Cassol e H3
di Bruno Beltrao
Vie scena contemporanea festival – Teatro Comunale e Teatro Storchi, Modena 2009

www.Sipario.it, 3 maggio 2009

Dopo vsprs del 2006, ovvero una libera rilettura contemporanea del Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi, Pitié! ha portato il coreografo Alain Platel e il compositore Fabrizio Cassol a confrontarsi con la Passione secondo Matteo di Bach. Ancora una volta ciò che si presenta davanti allo spettatore è un sovrabbondante, complesso, a tratti ridondante e spiazzante testo fatto di intrecci linguistici di una partitura musicale che parte dal testo bachiano per allontanarsene, poi riprenderlo, riscriverlo, mutarlo fino a farne una cosa a se stante. In questo senso ciò che accade in Pitié! è la frequentazione della ‘compassione’, ovvero della possibilità e necessità di condividere la passione di quel Cristo nero e umanissimo che si trasfigura per dolore e gratuità d’amore nella figura della Madre. L’elemento mancante nella Passione di Bach, ovvero il dolore di Maria in Pitié! trova una sua scandalosa e ripetuta urgenza di essere. I danzatori della compagnia Les Ballets C. de la B. sono affiancati dal trio Aka Moon e dal soprano Laura Claycomb, dal mezzosoprano Cristina Zavalloni e dal controtenore Serge Thuriot. Danza e musica dal vivo, variazioni sul tema della Passione bachiana e una coreografia che fa del contemporaneo una cifra non solo estetica, ma anche di pensiero fanno di Pitié! una messinscena opulenta, a tratti di forte impatto emotivo e commovente ma anche capace di momenti di stanca e di noia assoluta. Come accadde con vsprs, anche in Pitié! si avverte un accumulo di segni che a tratti sembra essere fine a se stesso, ma in questo caso c’è una maggiore intensità iconografica e non solo perché la pietà del titolo si trasfigura in altrettante pietà laiche che sono facilmente individuabili dall’occhio un po’ stranito dello spettatore. L’azione scenica procede a tratti faticosamente a tratti ha guizzi di energia che lasciano a bocca aperta, il segno  coreografico è come sempre in Alain Platel spigoloso, ostico, più impegnato a respingere lo spettatore che accoglierlo. Si ha come l’impressione di assistere ad una seria infinita di improvvisazioni, il testo coreografico è franto, così come il testo scenico si articola su più punti, in più spazi. Tutto ciò obbliga lo spettatore ad andare in cerca di un proprio racconto, lo obbliga a comporre i tasselli di un dramma che conosce, la Passione di Cristo, ma che in Pitié! assume la prospettiva di un discorso sul dolore e la pietà umana. L’effetto di Pitié! è desituante, ma alla fine si esce dal teatro inquieti, ricchi di immagini ed emozioni – noia compresa – che devono germogliare. È con un divertito senso di leggerezza che si esce invece da H3 del coreografo brasiliano Bruno Beltrao e del suo Grupo de rua de Niteroi. La scena è vuota, la musica poco più che un accompagnamento, il contesto è quello della strada in cui l'azione estetica del danzare si declina con la breack dance e l'hip hop. Si assiste ad una serie di sfide e di esibizioni che fra ironia e voglia di eccellere intessono un testo coreografico fatto di ritmo, di assoli, di gare, del piacere di ballare in tondo, della voglia di far uscire dal gruppo il protagonista, il migliore… Bruno Beltrao e i suoi danzatori rendono astratta una pratica coreografica che è informale e naturale negli spazi urbani perché di per sé significante e sulla scena ha l’opportunità di riflettere su di sé e sui propri connotati linguistici. L’equilibrio, la caduta, il ritmo vengono così astratti, resi puro segno per il divertimento estetico dell’occhio dello spettatore. H3 incontra il gusto del pubblico appaga l’occhio, diverte per la drammaturgia minima che lo sostiene e incuriosisce per il nitore di un gesto coreografico che esalta le caratteristiche della street dance.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:57
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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